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20/11/2009

Africa, l’arte scrive una nuova storia

Una grande mostra a Roma offre un’ampia panoramica della scena artistica del continente, che rappresenta una realtà vitale e poliedrica guardata con crescente attenzione anche dall’O ccidente

L’Africa: non solo culla dell’umanità, ma anche patria di diverse culture artistiche contemporanee. È questo il continente al centro della mostra “Africa? Una nuova storia”, allestita a Roma, nel Complesso del Vittoriano (Salone centrale), dal 19 novembre 2009 al 17 gennaio 2010. Ottanta opere tra dipinti, sculture, installazioni e video di una trentina di artisti di varie generazioni dell’area sub-sahariana offrono un quadro rappresentativo dell’arte africana di oggi. L’ esposizione, promossa dai ministeri dei Beni Culturali e degli Esteri, è curata da André Magnin e si articola in due sezioni complementari: una comprende pezzi provenienti dalla raccolta di Jean Pigozzi, il più importante collezionista di arte contemporanea africana; l’altra è costituita da opere di artisti indicati dalle ambasciate dei paesi di provenienza. 



“Africa? Una nuova storia” intende evidenziare quanto sia vitale e vigorosa l’arte contemporanea nel continente tuttora più povero del mondo ma attraversato da fermenti, opportunità, sviluppi tecnologici che hanno migliorato la condizione degli artisti e della collettività nel suo insieme a vantaggio della creatività, e quanto questo fenomeno possa rappresentare un modello di progresso anche al di fuori dei confini continentali. Negli ultimi tempi, del resto, c’è stato un riconoscimento da parte dell’Europa e dell’Occidente in generale, nella cui coscienza ha trovato posto la consapevolezza della presenza africana, così come di quella asiatica, sulla scena artistica contemporanea. Ne sono dimostrazione alcuni importanti progetti espositivi ospitati negli ultimi anni in varie capitali europee e negli Stati Uniti. Anche in Italia si sono recentemente creati spazi di visibilità, come testimoniano il Padiglione Africano alla 52ª Biennale di Venezia nel 2007, anno in cui il fotografo del Mali Malick Sidibè fu premiato col Leone d’Oro alla Carriera per le Arti Visive, e la mostra “Why Africa”, proposta l’anno scorso dalla Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli di Torino. Sono, tuttavia, ancora ampiamente diffusi preconcetti e fraintendimenti: «La maggior parte delle persone – sintetizza Jean Pigozzi – identifica ancora l’arte dell’Africa con l’arte tribale tradizionale che può essere ammirata nei musei di tutto il mondo. Sono male informate: la nuova arte africana è tanto interessante e complessa, tanto bella e sofisticata quanto quella esposta nelle gallerie e nei musei di Berlino, Londra o New York». L’arte africana, dunque, rappresenta anche un banco di prova per il rinnovamento dei nostri parametri culturali in un’epoca di interrelazioni e contaminazioni.



Il percorso espositivo si apre con la Collezione Pigozzi, che offre un’antologia della produzione artistica dei nostri giorni, caratterizzata da vari stili e approcci alla realtà e da diversi gradi di apertura alle influenze internazionali, anche se spicca il profondo legame col territorio, spesso trasfigurato in modo fantasmagorico; i pittori, gli scultori e i videomaker selezionati provengono sia da grandi centri urbani che da regioni più isolate e hanno età comprese tra i ventotto e i novant’anni.

«È risaputo – spiega il curatore, André Magnin – che l’Africa, culla di civiltà, è una Terra dalle molte culture. Oggi più che mai essa è fonte di sfide e di opportunità, non solo per via delle sue potenzialità umane, naturali ed economiche ma anche per la ricchezza del suo patrimonio culturale. Storia e culture si intrecciano. Le nuove tecnologie e la rivoluzione di internet hanno segnato l’avvio di una nuova era, all’insegna del pensiero senza frontiere. Opere straordinarie e libere associano Storia, memoria e scambi e partecipano alla scrittura di una nuova Storia. “ Africa? Una nuova storia” allarga gli orizzonti geografici dell’arte e rappresenta al tempo stesso un terreno nel quale Europa e Africa sono chiamate a riscoprire le loro radici comuni, per andare insieme incontro al futuro».

Sono esposte opere di Amani Bodo (Repubblica Democratica del Congo), Pierre Bodo (Repubblica Democratica del Congo), Frédéric Bruly Bouabré (Costa d'Avorio), Demba Camara (Costa d'Avorio), Seni Awa Camara (Senegal), Chéri Chérin (Repubblica Democratica del Congo), Calixte Dakpogan (Benin), Efiaimbielo (Madagascar), Gedewon (Etiopia), Romuald Hazoumé (Benin), Bodys Isek Kingelez (Repubblica Democratica del Congo), Samuel Kané Kwei (Ghana), George Lilanga (Tanzania), Esther Mahlangu (Africa del Sud), Abu Bakarr Mansaray (Sierra Leone), Joshua Okoromodeke (Nigeria), Richard Onyango (Kenya), Chéri Samba (Repubblica Democratica del Congo), Pascale Marthine Tayou (Camerun) e Pathy Tshindele (Repubblica Democratica del Congo).



L’altra sezione, “Artisti africani”, propone invece lavori scelti in collaborazione con le rappresentanze diplomatiche: Chikonzero Chazunguza (Zimbabwe), Soly Cissé (Senegal), Rashid Diab (Sudan), Idrissa Diarra (Costa d’Avorio), Abdoulaye Konaté (Mali), Herman Mbamba (Namibia), Lilian Mary Nabulime (Uganda), Abdul Naguib (Mozambico), Shine Tani (Kenya).



L’organizzazione è curata da Comunicare Organizzando. Il catalogo è pubblicato da Gangemi Editore. 
Richard Onyango, Tsunami, 2005 (Collezione Pigozzi, Ginevra)
Richard Onyango, Tsunami, 2005 (Collezione Pigozzi, Ginevra)


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