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Focus

15/12/2012

INTERVISTA

Antonio Natali: "Uffizi sempre al top di visitatori, presto nuove sale"

La Galleria fiorentina si conferma il museo più visitato d'Italia con oltre 1,7 milioni di ingressi nel 2011. Parla il direttore: "Molto bene per gli accessi, ma evitare il sovraffollamento. Nel 2013 puntiamo a realizzare il progetto Grandi Uffizi con più spazi espositivi"


di Alessia De Simone

Antonio Natali, direttore della Galleria degli Uffizi, Firenze
Antonio Natali, direttore della Galleria degli Uffizi, Firenze

«Nobiltà, antichità e autenticità» sono i punti di forza della Galleria degli Uffizi e il segreto del suo successo di visitatori e incassi, confermato anche nel 2011. La Galleria fiorentina, secondo l’Ufficio Statistica del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, risulta essere il secondo museo più visitato, se si includono i Musei Vaticani, e il primo se si considerano solo i luoghi della cultura italiani, con circa 1.766.345 visitatori l’anno. A commentare il successo della Galleria, il suo direttore Antonio Natali, che pone in evidenza anche i rischi che il sovraffollamento può provocare, cui il Progetto Grandi Uffizi, avviato da qualche anno, sta cercando di far fronte. La carta vincente del programma, che ha già prodotto esiti positivi lo scorso anno con l’apertura di nuove sale e l’esposizione di opere conservate nei depositi museali, può essere brevemente descritta con il motto «tutto nuovo e niente nuovo», ad avvalorare la meticolosa ricerca delle radici antiche per proporre soluzioni di valorizzazione e conservazione innovative.
 
Secondo i dati forniti dall'Ufficio Statistica del Mibac la Galleria degli Uffizi è seconda, dopo i Musei Vaticani, e prima fra i musei statali (escluse le aree archeologiche)  in Italia per il numero di visitatori nell’anno 2011. Come commenta questo dato?
 
«Commento in modo entusiastico i dati sull’affluenza dei musei nel 2011, perché sono il riconoscimento dell’amore che il pubblico ha nei confronti della Galleria degli Uffizi; allo stesso tempo, come conservatore  sono preoccupato per i rischi causati dal sovraffollamento. Reputo infatti che il museo sia fin troppo affollato in relazione alle possibilità di cui attualmente la struttura dispone. Un direttore ha l’onere di  tutelare e conservare le opere, poiché i rischi e l’usura sono elementi che esistono e ledono il bene. Con i ‘Nuovi Uffizi’, progetto che da qualche anno ha apportato grandi cambiamenti all’interno della struttura museale,  questi numeri sarebbero ammissibili, mentre la superficie attuale li rende critici. Da educatore, quale mi considero (in quanto direttore di un museo che ha l’obbligo morale e civile di formare coscienze più mature e gusti più fini), non credo sia possibile apprezzare, come un testo poetico esige, i capi d’opera degli Uffizi, giacché sono visti o “intravisti” da dietro una “selva di teste”. Il sovraffollamento può essere utile per le casse dello Stato, ma non per la conservazione e per il godimento delle opere.
Riguardo ai dati statistici, che annualmente vengono pubblicati, vorrei fare delle puntualizzazioni molto accurate; spesso si tende a paragonare la Galleria degli Uffizi ai Musei Vaticani, non considerando due fattori: il primo è che i Musei Vaticani afferiscono ad un altro Stato e in quanto tali non comprendo perché vengano sempre evocati (allora perché non menzionare anche i dati relativi ai musei della Repubblica di San Marino); il secondo è connesso alle dimensioni: quelle dei Musei Vaticani sono di gran lunga superiori a quelle degli Uffizi. Seguendo i dati offerti da una grande agenzia del nord Italia, tengo a precisare che la Galleria degli Uffizi è il museo più visitato al mondo se si tiene conto, come sostengo da sempre, il rapporto fra visitatori e superficie calpestabile. È evidente che, se il Louvre di Parigi, come i Musei Vaticani, hanno una superficie superiore da nove a dodici volte gli Uffizi, è come se paragonassimo un’abitazione di piccole dimensioni a Buckingham Palace. Tornando ai Musei Vaticani, il paragone, per essere più attendibile, andrebbe fatto esclusivamente con la Pinacoteca, perché equiparare gli Uffizi ai Musei Vaticani equivale a istaurare un confronto fra un paese e una città. Il circuito di visita dei Vaticani non è formato solo dalle sale della collezione di dipinti, ma comprende anche le stanze di Raffaello, la Cappella Sistina e tant’altro ancora. Se fosse presa in considerazione unicamente la Pinacoteca Vaticana ci si accorgerebbe che è visitata molto meno della Galleria degli Uffizi e che le opere di pregio lì conservate godono di una migliore leggibilità, proprio perché  il sovraffollamento di visitatori che si registra agli Uffizi è assente all’interno di quella struttura».
 
