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21/12/2009

La Monaca di Monza, immagini tra storia e romanzo

Al Castello Sforzesco di Milano una espone dipinti e documenti eccezionali, tra cui gli atti del processo e il carteggio con il cardinal Borromeo, ricostruendo la vita della suora resa celebre da Manzoni: una figura emblematica della condizione femminile del suo tempo

Sessanta opere realizzate nell’Ottocento da artisti noti come Francesco Hayez, Giuseppe Molteni e Gaetano Previati sono in mostra al Castello Sforzesco di Milano. Hanno tutte un unico soggetto: la monaca di Monza, personaggio tra i più noti del capolavoro di Alessandro Manzoni. L’esposizione, dal titolo “La Monaca di Monza”, a cura di Lorenza Tonani, intende restituire, attraverso i dipinti, la vicenda umana della donna e quella letteraria del personaggio reso celebre dal grande scrittore milanese.



Il percorso espositivo si snoda tra verità storica e rilettura romanzesca della figura di Marianna de Leyva, nota come suor Virginia, conosciuta come la Gertrude dei Promessi sposi.

L’itinerario si svolge attraverso un approfondimento nella condizione femminile dell’età moderna, con un focus sulle monacazioni forzate, una vera e propria piaga. Si indaga non soltanto l’esperienza claustrale ma si approfondiscono altri aspetti della reclusione femminile che si scopre sempre dovuta all’autorità paterna e coniugale. Figure di donne private della libertà e note per la loro storia di vita difficile aprono, infatti, l’esposizione: il Castello ospita immagini e storie di Anna Bolena, Lucrezia Borgia, Pia de’ Tolomei, Isabella Orsini.



Dopo aver appreso i racconti di vita delle donne, si passa al personaggio della grande peccatrice che arriva al pubblico attraverso il racconto di una storia privata, che è anche occasione per descrivere la vita e la cultura della Milano del Seicento. La figura di Marianna viene ricostruita attraverso i documenti relativi a episodi della sua vita e alle famiglie da cui discese – i De Leyva e i Marino, proprietari dell’omonimo palazzo, ora sede del Comune di Milano – attraverso il carteggio con Federico Borromeo, custodito all’Ambrosiana, nonché attraverso gli atti processuali, eccezionalmente esposti al pubblico, contenuti nel manoscritto conservato all’Archivio Storico della Diocesi di Milano. Gli atti mostrano le contraddizioni della società milanese del Seicento, che crede ancora nei malefici e negli esorcismi e affida alla tortura il compito di estorcere la verità, ponendo il colpevole in stato di profonda umiliazione. «Dopo essere stata murata per tredici anni in una cella del convento delle convertite di Santa Valeria – scrive la curatrice – Virginia viene riabilitata alla vita conventuale e consegna alle lettere scritte al Cardinale Borromeo il messaggio di una verace penitenza, di un’espiazione dolorosa e convinta, di una pacificazione raggiunta».



Alla verità documentaria si sovrappone, nella seconda parte della mostra, il racconto letterario e figurativo della Monaca di Monza. Le crisi di coscienza e le remore morali di Virginia, nella traduzione manzoniana del personaggio della sventurata Gertrude, furono oggetto di straordinarie prove pittoriche da parte di diversi artisti dell’Ottocento: dall’intimo e delicato ritratto di Francesco Hayez allo scomposto sussulto con il quale Mosè Bianchi coglie la Monaca in un’inquietudine mai realmente trattenuta.



Indimenticabile personaggio del romanzo, Gertrude è stata poi soggetto privilegiato di alcune tavole delle diverse edizioni del capolavoro manzoniano: in mostra sono presentati i disegni di Francesco Gonin per l’illustrazione dei Promessi sposi del 1840, conservati alla Biblioteca Nazionale Braidense e gli splendidi disegni di Gaetano Previati provenienti dal Gabinetto dei disegni del Castello Sforzesco nonché varie prove incise ottocentesche della Raccolta Bertarelli, fino alle proposte degli anni Sessanta e Settanta del Novecento di Giorgio De Chirico ed Ernesto Treccani.



