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24/9/2009

Riapre a Napoli la Collezione Farnese, 300 sculture dall’antichità

Al Museo Archeologico Nazionale è visitabile per intero la leggendaria raccolta di statue, bassorilievi e iscrizioni: la più grande del mondo

Cominciata da Alessandro Farnese, futuro papa Paolo III (1543-1549), proseguita dai nipoti, il duca di Parma Ottavio Farnese e i cardinali Alessandro e Ranuccio, la Collezione Farnese è una delle più grandi, se non addirittura la maggiore raccolta storica di sculture antiche del mondo. Dal 18 settembre al 12 dicembre, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli presenta il riallestimento della Collezionee allo stesso tempo la riapertura delle sale che si dispongono attorno al quadriportico orientale del Museo. Il progetto, curato da Pietro Giovanni Guzzo, Valeria Sampaolo e Carlo Gasparri, s’inserisce nell’iniziativa di riqualificazione che ha permesso pochi mesi fa la riapertura della Collezione di Pittura Pompeiana e il riallestimento delle sculture provenienti dalla Villa dei Papiri di Ercolano.



La Collezione, risalente al Rinascimento, è  rimasta sostanzialmente intatta. Composta nell’arco di un cinquantennio grazie a confische, donazioni, acquisti sul mercato antiquario, ma soprattutto ai tanti rinvenimenti avvenuti nel corso degli scavi effettuati per la sistemazione urbanistica di Roma. Iniziata allo scopo di abbellire il Palazzo Farnese, quando il casato si estinse passò ai Borbone di Napoli, attraverso una complessa vicenda di trasmissioni ereditarie. La Collezione venne interamente trasferita nella capitale del regno delle Due Sicilie, diventando parte del patrimonio artistico della famiglia regnante. Si tratta di oltre trecento tra sculture e iscrizioni, raccolte da una parte per affermare il potere dinastico familiare, espresso attraverso la riproposta di colossali emblemi della religione e della storia antica (gigantesche immagini di eroi, di divinità, di imperatori), dall’a ltra per ricostruire la cultura del passato con i ritratti di uomini illustri, i rilievi di sarcofagi con temi mitologici, le epigrafi, espressione di una ormai matura scienza antiquaria espressa nella lettura dei testi iscritti, delle fonti letterarie e nell’interpretazione delle scene figurate.



Il viaggio verso Napoli dei marmi farnesiani volle dire, però, la fine della Collezione così come era stata concepita e organizzata tra Cinquecento e Seicento. Nella città borbonica i marmi venuti da Roma, esposti nel nascente Museo napoletano divisi per materia e dimensioni, criteri storico-artistici dominanti nell’epoca, si unirono ai rinvenimenti degli scavi condotti in vari siti del Regno, principalmente quelli vesuviani e flegrei, dando luogo ad un Museo Nazionale, unico all’epoca, per qualità e quantità dei reperti archeologici in esso conservati. Poche corti europee potevano vantare un museo così ricco, ma il prezzo da pagare fu la perdita, con il tempo, delle testimonianze del gusto verso l’antico maturato nei secoli passati, che la Collezione Farnese fino ad allora aveva tramandato.



Il riordino espositivo, frutto di un lungo lavoro di studio e di ricerca a eseguito dalla Soprintendenza speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei in collaborazione con l’Università Federico II di Napoli, intende valorizzare le opere mediante la ricomposizione, dove possibile, dei contesti di provenienza, ricostruendo lo scenario collezionistico originario. Il visitatore percorre un itinerario attraverso le diverse sedi che nel corso del tempo hanno ospitato la Collezione, seguendone le vicende e apprezzando le punte di eccellenza. Molte le opere di qualità altissima che ne segnano le tappe, diversi gli interessi, i temi propri della cultura dell’epoca, del documento antico.



Oltre a un generale intervento di restauro e di pulizia delle sculture, è stata condotta in vista dell’attuale esposizione anche una nuovaricerca su documenti d’archivio, alcuni inediti, e sulle testimonianze grafiche, i disegni e le incisioni, che dal Cinquecento in poi sono stati tratti dalle sculture Farnese, e che con il loro numero imponente testimoniano il ruolo da queste giocato nella formazione del gusto per l’artista moderno.



L’evento s’iscrive nel programma delle manifestazioni, finanziate dalla Regione Campania (Assessorato al Turismo e Assessorato ai Beni Culturali), costituenti il percorso tematico denominato Il viaggio nella tradizione: Piedigrotta 2009 - La festa di Napoli. Pur trattandosi di due espressioni culturali molto diverse (la magnifica statuaria antica e il suo collezionismo e la festa popolare e rituale di Piedigrotta), la Collezione Farnese e la Festa di Piedigrotta hanno in qualche modo una matrice comune: la famiglia dei Borbone infatti da un lato portò a Napoli una tradizione di collezionismo d’arte tra i più raffinati dell’epoca (di cui la Collezione Farnese è straordinario esempio), dall’altro ufficializzò e diede riconoscimento regale a una manifestazione, Piedigrotta, di matrice eminentemente popolare e rituale, dimostrando, una volta di più, una lungimiranza culturale e politica di alto profilo.
Ercole Farnese, Museo Archeologico Nazionale di Napoli (foto Luigi Spina, copyright Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei)
Ercole Farnese, Museo Archeologico Nazionale di Napoli (foto Luigi Spina, copyright Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei)


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