Tasti di scelta rapida del sito: Menu principale | Corpo della pagina

Ricerca per: IndiceArticoliOpac SBNEuropeana

Pagina dei contenuti


sei in: Home » “Pregio e bellezza”, i cammei dei Medici
Esplora

Regioni

mappa regioni italiane Lombardia Valle D'Aosta Liguria Toscana Lazio Campania Sicilia Sardegna Calabria Puglia Umbria Emilia Romagna Veneto Friuli Venezia Giulia Trentino Alto Adige Marche Abruzzo Basilicata Molise Piemonte

scegli la regione


Seguici su:




linkedin





slideshare



 

29/3/2010

“Pregio e bellezza”, i cammei dei Medici

In mostra a Firenze, al Museo degli Argenti la collezione di gemme antiche e moderne della dinastia. L’esposizione si sofferma, in particolare, sul legame tra arti minori e maggiori

Sandro Botticelli: ritratto femminile
Sandro Botticelli: ritratto femminile

“Pregio e bellezza. Cammei e intagli dei Medici”: con questa mostra il Museo degli Argenti di Palazzo Pitti, a Firenze, espone dal 25 marzo al 27 giugno, la collezione di gemme e cammei antichi e moderni appartenuta alla famiglia dei Medici. Con il percorso espositivo si inaugura “Firenze 2010. Un anno ad arte”, l’ambizioso e articolato progetto dei Musei Statali Fiorentini, promosso dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali con la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Toscana, la Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze, il Museo degli Argenti, Firenze Musei e l’Ente Cassa di Risparmio di Firenze.
   

L’interazione fra la raccolta medicea di gemme e le arti maggiori, filo conduttore della mostra, è indagata con oltre centosessanta opere. L’arcano potere simbolico delle immagini, le virtù occulte delle pietre per catturare gli influssi degli astri: probabilmente per queste motivazioni e per la forza ispiratrice che questi minuscoli capolavori sprigionavano, le gemme antiche furono fra gli oggetti più riprodotti e più collezionati, creando uno dei fenomeni più affascinanti dell’epoca rinascimentale.


Il collezionismo di gemme rientra in una più ampia riscoperta dell’antico; a partire dalla prima metà del XV secolo, con l’introduzione in Europa degli antichi lapidari, ovvero i testi in cui erano elencate le virtù delle gemme e delle immagini, cammei e intagli furono ricercati con fervore da pontefici, principi e cardinali, scatenando in alcuni casi aspri conflitti tra estimatori, pronti a spendere cifre molto elevate pur di aggiudicarsi il pezzo desiderato.


Molteplici le ragioni con cui attualmente si spiega il fenomeno: dal semplice mecenatismo all’ ammirazione per la rarità e per le straordinarie capacità tecniche dell’arte dell’incisione, dal momento che un piccolo errore, diversamente dalla pittura o dalla scultura, poteva arrecare danni irreparabili alla pietra preziosa.


Arte, ricerca dell’antico e magia naturale: cammei e intagli erano detentori dei poteri occulti degli astri e in grado di allontanare il male utilizzando, a seconda delle circostanze, determinati materiali, pietre e immagini. Famoso è l’anello di Lorenzo il Magnifico che, nel momento della sua morte, sprigionò i demoni racchiusi nel castone, che provocarono un forte temporale a Firenze per annunciare il decesso di un grande uomo. Per l’appunto la famiglia dei Medici aveva una predilezione per la raccolta di gemme e cammei, al punto da creare una delle collezioni più grandi della storia. Le dimensioni di questi oggetti preziosi, il continuo processo di compravendita e scambio o il riutilizzo hanno innescato un processo di dispersione più elevato rispetto ad altre opere d’arte; per questo motivo la raccolta conservata nel Museo degli Argenti è fra le più rare e preziose al mondo.


Il percorso di visita illustra anche quanto i grandi artisti rinascimentali si siano ispirati alle immagini delle gemme per tradurle nei grandi cicli di affreschi noti al mondo. Lorenzo Ghiberti, Donatello e Sandro Botticelli, ad esempio, sono alcuni degli artisti che si sono ispirati per i loro soggetti alla collezione medicea, costituita nel Quattrocento da Cosimo e, soprattutto, Piero de’ Medici, che ai cammei e agli intagli riservò un posto di rilievo all’interno del suo rinomato studiolo nel palazzo di via Larga, vera e propria camera delle meraviglie esibita con orgoglio a pochi, insigni visitatori.

Fra le gemme più celebri e riprodotte dagli artisti in mostra la corniola con Apollo, Marsia e Olimpo nota agli artisti e letterati del XV secolo anche con il nome di Sigillo di Nerone, appartenuta a Lorenzo il Magnifico, attualmente conservata al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Accanto alla corniola, con il fine di dimostrare quanto la collezione delle gemme abbia influito sull’iconografia del Quattrocento e Cinquecento, in mostra, per la prima volta in Italia su concessione dello Städel Museum di Francoforte, il busto di una giovane donna con le chiome acconciate in modo elaborato, sul cui petto spicca un pendente in oro ornato da un cammeo riproducente la corniola con Apollo, Marsia e Olimpo, dipinto da Sandro Botticelli. La presenza di questo particolare attesta l’a ppartenenza del committente dell’opera alla cerchia laurenziana e ha generato diverse ipotesi sull’i dentità dell’effigiata, identificata da alcuni con Lucrezia Tornabuoni, madre del Magnifico, e da altri con Simonetta Cattaneo, moglie di Marco Vespucci e amata ideale di Giuliano de’ Medici, elevata da letterati e artisti a modello di bellezza dopo la prematura scomparsa per tisi nel 1476.


La mostra si conclude documentando storicamente le successive fasi di crescita e dispersione della collezione medicea; i discendenti di Lorenzo, consapevoli dell’enorme prestigio culturale derivante dal possesso della raccolta di gemme, riuscirono a preservarne quasi intatta l’unità fino al 1537, anno in cui fu assassinato il duca Alessandro e la collezione fu ereditata dalla giovane vedova Margherita d’Austria, che nel 1538 la portò in dote al nuovo consorte Ottavio Farnese.


In seguito il successore di Alessandro, Cosimo I, si impegnò nella costituzione di un nuovo nucleo di cammei e intagli che, grazie anche all’apporto dei figli Francesco e Ferdinando, poté ben presto eguagliare quello laurenziano.


Nel XVII secolo la “rifondata collezione” consolidò la propria fama a livello europeo. Questo fenomeno ne ha decretato la sua salvezza e conservazione; la collezione di gemme e cammei medicei divenne meta agognata dai viaggiatori del Grand Tour di inizio Settecento.


Firenze 2010. Un anno ad arte





iconaInserisci un nuovo commento




captcha