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17/12/2015

L’Aquila, l’arte trova una nuova casa nel Munda

Rinasce il Museo Nazionale d’Abruzzo, nell’ex Mattatoio comunale completamente ristrutturato con tecnologie antisismiche. In esposizione oltre cento opere di diverse epoche e tipologie, rappresentative dell’identità culturale della regione

L’arte trova una nuova casa a L’Aquila dopo il disastroso terremoto del 2009: il Munda - Museo Nazionale d’Abruzzo, che sarà inaugurato il 19 dicembre, nell’ex Mattatoio comunale, completamente ristrutturato con tecnologie antisismiche, dal ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Dario Franceschini col segretario generale Antonia Pasqua Recchia, il direttore del Polo Museale d’Abruzzo Lucia Arbace, il presidente della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso, il sindaco Massimo Cialente e l’arcivescovo metropolita monsignor Giuseppe Petrocchi.

Si tratta di un progetto museografico e museologico ambizioso per l’eccellenza dei lavori strutturali e di restauro, il valore storico artistico delle opere esposte, il significato per la comunità. Dell’intervento si è fatto carico integralmente lo Stato italiano per il tramite del Mibact attraverso Invitalia, nell’ambito del progetto Mumex, i grandi musei attrattori del Mezzogiorno. La sede si trova in borgo Rivera a ridosso delle mura urbiche, di fronte alla Fontana delle 99 Cannelle, un’area significativa, legata alla fondazione della città.

Per l’esposizione sono state selezionate oltre cento opere, tra le più importanti del Museo Nazionale d’Abruzzo che era ospitato nel castello cinquecentesco. I materiali in mostra appartengono a diverse epoche e tipologie – reperti archeologici, sculture lignee e dipinti fino al XVIII secolo – e sono rappresentativi non solo della collezione museale ma della storia e dell’identità culturale dell’intera regione. La dimensione narrativa del percorso evidenzia i collegamenti dei beni con le chiese, i monumenti e il patrimonio culturale del territorio.

Tra le attrazioni, alcune delle più belle e antiche Madonne d’Abruzzo, come la Madonna di Lettopalena del XII secolo e la Madonna “de Ambro” della prima metà del XIII secolo, e capolavori noti come il Trittico di Beffi e il Cristo e l’adultera di Mattia Preti.

Molte delle opere esposte sono state recuperate tra le macerie o comunque danneggiate dal sisma e restaurate; è il caso, ad esempio, del duecentesco Cristo deposto del Duomo di Penne o della pala con la Madonna e santi di Giovanni Paolo Cardone proveniente da una distrutta chiesa cappuccina, per il restauro della quale è stata messa a punto una nuova metodologia di distensione della tela.

Il Trittico di Beffi
Il Trittico di Beffi


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