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Focus

7/1/2013

Il Fai lancia le "Primarie della cultura"

Il Fondo Ambiente Italiano ha indetto una consultazione popolare online: i cittadini possono scegliere tra quindici temi di politica culturale quelli su cui il prossimo governo dovrebbe concentrarsi in modo prioritario

Il sito delle Primarie della cultura
Il sito delle Primarie della cultura

Il 24 e 25 febbraio si terranno le elezioni politiche. Da oggi al 28 gennaio si può votare, invece, per le Primarie della Cultura. L’iniziativa è del Fai - Fondo Ambiente Italiano, con l’obiettivo di dare ai cittadini la possibilità di esprimersi sulle priorità che il prossimo governo dovrebbe affrontare in materia di beni culturali. 
 
I partecipanti sono invitati a pronunciarsi su una selezione di quindici temi; ogni votante può indicarne sull’apposito sito (www.primariedellacultura.it) fino a tre, oltre a pubblicare i suoi commenti sui social network Facebook, Twitter e Google+.  
 
Il primo tema è “Non uno di meno: quota minima uno per cento dei soldi pubblici per la cultura”. Attualmente gli stanziamenti per i beni culturali in Italia ammontano solo allo 0,19 per cento, contro l’uno per cento circa della Francia e l’1,20 dell’Inghilterra. L’idea è incrementare le risorse in linea con gli altri paesi europei, nella convinzione che ciò sia indispensabile per sviluppare il turismo e l’industria culturale.

“Chi tocca il suolo muore: stop al consumo del paesaggio” si intitola la seconda istanza: ciò che si chiede è una revisione delle norme che tutelano il paesaggio, nel segno di una restrizione dello sfruttamento del suolo e di un inasprimento delle sanzioni contro l’abusivismo edilizio.

Il terzo punto, “Io non dissesto: piani certi per la sicurezza del territorio”,si concentra sulle strategie per la prevenzione dei disastri ambientali, la tutela delle aree a rischio idrogeologico, la valorizzazione dei paesaggi agricoli, la rinaturalizzazione e riqualificazione fluviale e dei versanti.

Altra battaglia proposta è quella contro l’abbandono dei centri storici – “Io centro: difendere i centri storici” – da combattere attraverso incentivi fiscali e semplificazioni burocratiche per l’apertura di attività artigianali, ricettive e commerciali consone alle caratteristiche dei luoghi.

Con “Basta leggi mancia, piani triennali per le risorse della cultura” si chiede una programmazione di più ampio respiro per la musica, il teatro, il cinema e la danza.

Rispetto dell’ambiente, sicurezza alimentare e sviluppo economico si coniugano nel tema “Agri-cultura: più lavoro e benessere a km zero”. Anche in questo caso si propongono incentivi per una produzione agricola innovativa e sostenibile, che dia occupazione anche alle generazioni più giovani.

Si suggerisce, poi, una “Legge speciale per il terzo settore che opera nei beni culturali”, per ridurre la burocrazia che scoraggia l’impresa privata in questo campo. Contestualmente si chiede una riduzione delle imposte indirette agli enti non profit che operano nella conservazione e nella gestione dei beni culturali e incentivi fiscali per le donazioni private (“No profit, no tasse: incentivi per chi opera nei beni culturali”).

Un capitolo importante è quello dell’istruzione: “Ricomincio da tre (ore): più storia dell’arte a scuola”. L’obiettivo è aumentare il numero delle ore di insegnamento di storia dell’arte in tutte le scuole superiori.

Per la memoria storica è fondamentale, inoltre, secondo i promotori, riorganizzare e digitalizzare le biblioteche e gli archivi, ampliando e rinnovando le possibilità di fruizione e consultazione: “Mi ricordo, sì, io mi ricordo: salviamo le biblioteche” è il grido di battaglia.

L’undicesimo dei temi selezionati è la riforma del Ministero per i Beni e le Attività CulturaliProgetto Mibac 2.0” –, che dovrebbe avere un ruolo più incisivo e attuale; il dicastero, infatti, negli ultimi dieci anni ha visto contrarsi il suo bilancio del 36,4 per cento.

Riguardo all’intervento privato, “Più start-up per tutti: vere agevolazioni per i giovani”: la proposta è utilizzare parte dell’evasione fiscale recuperata per creare un fondo destinato a imprese innovative e cooperative di giovani che operino nei beni e nelle attività culturali.

Una voce a sé la merita il comparto turistico: “Meno Italialand, più Italia: politiche integrate per il turismo”. Per tornare ai vertici della classifica dei visitatori, il nostro paese ha bisogno di un maggior coordinamento delle azioni di promozione, anche mediante una grande piattaforma digitale.

Vanno, inoltre, potenziati – e siamo al penultimo punto, “Restauro, resta con noi: tutelare l’artigianato di qualità” – quei settori in cui l’Italia già eccelle, come le attività artigiane e il restauro. 

Infine, con lo slogan “Diritto allo studio, dovere di finanziarlo”, si invita a votare per gli investimenti nella formazione, dopo i tagli di Stato all’università di un miliardo e mezzo di euro negli ultimi cinque anni.    



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