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24/4/2015

Indigo, una nuvola informatica per la ricerca europea

Al via il progetto coordinato dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare: dal programma Horizon 2020 undici milioni di euro in trenta mesi per sviluppare una piattaforma di tipo cloud al servizio di diversi ambiti disciplinari

Ha preso il via ufficialmente il progetto europeo Indigo - DataCloud, che porterà allo sviluppo di una piattaforma software di cloud computing destinata alla ricerca scientifica: una nuvola informatica al servizio delle più diverse discipline, non solo nell’ambito delle cosiddette “scienze dure”, ma anche in quello umanistico. Il progetto, a guida italiana, è coordinato dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, che ha ospitato la conferenza d’avvio a Bologna (22-24 aprile). Con l’Infn sono coinvolte ventidue istituzioni scientifiche di primo piano di undici paesi, oltre a quattro grandi aziende del comparto delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione: l’italiana Santer Reply, la tedesca T-Systems, la multinazionale Atos e la spagnola Indra. Indigo rientra in Horizon 2020, il Programma quadro europeo per la ricerca e l’innovazione, che ha messo a disposizione un finanziamento di undici milioni di euro in trenta mesi, in buona parte destinati al personale, con opportunità per giovani specialisti.

L’iniziativa rappresenta un ulteriore avanzamento nella costruzione di una rete di infrastrutture digitali per la ricerca europea, dopo i passi già mossi nel campo del calcolo distribuito, o grid computing. È già aperto da anni, infatti, il cantiere della European Grid Infrastructure (Egi), per interconnettere centinaia di centri di calcolo e immagazzinare, distribuire e analizzare, tra gli altri, le centinaia di milioni di Gigabyte di dati scientifici prodotti dal Large Hadron Collider (Lhc), l’acceleratore di particelle situato presso il Cern di Ginevra. Con Indigo si vuole realizzare una struttura più flessibile per le esigenze di diversi ambiti disciplinari: fisica, astronomia, bioinformatica, modellazione del clima, geofisica e vulcanologia, scienze della vita, scienze umane e sociali.

La piattaforma potrà essere molto utile anche per la gestione dei dati di grandi archivi di opere museali o di cataloghi bibliotecari. Tra i partner, infatti, c’è anche l’Iccu, l’Istituto Centrale per il Catalogo Unico delle Biblioteche Italiane e per le Informazioni Bibliografiche del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo. «In Italia ci sono milioni di dati e migliaia di collezioni digitali conservate da biblioteche, musei e archivi; con questa piattaforma sarà molto più semplice, sicura e potente la condivisione dei nostri tesori anche in differenti settori della ricerca», spiega Sara Di Giorgio, rappresentante dell’Iccu nel progetto Indigo, sottolineando che «gli esperti di beni culturali hanno da condividere molti dati e ricerche, basti pensare agli scambi che nel solo restauro si creano con fisici o chimici». «Questo DataCloud – aggiunge – è quindi una grande opportunità per i beni culturali italiani; noi forniremo i requisiti tecnici insieme alle altre discipline scientifiche come la fisica, l'astrofisica, la biomedicina o la climatologia».

La piattaforma software sarà completamente gratuita e open source e potrà operare su infrastrutture di rete sia pubbliche che private. Come spiega Davide Salomoni del Cnaf, il Centro nazionale dell’Infn per la ricerca e lo sviluppo nel campo delle tecnologie informatiche, principal investigator di Indigo, «si potrà così rispondere allo stesso tempo alle esigenze di calcolo, elaborazione o archiviazione di ricercatori di discipline molto diverse, senza dover riscrivere ogni volta i software da zero, attraverso l’utilizzo di funzionalità comuni fornite dalla piattaforma». In sostanza i ricercatori avranno a disposizione uno strumento con cui accedere a risorse di calcolo e di archiviazione condivise ed effettuare elaborazioni complesse, che non potrebbero svolgere con pochi computer o con il solo centro di calcolo del proprio laboratorio o ente. Ciò significa, sintetizza Salomoni, «potenziare la capacità degli scienziati europei di ogni settore di risolvere problemi e arrivare a nuove scoperte».

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