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23/10/2012

INTERVISTA

Ozmo: "La Street Art rivoluzionata dal web"

L'artista, reduce da un recente intervento creativo al Macro di Roma, parla dei suoi riferimenti, delle tecniche utilizzate e delle prospettive dell'arte di strada in un'epoca dominata dai mezzi di comunicazione digitali e dalla logiche economiche. Avverte che l'interesse per i graffiti è spesso superficiale, disgiunto dal contesto sociale, ma aggiunge che le opere hanno ancora il potere di cambiare le cose

di Marta Pepe

Gionata Gesi, in arte Ozmo, si forma all’Accademia di Belle Arti di Firenze e dai primi anni Novanta, dopo un esordio nel mondo del fumetto, si concentra sulla pittura e sul writing. Nel 2001 l’artista si trasferisce a Milano, dove insieme a un piccolo gruppo di amici, getta le basi per quella che sarebbe diventata la Street Art italiana, di cui è uno degli indiscussi pionieri. Proprio a Milano l’artista opera in centri sociali e spazi alternativi, tra cui il Leoncavallo, dove realizza una delle sue opere murali più famose che fu definita da Vittorio Sgarbi «la Cappella Sistina della contemporaneità». Nel 2012 il  Museo del Novecento dedica a Ozmo un “Primo piano d’artista”: Il PreGiudizio Universale: l’artista dipinge dal vivo nello spazio mostre del Museo che, terminato il making of dell’opera, decide di acquistarla: in questo modo Ozmo è il primo street artist a entrare in una collezione di arte pubblica museale. È sempre opera sua il recente intervento sulla parete dell’Urban Area del Museo d’Arte Contemporanea di Roma (Macro) realizzato  tra il 26 settembre e il 5 ottobre. In questa intervista ci parla dei suoi riferimenti artistici, delle tecniche usate e delle prospettive del'arte di strada. 
 
Il titolo dell’opera che ha ideato per la parete di venti metri del  Museo di Arte Contemporanea di Roma è Voi valete più di molti passeri! e si  riferisce alle parole del Maestro nel Vangelo di Matteo. Perché questa citazione, cosa significa riportata nella società odierna?
 
«La citazione calzava a pennello perché, osservando l'opera, ci si trova di fronte ad una negazione del messaggio biblico e questo suscita una serie di domande nell’osservatore: chi sono i passeri, e perché vengono citati? Matteo ci viene in aiuto e ci dice che "due passeri si vendono per un soldo" per cui potremmo dire: "voi valete più di moltissimi soldi!"».
 
Il bozzetto dell’opera mostra una moltitudine di persone schiacciate sotto la piramide del potere e la scritta “In Art We Trust”: è ancora possibile oggi credere nell’arte come mezzo per esprimere la propria libertà personale svincolata da logiche economiche e di potere?
 
«Questo è il fine ideale dell'arte, ma oggi le opere vengono prodotte e commercializzate come un bene di scambio qualsiasi, e questo credo abbia comportato necessariamente un decadimento dell'opera artistica. Penso che un’opera debba avere un’utilità, sia essa estetica, intellettuale o emozionale; il potere di cambiare le cose, se non in modo universale comunque in termini personali».
 
Quali sono i suoi riferimenti nell’arte del passato?
 
«Mi riferisco a qualsiasi opera o immagine mi chieda di essere riprodotta: a volte trovo  per caso un’immagine che fa al caso mio per un quadro o un muro;  in tal caso me ne approprio e la ricontestualizzo. Altre volte un’immagine mi colpisce e aspetto anche anni prima di utilizzarla nel modo appropriato».
 
Lei è attivo sulla scena artistica dagli anni Novanta. Che tecnica usa oggi e come si è evoluta da allora fino all’opera per il Macro?
 
«Disegno  con matite e penne da quando sono bambino; intorno ai quattordici anni ho cominciato a usare pennarelli e acquerelli e a diciasette anni  le bombolette spray su grandi superfici. In seguito ho approfondito la tecnica della pittura ad olio e mi sono specializzato con i pennarelli; infine ho approcciato l'acrilico in termini pittorici. Oggi mischio tutti questi mezzi espressivi, il problema tecnico per me è secondario, posso fare qualsiasi cosa il contesto necessiti».
 
Quali sono secondo lei le prospettive della Street  Art nel futuro, quali i possibili scenari? Il web avrà un ruolo determinate in questa evoluzione?
 
«Non amo la Street Art o i graffiti intesi come “riqualificazione urbana”; mi pare sia un modo poco rispettoso di riconoscere il fenomeno artistico e sociale. Il web ha cambiato totalmente il modo in cui questa pratica viene percepita: il 99 per cento della Street Art che conosciamo è diffusa via web e stampa; un post nel blog giusto o in un quotidiano popolare comporta molta più attenzione di un intervento in una strada del centro. Questo fa sì che il fenomeno sia vissuto in termini superficiali, quando l'arte di strada non prescinde la cultura di strada e da tutto quello che ne concerne, illegalità, degrado e questione sociale».
Ozmo, Urban Arena, 2012
Ozmo, Urban Arena, 2012

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