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Evento

1/7/2009

Alberto Burri, fare pittura con la materia

A Castelbasso in mostra venti grandi opere materiche del maestro di Città di Castello in un percorso che illustra le fasi principali della sua ricerca e la coerenza che le lega

Alberto Burri, Cretto bianco
Alberto Burri, Cretto bianco

Venti opere di Alberto Burri sono esposte a Palazzo Clemente, a Castelbasso (Teramo), in una mostra dal titolo “Alberto Burri. Equilibrio, struttura, ritmo e luce”. Dopo la personale dedicata a Giorgio De Chirico, arriva il progetto dedicato all’artista umbro, con le opere più rappresentative della sua ricerca artistica: dai “Sacchi” alle “Combustioni”, legni e plastiche, dai “Cretti” fino ai “Cellotex”.



Non un’antologica generica ma un percorso che mostri al visitatore la coerenza «della tensione formale unitaria» che accomuna tutte le opere in mostra. Il modo di “fare pittura” di Burri, pur utilizzando materiali inusuali come metallo, muffe, plastiche, legno, caolino e cellotex, si è sempre attestato su una funzione analoga a quella pittorica, sia pure con altri mezzi. La mostra viene costruita dal curatore Francesco Poli come una lettura critica dell’opera omnia del maestro, considerato uno dei massimi esponenti dell’Informale internazionale che ha dominato la scena artistica negli anni Quaranta e Cinquanta del secolo scorso «ma la sua ricerca – spiega Poli – va  ben al di là dei limiti di questa etichetta troppo generica, essendo molto diversa sia da quella degli altri artisti europei come Fautrier, Dubuffet, Wols o Fontan, sia da quella degli americani, come Pollock, De Kooning, Kline e Rothko. Anche se l’artista ha partecipato in prima persona al dibattito artistico di quegli anni, rimane per molti versi un grande solitario (anche per il suo carattere scontroso), ed è anche un precursore per molti artisti di tendenze successive (come per esempio l’Arte Povera)».



Alberto Burri (1915-1995) è stato uno dei massimi rappresentanti dell’arte del XX secolo. Laureato in medicina, rinuncia ben presto alla carriera di medico per dedicarsi alla pittura.

Nel 1948 nascono i “catrami” (olio, catrame, sabbia, vinavil che lui applica su tela ), seguono poi altri esperimenti, le “muffe” e i “gobbi”.

Nel 1951 fonda con Giuseppe Capogrossi, Ettore Colla e Mario Ballocco il Gruppo Origine, che si propone il superamento dell’accademismo astratto e nasce come «liberazione dalle molteplici sovrastrutture e come identificazione con la realtà in noi stessi contenuta».

Dal 1950 Burri comincia a realizzare i suoi lavori più rivoluzionari, i famosi “Sacchi”, dove la materia povera diventa simbolo del dolore universale. Le opere suscitano grande scandalo (nel 1959 l’acquisto di Grande sacco da parte della Galleria Nazionale d’Arte Moderna  di Roma provoca un’i nterpellanza parlamentare) ma vengono esposte nelle personali in varie città europee e statunitensi. Inizia così la sua carriera internazionale.



Il suo stile si collega al movimento dell’arte informale. Databile agli anni Cinquanta e Sessanta, il movimento legato al clima post-bellico esprime la perdita di fiducia nella razionalità. L’azione è considerata l’unico mezzo d’e spressione: la forma, la prospettiva, i contorni e le figure geometriche sono abolite, l’opera diventa materia modificabile e trasformabile dall’artista.



Dopo il 1957 Burri presenta negli Stati Uniti altre opere storiche come i “Legni”, le “Combustioni”, i “Ferri”. Agli inizi degli anni Settanta passa alla composizione di opere monumentali dai “Cretti” (un miscuglio di ceramica cotta, caolino e massa resinosa) ai “Cellotex” (pannelli di cartone industriale pressato). S’interessa anche all’a ttività grafica: Poems di Minsa Craig (1970), Saffo di Emilio Villa (1973).

Per il teatro realizza numerose scenografie. Nel 1963 crea quella per Spirituals, spettacolo per Teatro alla Scala di Milano, e nel 1972 quella per November Steps all'Opera di Roma. Nel 1975 crea le scenografie per Tristano e Isotta, al Teatro Regio di Torino.



Alla fine degli anni Settanta comincia a eseguire “organismi ciclici”, a struttura polifonica. Il primo è Il viaggio, presentato a Città di Castello nel 1979 e passato poi a Monaco di Baviera. Nel 1980 Orti a Firenze, Sestante (1983) a Venezia, in cui torna a usare il colore, che però per Burri è materia, sostanza consistente, e Annottarsi, titolo che può ironicamente significare il contrario di aggiornarsi o riferirsi alla notte dell’esistenza, la “vecchiaia” (1985 e 1987).



Negli anni Ottanta Burri espone le sue opere a New York, Parigi, Nizza e Roma. Nel 1989 la Fondazione Palazzo Albizzini acquisisce e restaura gli ex Seccatoi del tabacco a Città di Castello. Si apre così un complesso museale interamente dedicato all’artista. Nel 1991 vengono organizzate due altre importanti retrospettive, a Palazzo Pepoli Campogrande a Bologna e al Castello di Rivoli.



Dal 18 luglio si può visitare anche la mostra “Qui è altrove”, a cura di Francesco Poli e Francesca Referza e realizzata in collaborazione con l’Associazione Amici per Castelbasso , con installazioni di opere in alcuni punti appositamente individuati del borgo di Castelbasso e opere di 21 artisti, italiani e stranieri, la cui ricerca spazia dall’installazione al video alla fotografia. Per questa mostra, che ha lo scopo di registrare e mettere a confronto alcuni aspetti delle più recenti ricerche contemporanee del panorama italiano, ma non solo, sono stati selezionati e invitati artisti già riconosciuti tra i più interessanti dell’attuale scena artistica, accanto ad altri più giovani, sia anagraficamente che come esperienza. Gli artisti presenti: Francesco Arena, Gianni Caravaggio, David Casini, Loris Cecchini, Michele D’Agostino, Silvia Giambrone, Daniel Glaser & Magdalena Kunz, Angela Glajcar, Loredana Longo, Armando Lulaj, Marzia Migliora, Jacopo Miliani, Andrea Nacciarriti, Paolo Piscitelli, Arcangelo Sassolino, Eugenio Tibaldi, Nikola Uzunovski, Nico Vascellari, Eltjon Valle, Jelena Vasiljev, Italo Zuffi.




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