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9/4/2010

"Studi d'artista", la memoria dell'arte a Padova

I Musei Civici agli Eremitani ospitano una mostra dedicata agli atelier di cinque maestri veneti che ripercorre  le tappe della produzione artistica della città e del territorio durante tutto il Novecento

È stata presentata a Milano la mostra “Studi d’artista. Padova e il Veneto nel Novecento”, curata da Davide Banzato e Virginia Baradel. La mostra, promossa dalla Regione del Veneto  e dal Comune di Padova, con il contributo della Fondazione Antonveneta, sarà ospitata dal 16 aprile al 18 luglio nelle sale per esposizioni temporanee dei Musei Civici agli Eremitani di Padova.



La rassegna, che si inserisce nel progetto “Attività di studio, documentazione e valorizzazione delle arti nel Novecento a Padova e nel Veneto”, condotto nell’ambito di un accordo di programma tra la Regione e il Comune, intende ricreare, mediante apparati fotografici di ambientazione e un’accurata selezione di oggetti e di opere originali, la suggestione di questi luoghi di produzione artistica ricchi di fascino e di memorie. Alcuni studi esistono ancora ma sono difficilmente accessibili al grande pubblico, altri sono stati smantellati nel tempo ma ricostruiti, per l’occasione, tramite fotografie e testimonianze scritte. Il risultato è una mostra di grande suggestione che ripercorre alcune tappe fondamentali della produzione artistica del Novecento nella città di Padova e nel più ampio territorio veneto.



La rassegna è suddivisa in tre diverse sezioni per aree geografiche: quella padovana – che costituisce il fulcro della esposizione presentando alcune delle personalità più interessanti della scena artistica locale durante il Novecento –, quella veneziana, che si concentra su un’altra area di grande fermento artistico-culturale e, infine, quella veneta, che offre una panoramica degli studi d’artista nella regione, includendo esempi significativi di atelier di Venezia, Treviso, Verona, Vicenza, Belluno e Rovigo.



Per Padova sono stati individuati cinque maestri di cui si ripercorre il cammino. La selezione è stata condotta in base all’esistenza a tutt’oggi di alcuni studi o sulla presenza di un'adeguata documentazione fotografica, sia tenendo conto della rappresentatività degli artisti rispetto al valore della ricerca personale, al contesto dell’epoca e alla loro rilevanza sulla scena locale e regionale.


Il percorso espositivo si apre con l’illustre maestro dello smalto Paolo De Poli (1905-1996), che ha rivestito un ruolo di rilievo a livello nazionale sia nella storia delle arti applicate, sia come punto di riferimento per artisti e collezionisti. Il suo studio è stato un’ officina sia tecnica che culturale e un luogo di confronto per altri artisti e di frequentazione per chi era interessato a conoscere le sue opere ed eventualmente acquisirle.


Enrico Parnigotto (1908-2000), invece, si presentava come un incessante sperimentatore linguistico. Nato come scultore egli si è misurato nel corso della sua biografia artistica con diversi linguaggi, dal versatile naturalismo (ora encomiastico, ora essenziale, ora inquietamente martiniano), che praticava agli esordi negli anni trenta, fino all’a strattismo. Il suo studio, tuttora intatto, rispecchia la vitalità creativa di questa brama di ricerca.


Stefano Baschierato (1922-2000)harappresentato la figura dello scultore in senso tradizionale. Il suo studio era cantiere e officina, dove si trovavano il tornio, il tavolo da meccanico per l’anima di ferro per i gessi, ma anche una serie di modelli da sculture del passato da cui trarre ispirazione. Lo studio-officina si prolungava nella casa adiacente che egli concepì e realizzò come continuità artistica e come museo.


Enrico Schiavinato (1925-2003) era un pittore fortemente impegnato, capace di testimoniare e denunciare le ingiustizie sociali ma anche di condurre una ricerca espressiva colta e autonoma. Il suo era uno studio-biblioteca, ancora esistente. La pratica della pittura si legava, infatti, alla musica e alla storia dell’arte della quale privilegiò il realismo interpretato con forti accenti espressionisti.


Gianni Longinotti (1927-2007), infine, è stato pittore dalla soggettività introspettiva. La sua concezione dello studio (che cambiò sede nel tempo e si sdoppiò in un buen retiro montano) era rappresentata da un ambiente raccolto e familiare, teatro di fantasie e di visioni che condivideva con chi poteva far avvicinare senza turbare i delicati stati d’animo dai quali nasceva la sua opera.



Il resto della mostra è, come detto, un viaggio nella produzione artistica di maestri che hanno lavorato e avuto il loro studio in Veneto durante il Novecento, rendendo questa regione una delle più culturalmente attive di tutta la penisola. La sezione veneziana è curata da Giuseppina Dal Canton e Alessia Castellani, quella veneta, che comprende Treviso, Verona Vicenza, Belluno e Rovigo, è rispettivamente curata da Eugenio Manzato, Fabrizio Magani, Stefania Portinari, Stefano Franzo, Claudio Rebeschini.
Enrico Parnigotto mentre scolpisce la statua raffigurante Andrea Mantegna per il palazzo della Prefettura di Padova, 1936 (foto collezione Albertino Parnigotto)
Enrico Parnigotto mentre scolpisce la statua raffigurante Andrea Mantegna per il palazzo della Prefettura di Padova, 1936 (foto collezione Albertino Parnigotto)


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