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2/4/2010

Salvatore Andreola, quando la fotografia si fece pittura

A Modena una mostra dedicata all’esponente del pittorialismo, prima di un ciclo espositivo sul movimento di inizio Novecento

È dedicata alla fotografia artistica degli anni Venti e Trenta del Novecento la mostra “Salvatore Andreola e il pittorialismo”, in programma a Modena  dall’11 aprile al 30 maggio, nell’Ex Ospedale Sant’Agostino, per iniziativa del Fotomuseo Giuseppe Panini, del Museo Civico d’A rte di Modena e della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena.



La rassegna, curata  da Chiara Dall’Olio e Cristina Stefani, nasce da un approfondimento dell’opera di Andreola, rappresentata da novanta immagini selezionate dagli archivi del Museo Civico (e confluite nel catalogo edito da Skira), è la prima tappa di un più ampio progetto espositivo: il Fotomuseo, infatti, ha in programma per i prossimi anni altri eventi dedicati alla corrente pittorialista.



Salvatore Andreola (1890-1970), originario di Chieti ma modenese di adozione (nella città emiliana aprì uno studio nel 1920), interprete di quella ricerca dell’affinità fra pittura e fotografia che caratterizzò l’inizio del XX secolo, è considerato il portavoce della fotografia d’arte italiana dell’epoca. Fu soprattutto un ritrattista. La sua specialità fu il ritratto in studio. Due gli aspetti caratteristici del suo lavoro: l’utilizzo della luce naturale, secondo la lezione pittorica di Rembrandt e Guido Reni, e l’interpretazione psicologica del soggetto ripreso: far emergere l’interiorità dal volto esteriore era l’ambizione dell’artista.



La sua fama si estese progressivamente al di là dei confini cittadini e nazionali, contestualmente all’attività espositiva. Partecipò all’Esposizione Internazionale di Torino e a quella di Londra nel 1923; nel 1924 affiancò maestri come Robert Demacy e Guido Rey al Salon International de Photographie di Parigi. Il legame con Modena, tuttavia, resto sempre forte: nel 1965, il fotografo donò 257 immagini al Museo Civico di Modena; altre 60, invece, furono donate al Museo del Cinema di Torino.



Quello documentato dal percorso espositivo è un periodo di fermento per la fotografia, spesso guardata con sufficienza o disprezzo nell’ambiente artistico, a causa della sua tecnologia di produzione, basata su procedimenti meccanici e automatici. Gli esponenti del pittorialismo, movimento che ebbe una diffusione su scala mondiale, ambivano a elevare la fotografia ad arte rendendo l’immagine fotografica il più simile possibile alla pittura. I fotografi pittorialisti si concentravano, perciò, soprattutto su ritratti e paesaggi, ripresi con luci morbide e sfocature. Riservavano, poi, una cura particolare alla stampa in camera oscura con tecniche come il bromolio e la gomma bicromata. Tra i nomi più rappresentativi di questo movimento si ricordano quelli di Robert Demachy  e Camille Puyo (Francia), Alfred Stieglitz e Edward Steichen (Stati Uniti), Yasuzo Noijma (Giappone) e, per l’Italia, oltre all’autore in mostra, Guido Rey e Domenico Riccardo Peretti Griva.
Salvatore Andreola, Ritratto di donna, 1923
Salvatore Andreola, Ritratto di donna, 1923


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