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28/10/2015

Il Museo Bailo, scrigno della scultura di Arturo Martini

A Treviso, dopo quasi dodici anni, riapre la struttura museale, completamente trasformata dal progetto architettonico ed espositivo: una grande galleria d’arte del Novecento con oltre 300 opere in mostra

Dopo quasi dodici anni, riapre, il 30 ottobre, a Treviso il Museo Civico Luigi Bailo, completamente trasformato da interventi architettonici e museografici: una grande galleria d’arte del Novecento, soprattutto per la raccolta di Arturo Martini, la più ricca e preziosa, oggi pienamente valorizzata.

L’edificio ha sede nel centro storico, a Borgo Cavour, in una fabbrica antica, ex convento degli Scalzi fino al 1866, ed è parte, insieme al complesso di Santa Caterina, del sistema museale comunale. La ristrutturazione, dello Studiomas di Padova (Marco Rapposelli, Piero Puggina e Heinz Tesar), improntata a criteri di trasparenza, apertura verso l’esterno, collegamento col contesto cittadino, dialogo tra vuoti e pieni, ha ripristinato una sequenza di luoghi dotati di carattere preciso e riconoscibile: l’atrio urbano, su cui si proietta il rinnovato disegno della facciata; e i due spazi fondamentali della nuova galleria, illuminata naturalmente da luce zenitale attraverso un lucernario, e dell’antico chiostro cinquecentesco restaurato, dominato dal monumentale gruppo scultoreo martiniano Adamo ed Eva Ottolenghi del 1931, visibile dall’esterno.

Il progetto espositivo, studiato da Maria E. Gerhardinger, Emilio Lippi, Eugenio Manzato, Marta Mazza e Nico Stringa, ha come fulcro la collezione Martini. Dello scultore (1889-1947), riconosciuto come uno dei più grandi del Novecento, sono esposte in ordine cronologico, fra il primo piano e il pianterreno, quasi 140 opere: terracotte, gessi, sculture in pietra, bronzi, opere grafiche e ceramiche, capolavori come le Allegorie del Mare e della Terra, la Pisana o la Venere dei porti. A confronto opere di artisti veneti della seconda metà dell’Ottocento, in particolare Luigi Serena e Giovanni Apollonio; di contemporanei come Gino Rossi; di eredi ed epigoni, da Carlo Conte a Giovanni Barbisan, per un totale di oltre 300 opere.

L’intero intervento è costato 4,6 milioni di euro ed è stato concepito come un primo lotto, in attesa di nuovi finanziamenti, dotato però di autonomia e completo nei servizi.

Museo Bailo; fotografia: © Marco Zanta
Museo Bailo; fotografia: © Marco Zanta

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