Condividi
  • Facebook
  • Twitter
5/6/2015

Museo delle Mummie di Roccapelago, la storia di una comunità

Il Comune del Modenese inaugura il progetto museale nato dalla scoperta di una cripta cimiteriale con centinaia di corpi di individui vissuti tra il XVI e il XVIII secolo

La Soprintendenza Archeologia dell'Emilia-Romagna, il Comune di Pievepelago e la Fondazione Cassa di Risparmio di Modena con la collaborazione dell'Università degli Studi di Bologna e dell'Istituto Beni Culturali e Naturali Regione Emilia-Romagna presentano il Museo Civico delle Mummie di Roccapelago a Pievepelago (Modena), che apre il 6 giugno a pochi anni dalla scoperta di una cripta cimiteriale sotto il pavimento della Chiesa della Conversione di San Paolo Apostolo, con centinaia di corpi, in parte mummificati.

Un museo unico nel suo genere che racconta la vita e la morte della comunità vissuta tra i monti di Pievepelago dal XVI al XVIII secolo: il ritrovamento dei quasi quattrocento individui con gli indumenti, i sudari, gli oggetti devozionali, i monili ha richiesto un progetto di studio integrato che ha coinvolto antropologi, archeologi, esperti di tessuti e di religiosità popolare ma anche biologi, genetisti e patologi, tutti impegnati a ricostruire la vita di questa piccola comunità.

I curatori Donato Labate, Vania Milani e Thessy Schoenholzer Nichols hanno cercato di ricreare nell’allestimento museale l’emozione di questa scoperta; una dozzina di corpi mummificati sono stati deposti sulla roccia nella cripta, nel rispetto della giacitura originaria e con loro è stata ricomposta la sepoltura di una giovane donna, rinvenuta con i resti di tre corpicini sul grembo e attorniata da diversi bambini. Le mummie non vengono esposte in teche come reperti, bensì nel luogo dov’erano state sepolte e ritrovate, visibile anche dal pavimento della chiesa grazie a una vetrata.

L’allestimento poi si dipana tra le tre sale dell'ex canonica: la prima contiene gli oggetti – ceramiche, manufatti domestici, bombarde, intonaci dipinti – che raccontano la storia della Rocca prima della sua trasformazione in chiesa, Nella seconda sala hanno trovato posto i reperti devozionali – medaglie, rosari, crocefissi, immagini sacre e una rara lettera di rivelazione – e gli elementi di decoro personale – anelli, collane, orecchini; qui sono esposti anche i resti antropologici, ossa e denti che rivelano le malattie degli abitanti e i reperti d'interesse entomologico, botanico e zoologico. La terza sala espone gli indumenti indossati dalle mummie, reperti di difficile conservazione come calze e camicie ma anche i sudari cuciti addosso ai defunti.

Il progetto museale ha voluto conservare tutti gli aspetti che raccontano la vita semplice di questa comunità: dalle paure ai punti di forza, dalla durezza dei lavori ai rari momenti di svago, fino alle risorse del territorio in cui si è sviluppata.

Cripta con le mummie deposte sulla nuda roccia come nella giacitura originaria; foto: Vania Milani, archivio SAR-ERO; © 2015
Cripta con le mummie deposte sulla nuda roccia come nella giacitura originaria; foto: Vania Milani, archivio SAR-ERO; © 2015


torna all'inizio del contenuto