Tasti di scelta rapida del sito: Menu principale | Corpo della pagina

Ricerca per: IndiceArticoliOpac SBNEuropeana

Pagina dei contenuti


sei in: Home » Scienze umane » Caporetto, documenti e immagini della peggiore sconfitta dell’esercito italiano
Esplora

Regioni

mappa regioni italiane Lombardia Valle D'Aosta Liguria Toscana Lazio Campania Sicilia Sardegna Calabria Puglia Umbria Emilia Romagna Veneto Friuli Venezia Giulia Trentino Alto Adige Marche Abruzzo Basilicata Molise Piemonte

scegli la regione


Seguici su:




linkedin





slideshare



 

Focus

30/10/2017

Caporetto, documenti e immagini della peggiore sconfitta dell’esercito italiano

Il portale del Mibact “14-18” mette a disposizione una ricca selezione di materiali sulla disfatta avvenuta un secolo fa: fotografie, libri, opuscoli, periodici, diari, lettere

I profughi dopo la disfatta
I profughi dopo la disfatta

Nella notte tra il 24 e il 25 ottobre di un secolo fa si svolse l’episodio più drammatico e cruciale della Prima Guerra Mondiale sul fronte italiano: lo sfondamento effettuato dalle truppe austro-tedesche, presso Caporetto, un piccolo comune situato a nord di Gorizia (oggi in Slovenia), e la loro conseguente penetrazione nel territorio peninsulare. Sulla disfatta di Caporetto e sulla caotica e disordinata rotta che ne seguì sono stati scritti fiumi di inchiostro, sin dall’immediato; si è passati dalla tesi del complotto a quella di uno sciopero dei soldati, dalle interpretazioni che ne individuavano l’origine nel disfattismo interno fino ad arrivare a quella che è oramai accettata quasi da tutti nel campo storiografico, ovvero, una sconfitta militare dovuta ai gravi errori commessi dagli alti comandi.

Caporetto, nella memoria storica italiana, insieme all’8 settembre 1943, ha rappresentato e rappresenta tuttora, a cento anni di distanza, una cicatrice indelebile, tanto che la parola stessa è entrata a far parte del nostro linguaggio quotidiano quale sinonimo di disfatta, sconfitta epocale e disastro. Lo sfondamento e la ritirata di quei giorni, durata fino al 12 novembre, oltre a dimezzare l’esercito italiano (furono infatti circa 300.000 i prigionieri deportati in Austria) e a trasformare la guerra da offensiva a difensiva, con l’arretramento del fronte sul Piave, ebbe come altra immediata conseguenza l’occupazione da parte dell’esercito straniero delle intere province di Udine e Belluno e di parte di quelle di Venezia, Treviso e Vicenza.

Il portale “14-18 - Documenti e immagini della Grande Guerra”, creato nel 2005 e che al momento raccoglie al proprio interno circa 600.000 immagini, rende consultabile agli utenti un importante patrimonio documentario e di interesse storico sugli anni della Prima Guerra Mondiale consentendo, al tempo stesso, la valorizzazione delle collezioni digitali possedute da diverse istituzioni tra cui archivi, musei e biblioteche, che contribuiscono costantemente all’arricchimento della banca dati. Così come per altri argomenti legati al conflitto anche sul tema specifico relativo all’evento di Caporetto questo archivio digitale mette a disposizione degli utenti materiale di differente tipologia.

È possibile innanzitutto consultare le numerose fotografie che fanno parte del Fondo Guerra del Museo Centrale del Risorgimento: al contrario di quello che si potrebbe pensare queste foto non ritraggono le fasi cruente delle battaglia, ma riescono comunque ad evocarla mostrandone gli effetti disastrosi. Oltre alle fotografie scattate a Caporetto nei mesi che precedono lo sfondamento austriaco della linea italiana, vi sono, infatti, quelle successive che immortalano la caotica ritirata dell’esercito italiano e della popolazione locale, evidenziandone tutta la drammaticità: soldati a piedi e su automezzi in fuga, profughi, cadaveri, case distrutte, ponti abbattuti, zaini, armi e divise abbandonate, carcasse di cavalli e di automezzi. Sono presenti anche alcune foto che raffigurano l’assestamento delle forze italiane sulla linea del Piave, con la costruzione di nuove trincee, e le prime azioni militari su questo nuovo fronte difensivo. Sulla distruzione di artiglieria pesante effettuata dall’esercito italiano durante la ritirata viene data testimonianza da alcune fotografie scattate dal Reparto cinematografico della Marina, di proprietà dell’Ufficio Storico della Marina Militare.

Sempre sul tema del ripiegamento italiano alcuni libri e opuscoli provenienti dalla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma e dalla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, costituiscono resoconti e impressioni di grande interesse storico poiché scritti da uomini e donne che hanno vissuto in prima persona tale esperienza traumatica.

Alcuni riferimenti sull’evento si possono trovare anche in fogli, volantini e manifesti di diversa tipologia e provenienza, stampati soprattutto durante il 1918 e rivolti principalmente ai soldati.

Per quel che riguarda i documenti di carattere un po’ più privato e personale vale la pena segnalare su tutti il diario dattiloscritto attribuibile alla maestra Antonietta Calcinoni, che fa parte del Fondo della Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea.

In questo diario, scritto nel novembre 1917, viene raccontata la fuga dei soldati italiani e l’occupazione del paese di Follina (Treviso) da parte delle truppe nemiche. Di grande interesse è anche la lettera datata 8 novembre 1917, dell’Archivio di Stato di Mantova, nella quale un militare rassicura il padre sulle proprie condizioni di salute dopo il disastro e la ritirata.

Tra le poche cartoline presenti nel portale ve n’è una assai significativa prodotta nel novembre 1918, subito dopo la conclusione della guerra. In tale documento, che fa parte della raccolta Formiggini, vengono raffigurati un soldato e un marinaio che con un panno cancellano da un muro le scritte “Caporetto” e “Voiussa”. Il significato è chiaro: il Regio Esercito ha finalmente riscattato le gravi sconfitte subite precedentemente sul fronte italo-austriaco e su quello albanese e per questo motivo i nomi legati alle disfatte possono essere rimossi dalla memoria e dalla coscienza nazionale.

Un discorso a parte va fatto per la vastissima collezione di periodici, tutti di eccezionale interesse, sia per qualità che per rarità. In essi mancano riferimenti espliciti alla sconfitta di Caporetto, della quale, ovviamente, si tenta di parlare il meno possibile per non demoralizzare ulteriormente le truppe e per non macchiare il prestigio militare della nazione. Tra le testate conservate, notevole importanza ricoprono i giornali di trincea (per lo più digitalizzati e forniti dalla Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea), le cui pubblicazioni aumentano sensibilmente a partire dal novembre 1917, quando il governo intravede in essi il mezzo ideale per svolgere un’efficace azione di propaganda sui soldati, spronandoli al riscatto dell’orgoglio e dell’onore nazionale. Viene stampato così un elevato numero di giornali per i combattenti con incitamenti, notizie dagli altri fronti, ricorrenze patriottiche e alcuni riferimenti alle violenze e alle brutalità commesse dal nemico nei territori occupati.




Collegamenti

Articoli correlati

iconaInserisci un nuovo commento




captcha