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Evento

24/9/2009

Lena Liv, la mistica degli oggetti

Al Centro Pecci di Prato la prima personale italiana dell’artista russo-israeliana, un percorso tra mondo visibile e invisibile

Lena Liv, Room (ferro, macrosviluppo di spettro fotografico, carta fatta a mano)
Lena Liv, Room (ferro, macrosviluppo di spettro fotografico, carta fatta a mano)

Si intitola “Hekhalòt” la mostra dell’artista russo-israeliana Lena Liv allestita dal 25 settembre al 10 gennaio a Prato al Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci in collaborazione con il Tel Aviv Museum of Art, dove farà tappa successivamente. Il termine è tratto dalla cabala ebraica e fa riferimento ai “Palazzi divini”, in un percorso mistico tra mondo visibile e invisibile. L’esposizione, a cura del direttore artistico del Centro, Marco Bazzini, è la prima personale in Italia dell’artista, nata a San Pietroburgo nel 1952 e da tempo legata al nostro paese: vive e lavora, infatti, tra Pietrasanta (Lucca), New York e Tel Aviv; ha partecipato a numerose personali e collettive e suoi lavori sono presenti in importanti collezioni pubbliche e private. 



Lena Liv utilizza in maniera pittorica e creando installazioni immagini fotografiche recuperate su bancarelle o in archivi e decontestualizzate, alla ricerca di nuovi significati, ma anche dell’espressione di uno spiazzamento, di un’i nquietudine. «Io – afferma – cerco di non rappresentare ma di dare la sensazione di qualcosa di molto vicino, intimo a noi tutti e nello stesso tempo indecifrabile. Un’attesa o forse una promessa, un dubbio, una domanda. È un tentativo di sacralizzazione di semplicità, di essenzialità e di verità». Il suo immaginario è fatto di oggetti semplici e volti d’altri tempi: si ricordano, ad esempio, la serie dedicata ai degenti di un ospedale psichiatrico e quella sui bambini. 



L’itinerario espositivo propone una quarantina di opere, molte delle quali di grandi dimensioni, realizzate a partire dai primi anni Novanta; le più recenti fanno parte di un progetto dedicato alla metropolitana di Mosca. Elemento comune è il concetto di memoria. Da un punto di vista formale il tratto distintivo è dato dal gioco di chiaroscuri: tutti i suoi soggetti emergono dalla profondità del nero e sono avvolti e isolati da una luce che rimanda alla tradizione fiamminga. 



In occasione dell’esposizione sarà proiettato, come contributo alla lettura delle opere di Lena Liv, un video di Haim Baharier, matematico e psicanalista, uno dei più autorevoli studiosi di ermeneutica biblica e pensiero ebraico, che ha avuto modo di collaborare con l’a rtista. Il catalogo sarà pubblicato dal Centro Pecci con testi critici di Marco Bazzini, Mordechai Omer, Giuseppe Grilli, Angela Madesani e Alexander Borovsky.





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