Chiude la mostra una speciale sezione dedicata alle riduzioni drammaturgiche della vicenda della Monaca di Monza. A partire dal dramma teatrale di Giovanni Testori da cui Luchino Visconti trasse uno spettacolo nel 1967 avente per protagonista Lilla Brignone, destinato a suscitare forti polemiche; la compagnia Teatridithalia ha recentemente riproposto il dramma. «Lucilla Morlacchi, attrice protagonista, – si legge nelle note di presentazione della mostra – ha fermamente creduto nella forza del testo della Monaca di Monza e, in sintonia con lei, il regista Elio De Capitani ha riconosciuto un testo magmatico e affascinante, pieno di zone opache e squarci luminosissimi».



Marianna de Leyva,chiamata Suor Virginia ma nota col nome Gertrude attribuitole da Manzoni, nasce tra la fine del 1575 e l’inizio del 1576 da Martino de Leyva, nipote di Antonio de Leyva, primo governatore spagnolo di Milano, e Virginia Marino, figlia di Tomaso Marino, banchiere genovese committente di Palazzo Marino.

La madre muore poco dopo la sua nascita. L’infanzia di Marianna è affidata alle balie e alla zia; la piccola trascorre gli anni più belli in solitudine, a Palazzo Marino. Il precoce internamento in un monastero arriverà come conseguenza di una serie di eventi particolarmente sfortunati, tra cui l’improvvisa crisi familiare. Tra il 1584 e il 1586 si determina il tracollo della fortuna dei Marino; il fratello Martino de Leyva intanto contrae un nuovo matrimonio in Spagna ed è perseguitato dal fisco. A seguito di questi fatti nel 1589chiede a Marianna di vestire l’abito monastico.



Con il nome materno di Virginia Maria, Marianna de Leyva entra nel convento di Santa Margherita a Monza, nella posizione privilegiata di feudataria. Incontra per la prima volta nel 1597 il suo primo amante Gian Paolo Osio; il giovane viveva infatti nella casa di fronte al monastero. Nel 1604 nasce Alma Francesca Margherita, il frutto dell’amore proibito, che Osio riconosce e affida alle cure di una donna esterna al convento. Divenuta madre, Virginia vive continue crisi di coscienza e remore morali, che si alternano a periodi di prostrazione fisica. Tra il 1606 e il 1607 la situazione precipita. Nel 1606 Osio uccide la conversa Caterina della Cassina da Meda, che minacciava di svelare la tresca al cardinale Borromeo. Senza pietà l’uomo fa a pezzi il corpo e, decapitatolo, getta la testa in un pozzo. Stesso destino di morte subiscono il fabbro che aveva realizzato i duplicati delle chiavi di accesso al monastero e lo speziale Roncino che minacciava rivelazioni. Nel 1607 il governatore di Milano Fuentes ordina l’arresto di Osio per gli omicidi commessi e lo fa condurre in prigione al castello di Pavia.



Nello stesso anno Federico Borromeo fa visita a Virginia nel convento di Santa Margherita. Alla fine dell’anno Virginia viene condotta in prigione al convento del Bocchetto. Osio intanto, evaso dalla prigione pavese, cerca di uccidere suor Benedetta e suor Ottavia, a loro volta divenute da complici scomode testimoni, gettando la prima in un pozzo e la seconda in un fiume. Entrambe sopravvivono, ma Ottavia muore poco dopo a seguito delle percosse. Nel 1608 la sentenza del processo intentatogli stabilisce per Gian Paolo Osio il bando, la condanna alla forca e la confisca dei beni. In fuga, trova la morte, tradito e ucciso da un amico.



Virginia,sottoposta a processo ecclesiastico, è costretta alla prigionia, murata in cella presso il convento delle convertite di Santa Valeria, che accoglieva meretrici e religiose macchiatesi di colpe simili alla sua. Qui inizia un percorso spirituale di redenzione. Nel 1622 viene abbattuto il muro che la separava dalla vita monastica, ma l’impatto con la realtà conventuale non è facile e Virginia sceglie di preferenza la solitudine. Le lettere di contrizione inviate al cardinale Borromeo, alle quali è affidato il suo pentimento, datano 1625. Marianna de Leyva muore nel 1650.



L’iniziativa è promossa dal Comune di Milano, ideata e prodotta da Alef, col patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Regione Lombardia, della Provincia di Milano, della Provincia di Monza e Brianza.
Francesco Hayez, La monaca, olio su tela (collezione privata)
Francesco Hayez, La monaca, olio su tela (collezione privata)

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