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1/4/2016

Infrastrutture di ricerca e crescita culturale, il ruolo delle biblioteche

La conferenza nazionale sui trent’anni del Servizio bibliotecario nazionale è stata l’occasione per una riflessione sull’evoluzione delle reti della conoscenza

La conferenza nazionale “1986-2016: trent’anni di biblioteche in rete” che si è svolta oggi a Roma, nella Biblioteca Nazionale Centrale, in occasione del trentennale del Servizio bibliotecario nazionale, organizzata dall’Iccu - Istituto centrale per il catalogo unico delle biblioteche italiane e per le informazioni bibliografiche, è stata l’occasione per una riflessione sullo sviluppo delle infrastrutture per la ricerca e, più in generale, sulla crescita culturale del paese.

A introdurre la sessione di lavoro “Ricordare, discutere, rilanciare Sbn”, è stata, nel segno dell’ottimismo, la testimonianza di Giovanna Merola, ex direttore dell’Iccu, per la quale «molto è stato fatto, ma molto si deve ancora fare, sulla base delle cose realizzate». Tra tutti i concetti usati per descrivere il Servizio bibliotecario nazionale, ha scelto come linea guida anche per il futuro quello della «fertilizzazione incrociata», per enfatizzare l’importanza del confronto tra ambienti diversi e delle contaminazioni.

Il dibattito sul «rapporto tra le biblioteche e altre questioni che hanno a che fare con la crescita culturale, civile e forse anche economica» è poi entrato nel vivo con Giovanni Solimine, ordinario di Biblioteconomia e Culture del libro, dell’editoria e della lettura alla Sapienza Università di Roma, partito da alcuni dati sulla distribuzione delle biblioteche e sui servizi bibliotecari, dati che segnalano uno squilibrio territoriale: il 48,8 per cento delle biblioteche si trova al nord, dove risiede il 45,7 per cento degli italiani; il 21,3 per cento al centro, i cui abitanti sono il 19,9 per cento del totale; il 29,7 per cento al sud, una percentuale inferiore rispetto a quella della popolazione, 34,4 per cento di quella nazionale. Quale ruolo possono svolgere le biblioteche e un’infrastruttura di rete per modificare questa situazione? Per lo studioso le biblioteche possono «contrastare la frammentazione dei saperi» e favorire l’interdisciplinarietà e l’educazione permanente. Bisogna ricordare, ha sottolineato, che «in tantissime località le biblioteche pubbliche sono l’unico presidio culturale, e anche un social network fisico». Tuttavia, ha concluso Solimine, le biblioteche «da sole non ce la possono fare»: «la strada è sicuramente la rete della cooperazione».

Anche Alberto Petrucciani, ordinario di Archivistica, bibliografia e biblioteconomia alla Sapienza di Roma, ha ricordato le peculiarità del «paesaggio bibliotecario italiano», che non ha confronti in Europa per il «tessuto fitto e di lunga durata» (ci sono biblioteche in attività ininterrottamente dal Medioevo; oltre mille conservano fondi antichi consistenti) e per varietà tipologica. Ha, quindi, individuato nel catalogo e nella biblioteca digitale un sodalizio indispensabile per la ricerca. A questo proposito ha indicato delle direzioni di lavoro: il censimento del patrimonio culturale, non solo antico; la qualità dell’elaborazione dei dati; il miglioramento dell’esplorabilità dei contenuti; il potenziamento della comunicazione assumendo come punto di vista di base quello del pubblico. «Il punto – ha spiegato – è che il pubblico ormai non si aspetta più solo i dati bibliografici, ma l’accesso alle risorse digitali (che ovviamente non può essere a tutto né a tutto gratuitamente). È necessario molto più dialogo tra le biblioteche e chi usa i servizi, circa due milioni di studenti e docenti universitari».

Di una importante infrastruttura, che ha condiviso parte del cammino col Servizio bibliotecario nazionale, il Garr, la Rete italiana della ricerca e dell’istruzione, ha parlato il direttore Federico Ruggieri. Sbn è tra i servizi storici del Garr, così come l’Iccu è tra i primi istituti connessi (dal 1998); partendo come esperienza pionieristica, oggi può essere considerato «un successo in termini di soddisfacimento delle necessità». Tra le ragioni di un bilancio complessivamente positivo c’è l’internazionalità: l’Italia è solo al secondo posto nell’accesso a Sbn, dopo gli Usa; percentuali significative hanno anche altri paesi; università e istituzioni di vario tipo accedono a livello internazionale; Sbn non è un servizio utile solo alle biblioteche.

Una panoramica sulle infrastrutture di ricerca europee, con particolare riferimento a quelle umanistiche, è stata offerta da Riccardo Pozzo, direttore del dipartimento di Scienze umane del Consiglio nazionale delle ricerche. Oggi il Cnr ha la funzione, attribuitagli dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca (Miur), di rendere possibile la partecipazione dell’Italia alle infrastrutture di ricerca europee, una quarantina in tutto. Quelle umanistiche sono sei, tra le quali Dariah - Digital Research Infrastructure for the Arts and Humanities e Clarin - Common Language Resources and Technology Infrastructure.

Infine, Caterina Tristano, ordinaria di Paleografia dell’Università di Siena, e Lorenzo Baldacchini, docente di Archivistica, bibliografia e biblioteconomia dell’Università di Bologna, hanno illustrato due basi di dati: ManusOnLine e Edit16.

Manus, all’interno del grande progetto Sbn, è il sistema di catalogazione dei manoscritti. Il suo obiettivo è mettere a disposizione degli studiosi le informazioni sul patrimonio dei manoscritti – in latino, tardoantichi, medievali e volgari, e in prospettiva anche greci e mediorientali – conservato in Italia. Manus è in fase di cambiamento grazie all’operatività in ambiente web, un cambiamento che, secondo Tristano, deve soddisfare esigenze di tutela, valorizzazione e supporto alla ricerca: l’auspicio è che vengano finanziate campagne di digitalizzazione di codici per metterli in rete nella loro interezza e poter fruire di schede bibliografiche dettagliate e complete.

Un altro progetto evolutosi in parallelo con Sbn è Edit16, il censimento delle edizioni italiane del XVI secolo, percepito «come un modello» anche all’estero, ha rivendicato Baldacchini, ricordando le collaborazioni con la British Library sugli incunaboli e quelle con Francia, Belgio e Svizzera per Editef sulle edizioni italiane in territori francofoni. Le edizioni registrate da Edit16 superano le 68 mila; si stima che complessivamente siano circa 80 mila; non manca molto, pertanto, alla conclusione: è il momento, quindi, ha concluso Baldacchini, di «ragionare su chi deve fare cosa. L’investimento necessario, non faraonico, è nella forza lavoro».

Conferenza nazionale "1986-2016: 30 anni di Biblioteche in rete"
Conferenza nazionale "1986-2016: 30 anni di Biblioteche in rete"


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