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6/12/2007

La Collezione Pigozzi, l’Africa oltre il folklore

Al Lingotto di Torino viene esposta per la prima volta in Italia una parte della più importante raccolta al mondo di arte contemporanea africana

Avviata nel 1989 grazie all’incontro dell’imprenditore e collezionista Jean Pigozzi con André Magnin, co-curatore della mostra “Les Magiciens de la Terre” allora in corso al Centre Pompidou di Parigi, la Collezione Pigozzi o Contemporary African Art Collection, della quale Magnin è direttore artistico, è la più importante raccolta al mondo di arte africana contemporanea. In continua evoluzione, si arricchisce di anno in anno con opere di artisti di varie generazioni dell’Africa sub-sahariana. Una delle sue caratteristiche, infatti, è il rapporto diretto con gli artisti, che sostiene contribuendo a un loro riconoscimento nel panorama artistico internazionale, confermato quest’anno dall’assegnazione del Leone d’Oro alla carriera alla 52ª Esposizione Internazionale d’Arte, La Biennale di Venezia, al fotografo settantaduenne Malick Sidibé, definito dal direttore, Robert Storr, « il più degno (...) di essere il primo artista africano a ricevere questa onorificenza» .

La passione per l’arte africana di Jean Pigozzi è raccontata nell’esposizione “Why Africa?” , allestita a Torino nella Pinacoteca Agnelli,attraverso un centinaio di opere selezionate in collezione, tra le quali alcune esposte in questa occasione per la prima volta; in mostra disegni, dipinti, sculture, fotografie, installazioni e alcuni lavori site specific, come quello che l’artista sudafricana Esther Mahlangu realizzerà ispirandosi alla nuova Fiat 500.

I lavori dei 16 artisti (tra cui Frédéric Bruly Bouabré, Bodys Isek Kingelez, Chéri Samba, Malick Sidibé, Makonde Lilanga e Keita Seydou, gli ultimi due, precursori dell’arte contemporanea africana, recentemente scomparsi) testimoniano la ricchezza della creazione artistica contemporanea africana, che supera lo stereotipo di arte folkloristica e decorativa dell’epoca post-coloniale per entrare in relazione con l’arte occidentale e sviluppare così una propria autonomia di linguaggio.

La gran parte delle loro opere, d’arte figurativa, ispirate a temi di attualità, sono espressioni al tempo stesso di una realtà locale e mondiale. Il tema più ricorrente nelle opere esposte è il profondo legame con il territorio al quale gli artisti si rivolgono proponendo la loro personale esperienza della realtà; si tratta dunque di un’arte “inclusiva”, radicata nella storia presente e passata, contraria a ogni forma di divisione razziale. Un’arte che viene dal popolo, si rivolge al popolo e torna al popolo, come sostiene André Magnin.

Il progetto di allestimento è a cura di Ettore Sottsass e Marco Palmieri. Durante la mostra si tengono una serie di eventi collaterali e una rassegna cinematografica dedicati all’Africa.

Gli artisti di cui sono esposte le opere sonoPierre Bodo (Repubblica Democratica del Congo), Frederic Bruly Bouabré (Costa d’Avorio), Seni Awa Camara (Senegal), Chéri Chérin (Repubblica Democratica del Congo), Calixte Dakpogan (Benin), Chéri Samba (Repubblica Democratica del Congo), Romuald Hazoumé (Benin), Seydou Keita (Mali), Bodys Isek Kingelez (Repubblica Democratica del Congo), George Lilanga (Tanzania), Esther Mahlangu (Sudafrica), Titos Mabota (Mozambico), Abu Bockari Mansaray (Sierra Leone), Richard Onyango (Kenya), Malick Sidibé (Mali), Pathy Tshindele (Repubblica Democratica del Congo).

Bodo, Défilé de modes 2006, copyright Bodo. Courtesy-C.A.A.C. - The Pigozzi Collection, Ginevra (foto Maurice Aeschimann)
Bodo, Défilé de modes 2006, copyright Bodo. Courtesy-C.A.A.C. - The Pigozzi Collection, Ginevra (foto Maurice Aeschimann)

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