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12/1/2009

Fortunato Depero, viaggio nel Futurismo

Al Museo Correr di Venezia viene esposta per la prima volta la collezione completa di Giuseppe Fedrizzi: tarsie in legno, oggetti d’arredo, dipinti e i famosi arazzi realizzati dall’artista tra il 1914 e il 1956

Fortunato Depero, Corsa ad angolo retto, 1927, F. Depero by Siae 2008
Fortunato Depero, Corsa ad angolo retto, 1927, F. Depero by Siae 2008

Novantacinque opere realizzate in quarant’anni di attività (tra il 1914 e il 1956), un repertorio completo di uno dei più grandi interpreti del Futurismo, Fortunato Depero, sono in mostra al Museo Correr di Venezia. Oli, tempere, disegni a china e a carboncino, collage, bozzetti pubblicitari, tarsie in legno e in stoffe colorate, progetti di arredo presentano un percorso nell’o pera di Fortunato Depero, alternando celebri capolavori, come il Libro imbullonato (1927) e Nitrito in Velocità (1922) e opere inedite, che documentano per la prima volta l’attitudine mostrata dall’a rtista all’utilizzo dei mezzi tecnologici, confermando quindi la sua visione totalizzante dell’e spressione dell’arte, nel pieno rispetto dei dettami del Futurismo.

Nell’attesa della grande mostra per il centenario del Futurismo (che si terrà sempre al Correr nel giugno del 2009), i Musei Civici Veneziani hanno pensato di anticipare l’immersione in quel periodo storico e artistico, celebrando l’opera di Depero con una mostra che espone per la prima volta la collezione completa di Giuseppe Fedrizzi, una raccolta di 95 opere di Fortunato Depero, alcune delle quali sono già state esposte mentre altre non sono mai state mostrate, comunque mai viste prima d’o ra tutte insieme.

Fedrizzi, medico oculista, conosce e cura Depero e la moglie negli anni Cinquanta, in un momento particolare per l’artista, scandito dagli ultimi eventi della storia. Gli artisti futuristi pagano ora il prezzo di un’arte associata al movimento fascista e Depero non è da meno. Le sue opere vengono valutate in maniera irrisoria, gli viene negata la partecipazione alla Biennale del 1952. Depero, al limite del dissesto economico, vende la maggioranza delle sue opere al collezionista Mattioli ma molti dei suoi lavori vengono acquistati proprio da Fedrizzi, che sceglie in tempi difficili di testimoniare l’attività dell’artista nell’arco di un quarantennio.

«Fedrizzi coglie l’importanza dell’evoluzione del percorso dell’artista – si legge nelle note di presentazione alla mostra – che voleva “ricreare futuristicamente tutto l’universo”, facendolo uscire dalle gallerie d’a rte per entrare nella vita quotidiana, dalla pubblicità all’a rredo, dalla moda all’architettura, dall’e ditoria all’arte postale, senza gerarchie. Per questo le opere della collezione, che datano dal 1914 al 1956, e che comprendono oli e tempere, ma anche disegni finiti e preparatori a china e a carboncino, oltre a schizzi, collage, bozzetti pubblicitari, tarsie in legno e in stoffe colorate, progetti di arredo e litografie intelate, consentono di tracciare un ritratto a tutto tondo dell’artista, cogliendone talvolta aspetti poco noti e contribuendo ad abbattere alcuni luoghi comuni critici».

Nato a Fondo (Val di Non) nel 1892, Fortunato Depero si trasferisce con la famiglia a Rovereto. Qui frequenta la Scuola Reale Elisabettiana, entrando a contatto ben presto con l’ambiente mitteleuropeo, carico di stimoli e di fascino agli occhi del giovane Fortunato. Prova a entrare all’ Accademia di Belle Arti di Vienna ma non supera le prove di ammissione. Inizia a lavorare come scultore. Nel 1913 si trasferisce a Roma dove conosce Balla, Cangiullo, Marinetti e Sprovieri. Due anni dopo (marzo 1915) pubblica proprio con Giacomo Balla la Ricostruzione Futurista dell’Universo, vero e proprio manifesto del movimento avanguardista che applicava le sue regole anche alla vita, oltre che alla pittura e la scultura.

Nel 1916 comincia a collaborare con il mondo dei balletti e del teatro operistico, per cui realizza scenografie e costumi plastici, mai mostrate al pubblico perché eseguite per lavori mai andati in scena. In questo periodo incontra il ballerino Massine, il poeta Cocteau e molti artisti, fra cui Picasso, Larionov e la Gontcharova, conosce il poeta svizzero Gilbert Clavel e con lui soggiorna a Capri nel 1917, illustrandone il racconto Un istituto per suicidi. È qui che concepisce l’idea dei suoi famosi arazzi, mosaici in stoffe colorate. Nello stesso anno si dedica a diversi spettacoli teatrali e nel 1918, in collaborazione con Clavel, rappresenta a Roma i Balli Plastici, spettacolo di marionette musicato da Casella, Malipiero, Bartok, Tyrwhitt.

Un anno dopo apre a Rovereto la Casa d’arte Depero, dove si producono oggetti d’arte applicata, tarsie in panno, collage e dove l’artista realizza decorazioni e arredamenti d’interni (ora perduti) per il Cabaret del Diavolo, spettacolo allestito a Roma tra il 1920 e il 1921. L’a rtista si dedica anche alla moda, realizzando i famosi “panciotti futuristi”, indossati anche da Marinetti, Jannelli, Somenzi ed Azari, veri e propri gilet multicolore, rimasti famosi per la varietà degli accostamenti.

Intanto, prosegue la sua attività nell’ambito più propriamente artistico. Nel 1925 rappresenta l’ Italia all’Esposizione Internazionale di Parigi insieme a Prampolini e a Balla. Due anni dopo pubblica Depero futurista 1913-1927, un libro imbullonato, primo esempio di libro-oggetto futurista.

Nel settembre del 1928 è a New York, dove è molto attivo nei settori della scenografia teatrale e della pubblicità. Mentre è negli Stati Uniti il suo nome compare tra i sottoscrittori del manifesto L’aeropittura futurista. Nel 1930 torna in Italia, e tra il ‘31 e il ‘36 fonda e dirige la rivista «Dinamo», pubblica le Liriche radiofoniche e partecipa a diverse mostre nazionali e internazionali. Dalla seconda metà degli anni Trenta l’artista si defila, ritirandosi sempre più nel suo Trentino. La sua pittura indulge infatti su tematiche alpine, recuperando il folclore locale. Il suo ritiro prosegue fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale, periodo in cui si dedica alla raccolta di materiale per il suo museo. Finita la guerra, come altri futuristi deve fare i conti con la sua adesione al fascismo. Dal 1947 al 1948 è di nuovo a New York, che gli riserva una fredda accoglienza, ben diversa rispetto al clima di vent’anni prima: anche qui, infatti, l’arte futurista è considerata espressione del fascismo.

Nel 1951 partecipa alla IX Triennale di Milano con una sala personale, nel 1955 partecipa alla VII Quadriennale romana e, l’anno seguente, in collaborazione con il Comune di Rovereto, avvia la realizzazione della Galleria Permanente e del Museo Depero, primo museo futurista che oggi conta più di 3.000 opere fra dipinti e disegni, circa 7.500 manoscritti e una ricca biblioteca sul Futurismo. Il museo viene inaugurato nel 1959. Nello stesso anno partecipa alla mostra commemorativa per il cinquantenario del primo manifesto futurista.

Muore a Rovereto nel 1960.




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