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11/12/2007

Medardo Rosso, l’ingegno nascosto

La mostra alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia fa emergere nelle sculture di un grande dell’Ottocento impensate consonanze e aperture alla riflessione per il mondo contemporaneo dell’arte

Medardo Rosso è una figura nota, ampiamente studiata e attualmente consolidata nel panorama europeo della scultura di fine Ottocento come precursore della modernità. Tuttavia, per la parte più significativa della sua produzione, è ancora sconosciuto. Il vaglio sistematico e capillare dei documenti, carte e lettere dell’archivio promosso alcuni anni or sono da Danila Marsure Rosso, condotto da Paola Mola e Fabio Vittucci, completato da ricerche in Italia e all’estero, apre ora orizzonti inattesi e del tutto contraddittori rispetto all’immagine tramandata dello scultore scapigliato-impressionista.

Rosso per natura è stato un ingegno nascosto: ha abilmente occultato tutto il suo lavoro sulla fotografia, ha esposto a più di quindici anni di distanza le opere che gli erano più care come Madame X o Yvette Guilbert, e alla fine della sua vita, ha distrutto, come Marcel Duchamp, tutte le lettere ricevute dai suoi corrispondenti. Fin dall’inizio della sua carriera ha abilmente diretto le linee delle sua biografia, contribuendo alla definizione di una visione univoca della sua arte assunta senza discussione dalla storiografia, così che l’intera parte novecentesca della sua vitalità creativa è rimasta finora senza voce.

“Rosso. La forma instabile”, in programma alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia, propone sculture, cere, gessi e bronzi, fotografie e documenti inediti, con l’obiettivo di restituire lo scultore alla complessità della sua storia e di rendere partecipe del panorama emerso non solo il grande pubblico, e quello degli studiosi, ma anche il mondo contemporaneo dell’arte, che può trovare nella prassi artistica di Rosso impensate consonanze e aperture alla riflessione. Curata da Paola Mola e Fabio Vittucci, la mostra è realizzata in collaborazione con il Museo e l’Archivio Medardo Rosso di Barzio (Como) che custodiscono l’intera eredità di opere e l’archivio dello scultore, giunti eccezionalmente integri alla pronipote.

A distanza di un secolo, vista attraverso la ricerca degli artisti che ci separano da essa, l'opera di Medardo Rosso (1858-1928) si rivela espressione paradigmatica della modernità. Nella serialità, in quel procedere e trasformarsi del modello da un esemplare all'altro, in gesso, in bronzo, in cera, fino al passaggio sulla carta sensibilizzata; nell'irruzione del gesto, del caso, della materia informe; nei tagli, nei buchi, nelle macchie e bruciature, l'arte di Rosso sembra anticipare il lavoro di Brancusi, di Morandi, di Fontana, di Burri e di tanta ricerca contemporanea. L'esposizione ha il merito di sottrarre l'artista torinese ai luoghi comuni storiografici e interpretativi che ingabbiano la sua scultura nel rassicurante schema impressionista – e scapigliato – senza coglierne la natura radicalmente sperimentale.

Dal percorso espositivo, che allinea 22 sculture, un centinaio di foto e documenti, risulta evidente il progressivo allontanamento di Rosso dalla via del realismo e della somiglianza per attuare una sintesi espressiva delle forme che raggiunge un sorprendente livello di astrazione. Quella di Rosso è stata una plastica della relatività e della precarietà: lo scultore non sceglieva marmi e graniti, materiali imperituri, amava soprattutto la cera, esempio supremo della labilità e della natura effimera della forma.

In mostra sfilano esempi sublimi della visione medardiana: Enfant au sein, cera su gesso del 1889; la negritudo del Memnone, cera nera su gesso del 1906-1913; il frammento del Bambino al seno, in bronzo, del 1910-14; la Rieuse, cera su gesso del 1910, variante estrema e astratta del modello del 1890; la preferita di Medardo, Madame X, cera su gesso del 1896, che per linearità, semplificazione e astrazione anticipa Le nouveau né e La Muse endormie di Brancusi; e poi la serie delle versioni di Madame Noblet.

Sul piano specificamente storiografico molti dati inediti mettono da parte questioni dibattute, e non secondarie, nel panorama dell’arte del Novecento, come la datazione di Madame X; chiariscono vicende come quella di Impressione d’omnibus, che ebbe ben altro destino della distruzione durante il viaggio a Venezia nel 1887, o del grande gesso di Paris la Nuit.

Trova ampio spazio in mostra il lavoro sulla fotografia, che Rosso utilizzava nei modi più inconsueti. Attraverso la fotografia Medardo compie una serie di esperimenti sulla visione che poi trasferisce nella sua scultura. L'artista scattava moltissime fotografie delle sue cere, dei gessi e dei bronzi, studiando il punto di vista dello scatto. Poi lavorava molto in camera oscura e in sede di stampa interveniva ancora rielaborando i risultati usando strumenti e strategie espressive diverse. Oltre cento opere fotografiche provenienti dall’Archivio Rosso aggiungono un tassello alla questione, centrale nella contemporaneità, della relazione tra scultura e fotografia.

Le parole della curatrice Paola Mola svelano il senso di questa relazione annunciata fin dal titolo della mostra: «Ho pensato alla parola “forma” perché comprende scultura e fotografia e perchè non è necessariamente concreta, può essere anche quello che resta nell'occhio o nella memoria. “Instabile” anche per qualificare la scultura di Rosso in relazione a quella antica radicata nel terreno, quella che segna i luoghi: l'obelisco, l'altare; ma anche per distinguerla da quella ottocentesca o anche novecentesca sulle basi o piedestalli. Rosso è da camera, da “mobile”, mobile appunto, da teca trasparente e riflettente. Perciò la forma instabile».

L’esposizione chiarisce infine, e questo è il tema forse più importante, la qualità estetica della produzione rossiana, con la presentazione di opere senza dubbio autografe, la cui storia verrà ricostruita dagli inizi giovandosi degli studi e delle ricerche condotte per il catalogo dell’opera documentata promosso dall’Archivio Rosso e in fase avanzata di elaborazione.

Medardo Rosso, Madame X nello studio in Batignolles. Photo Rosso, 1900 ca. (ante 1904). © Archivio Medardo Rosso, Barzio
Medardo Rosso, Madame X nello studio in Batignolles. Photo Rosso, 1900 ca. (ante 1904). © Archivio Medardo Rosso, Barzio

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