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18/10/2017

Centro Arti e Scienze Golinelli, uno spazio di immaginazione e sperimentazione

A Bologna una nuova "infrastruttura" per la conoscenza e la cultura. L'attività espositiva inizia con la mostra "Imprevedibile, essere pronti per il futuro senza sapere come sarà"

Martino Gamper, Expected to be or happen at a time still to come, 2009, tappeto annodato a mano in lane policrome realizzato in Nepal, 280x190cm; esemplare unico, Edizione Nilufar; foto: Daniele Iodice
Martino Gamper, Expected to be or happen at a time still to come, 2009, tappeto annodato a mano in lane policrome realizzato in Nepal, 280x190cm; esemplare unico, Edizione Nilufar; foto: Daniele Iodice

L’11 ottobre, a due anni dalla nascita dell'Opificio Golinelli, è stato inaugurato a Bologna il Centro Arti e Scienze Golinelli, una nuova iniziativa la cui progettazione architettonica è stata affidata a Mario Cucinella Architects. L’Opificio Golinelli getta così le fondamenta per diventare una vera e propria infrastruttura per la conoscenza e la cultura, destinata a crescere ancora. Infatti, a breve, la Fondazione avvierà ulteriori lavori di ampliamento, che in un anno porteranno alla realizzazione di un altro spazio.

Il nuovo Centro Arti e Scienze Golinelli è uno spazio di immaginazione e sperimentazione pensato per offrire una sintesi fra arte e scienza; ospiterà un programma pluriennale di iniziative culturali con l’obiettivo di immaginare il futuro e stimolare un insieme di azioni educative, formative e imprenditoriali per i giovani. «L’idea di futuro che abbiamo in mente», spiega Andrea Zanotti presidente della Fondazione Golinelli, «è quella in cui non ci sarà più posto per una frammentazione che divida la parte ideativa, quella sperimentale e quella produttiva: i luoghi della conoscenza, della sperimentazione e della produzione dovranno necessariamente integrarsi per poter far fronte e sostenere la velocità del cambiamento nella quale siamo immersi».

Il nuovo spazio inizia l'attività espositiva con la mostra “Imprevedibile, essere pronti per il futuro senza sapere come sarà” dal 13 ottobre al 4 febbraio 2018 con la cura di Giovanni Carrada e Cristiana Perrella; questa è l’ultima di sette esposizioni che hanno indagato temi forti della contemporaneità in modo innovativo intrecciando l’arte con la scienza. Dopo aver esplorato l’antroposfera, il rapporto tra uomo e tecnologia, le nuove età della vita, le energie della mente, la scienza del gusto, la libertà, è ora la volta del futuro.

Il percorso espositivo mette in dialogo opere di artisti contemporanei italiani e internazionali con una serie di exhibit di argomento scientifico, prevalentemente video, lasciando che le suggestioni dell’arte e della scienza aiutino il visitatore a farsi un’idea più ricca e complessa dell’argomento, sviluppando un proprio punto di vista sul futuro che ci aspetta. In mostra i lavori di: Pablo Bronstein, Martin Creed, Flavio Favelli, Martino Gamper, Tue Greenfort, Ryoji Ikeda, Christian Jankowski, Elena Mazzi con Sara Tirelli, Tabor Robak, Nasan Tur, Tomas Saraceno, Yinka Shonibare Mbe, Little Sun, Superflex, Joep Van Lieshout, Ai Weiwei.




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