Quali sono i punti di forza del Museo che hanno prodotto esiti così positivi?
 
«Nobiltà, antichità e tenore della collezione sono i punti di forza degli Uffizi, museo che vanta nuclei di pregio costituiti da opere  realizzate dai più grandi maestri dell’arte d’ogni tempo; ne cito alcuni, solo per intendersi: Botticelli, Leonardo, Giorgione, Correggio, Parmigianino. Di Michelangelo, poi, c’è l’unica opera su tavola sicuramente sua, documentata nelle Vite di Giorgio Vasari, che ne descrive gli aneddoti della commissione, a differenza delle tavole conservate nella National Gallery di Londra, la cui l’autenticità è solo da alcuni accolta. Nuclei di pregio sono quello di Caravaggio, quello di Tiziano, oltre a quello di Botticelli: fra i più grandi al mondo. Non meno importante è il valore storico-artistico dell’edificio che ospita la collezione, ulteriore virtù di un museo che storicamente è il più antico d’Europa».
 
Ci illustri il Progetto Grandi Uffizi; in concomitanza con l’avvio del cantiere per l’apertura delle nuove sale e l’adeguamento dell’edificio alle nuove normative, è stato avviato un programma di comunicazione e promozione volto a favorire l’incremento e la crescita di interesse dei visitatori? Qual è l’offerta culturale che avete proposto?
 
«A mio avviso il termine “valorizzare” significa “restituire valore”. “Restituire valore” a una cosa che lo ha perduto o che non lo ha mai avuto. Una volta che un bene sia stato “valorizzato” da un punto di vista culturale, la sua “valorizzazione” economica è quasi conseguente, se tutto è stato progettato con sapienza. “Valorizzare”, quindi, vuol dire “recuperare alla leggibilità, all’educazione e alla formazione pubblica, un’opera d’arte o mai valorizzata o dimenticata”.
Questa è una linea guida programmata per il Progetto dei ‘Nuovi Uffizi’, un’attività senza dubbio esaltante, ma allo stesso tempo estremamente delicata. Abbiamo inaugurato nel dicembre scorso le dieci nuove Sale degli Stranieri, dette anche “Sale Azzurre”, in cui è stato collocato un numero considerevole di opere conservate nei depositi, in linea con l’idea di valorizzazione ora espressa. Le opere straniere, in particolar modo quelle fiammingo-olandesi, solo in minima parte erano visibili in Galleria, mentre attualmente ne sono esposte una novantina. Sono state aperte, inoltre, le “Sale Rosse” dedicate alla ‘maniera moderna’ fiorentina: primo nucleo dedicato all’arte del Cinquecento, che raccoglie opere realizzate dagli artisti della prima metà del Cinquecento a Firenze, come Andrea del Sarto, Pontormo, Rosso, Bronzino. A seguire: Raffaello, con opere della giovinezza e del soggiorno fiorentino, oltre a quelle romane. Fra meno di un mese apriranno altre due sale dedicate a Vasari e al secondo Cinquecento toscano. Poi  sarà la volta della nuova Sala di Michelangelo, che aprirà le porte ai primi del 2013.
La scelta delle cromie azzurra e rossa anche in questo caso è stato oggetto di uno studio accurato che riconduce a una tradizione molto antica; i colori rievocano esplicitamente le tonalità della Tribuna, la sala ottagonale dalla bellezza ineffabile, realizzata da Bernardo Buontalenti, che appunto si distingue per una cupola vermiglia e un tamburo azzurro vivo. Sono stati scelti per le nuove sale i colori di questo ambiente che fu voluto dal granduca Francesco I de’ Medici, il creatore degli Uffizi. Anche per queste caratteristiche definirei il  nostro riordino nel contesto dei ‘Nuovi Uffizi’: ‘nuovo’ e insieme ‘antico’, poiché la novità affonda le sue radici nella più antica tradizione fiorentina».
 
Quali sono le prospettive per il 2013?
 
«Spero di proseguire il progetto in corso d’opera con l’apertura di nuove sale. A questo proposito tengo a precisare che – grazie all’impegno delle squadre di tecnici e di operai, della segreteria e del personale tutto, che hanno lavorato e stanno lavorando spesso di notte – la Galleria non ha mai chiuso nemmeno per un minuto, a differenza di altri musei nel mondo, chiusi al pubblico per anni a causa delle ristrutturazioni. Sarebbe magari auspicabile – proprio per la quotidiana operosità dei cantieri – un poco di comprensione se talvolta si dovesse rilevare qualcosa che non paia del tutto in linea con la nobiltà del luogo: la scelta di rendere fruibile un “cantiere museale aperto” è stata compiuta tenendo conto degli introiti dello Stato, del rispetto di un bene pubblico e dell’identità di Firenze, nella convinzione che la città, senza gli Uffizi, sarebbe priva di una delle sue più nobili espressioni».




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