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31/7/2008

Il mito di Fedra nell’area archeologica La Cuma di Monte Rinaldo

La giovane regista Valentina Rosati rilegge il mito greco sottolineandone la mostruosità. Lo spettacolo conclude la rassegna marchigiana di teatro classico “Tau”

Nell’area archeologica La Cuma di Monte Rinaldo, in provincia di Ascoli Piceno, debutta lo spettacolo I mostri di Fedra, ideato dalla regista ventenne anconetana Valentina Rosati. L’evento, che vede in scena la Compagnia nel Labirinto, formata da sei allievi attori iscritti all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico, conclude la decima edizione del Tau/Teatri Antichi Uniti, rassegna di teatro classico antico promossa da Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Assessorato ai Beni e alle Attività Culturali della Regione Marche, Associazione marchigiana attività teatrali (Amat), Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche, province di Ascoli Piceno e  Macerata, comuni di Falerone, Urbisaglia, Monte Rinaldo e Cupra Marittima.


La regista ha affrontato il mito di Fedra, sempre attuale e rivisitato da diversi autori, traendo spunto dalle opere di Seneca, Racine e Sarah Kane, tre autori che forse più di altri ne hanno colto l’atrocità. Rosati mette in scena l’elemento della mostruosità, considerato il vero motore della tragedia. Il mito è suddiviso in tre atti che lo approfondiscono in tre modi differenti. Della Fedra di Seneca deriva un personaggio posseduto dal sangue, che subisce il “mostro amore”, circondata da impotenti serve che invano cercano di domarla e tranquillizzarla. Da L’Amore di Fedra di Kane fuoriesce un Ippolito depresso e depravato, presentato dalla sorella Strofe che inutilmente tenta, così come le serve, di aprire gli occhi alla madre e di prendere coscienza del contatto sessuale avuto con il figlio. Prima del suicidio Fedra, tramite un biglietto, accusa il figlio di stupro. La tragedia si conclude con Strofe che tenta di scoprire la verità celata da Ippolito che ingiustamente colpevolizza se stesso. Infine nella Fedra e Ippolito di Racine Ippolito si presenta al pubblico come confessore e unico testimone del misfatto, mostrando il padre Teseo nelle sue due facce, di padre iracondo e di uomo che subisce il racconto dell’incesto-tradimento della moglie Fedra.


A interpretare le tre tragedie i giovanissimi attori della Compagnia nel Labirinto: Fedra è interpretata da Valeria Almerighi, mentre Silvia D’Amico e Naike Anna Silippo sono le due serve; il ruolo di Strofe è affidato a Barbara Ronchi, mentre Ippolito è Gabriele Portoghese. Infine Luca Marinelli, finalista nel 2007 al concorso nazionale “Nuove sensibilità”, con lo studio L’Amore di Ippolito e vincitore, nel 2008, del Premio Nazionale delle Arti con lo studio L’Amore di Fedra, veste i panni di Teseo.
Lo spettacolo I mostri di Fedra
Lo spettacolo I mostri di Fedra

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