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23/4/2012

La Fabbrica di San Pietro, un laboratorio per le tecniche costruttive

In una conferenza nei Musei Vaticani Nicoletta Marconi, docente alla Facoltà di Ingegneria dell’Università di Roma Tor Vergata, ha ripercorso la storia di un’istituzione “custode di un sapere esecutivo di altissimo livello” 

Conferenze sul patrimonio architettonico
Conferenze sul patrimonio architettonico

Si è svolto il 17 aprile, presso i Musei Vaticani, la terza delle “Conferenze sul patrimonio architettonico”, ideate e organizzate dall'Ufficio di Sovrintendenza ai Beni Architettonici dei Musei Vaticani. A introdurre il convegno è stato il professor Antonio Paolucci, Direttore dei Musei, a cui è seguita la relazione di Nicoletta Marconi, docente della Facoltà di Ingegneria dell'Università degli Studi Roma Tor Vergata, intitolata Di maniera antica-moderna assai buona. Cantieri, apparati, strumenti e maestranze: l'officina della Fabbrica di San Pietro per la pratica del restauro a Roma tra il XVII e XIX secolo”.
 
L’excursus storico della Marconi ha ripercorso le vicende della Fabbrica sino alle soglie del Novecento, mostrando come l’alto livello di specializzazione dei tecnici e il grado di perfezionamento delle pratiche abbiano reso l’istituzione un imprescindibile punto di riferimento nei secoli. Ancora oggi, afferma in conclusione la relatrice, «il repertorio di dispositivi tecnologici potrebbe essere di straordinaria efficacia operativa, essendo tutti replicabili. Teoricamente, questi potrebbero essere adattati alle esigenze della pratica del restauro, con le dovute modifiche rispetto alla normativa in vigore».
 
Le origini dell’istituzione della Fabbrica di San Pietro risalgono all’atto di fondazione della Basilica stessa, nel 1506, voluta da Giulio II e sono legate al nome di famosi architetti, eccellenti capomastri e operai, che contribuirono all’edificazione del Tempio della Cristianità. Ma come è stato  possibile assicurarne la conservazione nel tempo e, in particolare, quante macchine e quante invenzioni sono state utilizzate per far nascere e sostenere questo capolavoro dell’architettura? La conferenza ha illustrato gli aspetti organizzativi e tecnici di questa istituzione, a cui per secoli è stato demandato il compito di conservare e restaurare uno dei più imponenti edifici del mondo, le cui dimensioni sono tali da renderne difficile persino la spolveratura, per non parlare dell’installazione di gruppi scultorei o del recupero delle decorazioni pittoriche e musive.
 
Del resto, l’eccellenza di questa istituzione non si limitò alla conservazione della sola Basilica, ma anche ad altri importanti monumenti dell’edilizia romana, tra cui il Pantheon. Con Giulio II l’organigramma dell’istituzione era stata svincolata dal controllo della Camera Apostolica e dotata di un’autonomia che sarebbe stata accentuata da Paolo V Borghese (1552-1621). L’impianto amministrativo della Fabbrica era composto esclusivamente da membri della Curia, alle dirette dipendenze del Pontefice, riuniti nella Congregazione della Fabbrica, in carica fino al 1968.
 
Con il passare del tempo, la Fabbrica stessa si trasformò in un laboratorio sperimentale di pratica edilizia e in una prestigiosa palestra formativa per le maestranze, che ebbero un ruolo fondamentale nell’affermazione del primato dell’istituzione petriana nell’ambito dell’edilizia romana. Un prestigio, questo, assicurato anche dall’accumulo di materiale di consumo e dal ricco patrimonio di attrezzature e strumenti da lavoro, macchine e dispositivi, serviti, ad esempio, al sollevamento dell’Obelisco nella piazza di San Pietro, attuata sotto la direzione del Fontana.
 
Nel Settecento, la Fabbrica diventò, come ha ricordato Nicoletta Marconi, «custode di un sapere esecutivo di altissimo livello» nel campo delle tecniche costruttive: dal restauro alla conservazione e manutenzione, con l’ideazione, ad esempio, di nuovi ponteggi adattabili a qualsiasi contesto. La progettazione di tali ponteggi, fissi e mobili, risulta talmente importante nell’attività della Fabbrica, da essere stata accompagnata, nel 1743, dalla pubblicazione a stampa del volume Castelli e ponti, a cura del maestro Nicola Zabaglia, che aveva diretto prestigiosi interventi: tra questi si ricordano il ponte per il restauro della Tribuna di San Paolo Fuori le Mura, il ponteggio ideato per il reintegro di tutti gli apparati a stucco della volta centrale della Basilica di San Pietro o quelli inventati per le opere di manutenzione e restauro delle cupole minori e per i pennacchi della Cupola grande, per le cornici della Cupola, fino all’installazione delle cinquanta statue sopra i bracci rettilinei del portico della piazza di San Pietro e il consolidamento della Cupola stessa. Il volume Castelli e ponti era, inoltre, arricchito da raffinate incisioni, che illustravano nel dettaglio tutte le componenti dei congegni che, come sottolinea la Marconi, sono tuttora «potenzialmente replicabili». Un manuale tecnico, dunque, per esperti, divenuto uno strumento fondamentale di divulgazione dei prodigi tecnologici e delle ingegnose invenzioni della Fabbrica, segnando, inoltre, «il passaggio, dalla trattatistica intesa come sapere teorico alla manualistica semplificazione del sapere pratico». La fortuna critica del manuale e delle macchine di Zabaglia è tale che la prima edizione risultò presto esaurita; del resto, è fondamentale l’attenzione che l’autore pone alla sicurezza degli operai, al riuso dei componenti e ai suoi dispositivi, utilizzati, senza soluzione di continuità, fino al XX secolo. A conclusione dell’importante indagine documentaria messa in luce dalla professoressa Marconi, sui fatti storici di maggior spicco che hanno alimentato la storia della Fabbrica, è emerso, su sollecitazione del Direttore Paolucci, che molti di questi materiali antichi, strumenti e attrezzi sono ancora conservati in San Pietro e alcuni sono tuttora utilizzati, sulla linea di una continuità di lavoro, tuttora esistente per la gestione del complesso.



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