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19/5/2008

Cesena e il Giro d’Italia, un secolo di cambiamenti in mostra

Alla Biblioteca Malatestiana un’esposizione fotografica documenta le trasformazioni della città, dello sport e della comunicazione

Cesena, Giro d'Italia. Tappa Bologna-Cesena. Bizzi vince in volata su Ricci e Corrieri, 1946 (Archivio Sirotti)
Cesena, Giro d'Italia. Tappa Bologna-Cesena. Bizzi vince in volata su Ricci e Corrieri, 1946 (Archivio Sirotti)

Vedute urbane e immagini sportive; il passaggio della corsa ciclistica nella città e le emozioni della gente, immortalata in piazza in attesa dell’evento; le fluide traversate nelle strade e la fatica degli atleti: il Giro d’Italia racconta Cesena, i suoi beni artistico-architettonici e la sua gente, in una mostra fotografica allestita nella Biblioteca Malatestiana: il percorso espositivo è costituito da due filoni: lo storico-locale, costituito dalle immagini provenienti dagli archivi di fotografi cesenati, come Francesco Dellamore e Remo Bacchi, e quello contemporaneo, formato dagli scatti di Emanuele Sironi. Con l’avvento del colore la fotografia focalizza l’attenzione sulle singole emozioni umane, sia dello spettatore che del ciclista, catturando negli scatti i volti in preda allo stupore, alla gioia e alla sofferenza della fatica.


Nella moltitudine delle immagini emergono campioni locali, come Mario Vicini, e gregari e, soprattutto, emerge la città, che con le sue bellezze architettoniche fa da cornice alla gara e diventa punto di incontro tra l’evento, l’ambiente e gli uomini.

Le bellezze di Cesena sono esaltate da scatti in bianco e nero in cui i fotografi hanno privilegiato inquadrature con punti di vista alti; in questo modo le immagini raccontano l’insieme: le strade, i ciclisti, gli spettatori, le emozioni di attesa, di entusiasmo e curiosità. Il percorso prosegue con le fotografie degli anni Cinquanta, periodo nel quale la visione mediatica cambia: non più ampie vedute riprese dall’alto, ma i ritratti della fatica, l’amarezza della sconfitta o la gioia della vittoria nei volti dei ciclisti. Inoltre, uomini, donne e bambini in preda ai gesti più tumultuosi per l’entusiasmo del passaggio, come in un’immagine degli anni Trenta in cui è immortalato l’arrivo del Giro a Forlì, nell’esultanza della folla e dei reporter, che riprendono i ciclisti dal basso, appena varcato il traguardo.


Con l’avvento del colore – le fotografie degli anni Sessanta e Settanta – si assiste a un processo di cristallizzazione dell’immagine. Le inquadrature appaiono sempre più simili: il gruppo immortalato dal basso verso l’alto, il campione con le braccia alzate e grandi scenari in cui l’atleta diventa una figurina che lascia spazio alla visione del nuovo boom edilizio. Un processo di omologazione rende volti e situazioni molto simili e statiche; si instaura un nuovo approccio con lo sport; la tecnologia rende perfettamente il senso della velocità, ma contemporaneamente asseconda un utilizzo rapido e passeggero degli eventi sportivi.

Le immagini esposte permettono di ripercorrere la storia e la cultura degli ultimi decenni del ventesimo secolo: dallo scambio della borraccia del duo Coppi-Bartali, durante il Tour del 1952, emblema di una rivalità sportiva cavalleresca e ricca di valori morali, all’inquietudine di Marco Pantani, col suo volto severo anche nel momento del trionfo, manifesto della fragilità della società contemporanea.




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