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14/11/2014

Infrastrutture digitali, dai beni culturali enormi moli di dati per la ricerca

Sempre più le scienze umane puntano sull’integrazione delle risorse per condividere le informazioni e creare nuova conoscenza: in un convegno il punto sulle visioni politiche nazionali ed europee, lo stato dell’arte e le prospettive   

Un momento del convegno
Un momento del convegno

Le infrastrutture di ricerca sono sistemi formati da risorse, servizi e strutture; sempre di più si avvalgono delle possibilità offerte dalle nuove tecnologie digitali per gestire immense masse di dati e creare laboratori virtuali per la collaborazione tra comunità di ricerca; ciò ormai non vale più soltanto per le cosiddette scienze dure, ma anche per quelle umanistiche.

Il convegno internazionale “Infrastrutture di ricerca e infrastrutture digitali per il patrimonio culturale”, che si è concluso oggi a Roma, alla Biblioteca Nazionale Centrale, organizzato nell’ambito del semestre italiano di presidenza dell’Unione Europea, ha fatto il punto sulle e-infrastructure per i beni culturali.

L’evento, articolato in due giornate e quattro sessioni, ha illustrato la visione politica a livello nazionale ed europeo. L’Ue, infatti, nell’ambito della piattaforma Horizon 2020, promuove il potenziamento della collaborazione tra infrastrutture. Come ha spiegato Zoran Stančič, vice direttore generale della direzione della Commissione europea Communications Networks, Content & Technology, o Dg Connect, le infrastrutture di ricerca e le infrastrutture digitali «sono componenti essenziali per garantire l’eccellenza nella scienza», anche nel campo delle scienze sociali e umane: «Bibliotche, musei, archivi e l’intero settore di ricerca nel campo dei beni culturali si stanno sempre più spostando verso lo sviluppo di metodi, sistemi e strumenti per l’accesso e la conservazione del patrimonio culturale. Ciò faciliterà la rappresentazione della conoscenza, le tecnologie di accesso, gli standard comuni per i metadati, le ontologie e, per esempio, i modelli di applicazione per l’accesso universale ai dati culturali».

Sul versante italiano, bisogna «spingere il dialogo fra le istituzioni culturali e il mondo della ricerca attraverso un uso più intensivo delle autostrade digitali, delle infrastrutture digitali, per rendere sempre più fruibile il patrimonio culturale. E l'Italia sta lavorando con convinzione in questa direzione», ha dichiarato Rossella Caffo, direttore dell'Istituto Centrale per il Catalogo Unico delle Biblioteche Italiane del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, in apertura del convegno. «Abbiamo enormi moli di dati sui beni culturali da rendere disponibili, attraverso le infrastrutture digitali, al mondo della ricerca e a tutti gli interessati. Le istituzioni culturali – ha spiegato – producono dati strutturati e aperti, sono a loro volta delle infrastrutture di ricerca che usano autostrade digitali. Il dialogo fra tutti – ha sottolineato – può produrre progressi nella conoscenza dei beni culturali». Per raggiungere questo obiettivo, tuttavia, «serve un cambio di passo epocale nella cultura digitale», ha avvertito il capo di Gabinetto del Mibact, Giampaolo D'Andrea, annunciando che il Ministero «sta spingendo in questa direzione».

Nelle sessioni successive si è parlato dello stato dell’arte e delle prospettive future, per passare, quindi, a una panoramica sulle infrastrutture della ricerca e le comunità per l’arte, le scienze umane e il patrimonio culturale digitale. Tra le principali inziative, diverse sono a guida italiana: Charisma - Cultural Heritage Advanced Research Infrastructures, Synergy for a Multidisciplinary Approach to Conservation/Restoration, riguardante la conservazione e il restauro; Ariadne - Advanced Research Infrastructure for Archaeological Dataset Networking sugli archivi digitali per l’archeologia; Dch-Rp - Digital Cultural Heritage Roadmap for Preservation, per  la conservazione a lungo termine del patrimonio culturale digitale; Joint Programming Initiative on Cultural Heritage, che coordina i programmi di ricerca nazionali degli Stati partecipanti e i relativi finanziamenti nel settore della conservazione dei beni culturali, del patrimonio immateriale e del digitale. Le altre infrastrutture digitali di ambito umanistico sono Dariah - Digital Research Infrastructure for Arts and the Humanities; Cendari - Collaborative European Digital Archive Infrastructure, finalizzata all’integrazione delle risorse di storia medievale e moderna, e Clarin - Common Language Resources and Technology Infrastructure, che integra risorse e tecnologie linguistiche. 

Al termine della due giorni un workshop interamente dedicato ad Ariadne, di cui il coordinatore scientifico, Franco Niccolucci, ha ilustrato i risultati dei primi due anni di attività e gli sviluppi previsti per il prossimo biennio. Per dare qualche cifra: 400 mila record italiani, 4,6 milioni di record europei, con l’obiettivo di arrivare a sei milioni nel 2017; 200 mila rapporti di scavo da mettere online; un centinaio di ricercatori impegnati in Europa, una ventina dei quali in Italia, e circa 1.500 coinvolti, con una comunità potenziale di circa 50 mila utenti. 




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