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1/4/2016

Sbn, “cooperazione” è la parola chiave per il futuro

Bilancio e prospettive nella conferenza sui trent’anni del Servizio bibliotecario nazionale 

«Considero Sbn uno dei grandi successi del nostro paese, uno dei punti su cui fondare una seria politica culturale», ha dichiarato Flavia Piccoli Nardelli, presidente della commissione Cultura, scienza e istruzione della Camera dei Deputati, in apertura della conferenza nazionale “1986-2016: trent’anni di biblioteche in rete” che si è svolta oggi a Roma, nella Biblioteca Nazionale Centrale, in occasione del trentennale del Servizio bibliotecario nazionale. L’evento, organizzato dall’Iccu - Istituto centrale per il catalogo unico delle biblioteche italiane e per le informazioni bibliografiche, tutt’altro che celebrativo, si è concentrato soprattutto sulle prospettive future, tenendo conto, tuttavia, dei risultati raggiunti come premesse per i prossimi sviluppi.

Il trentennio di vita di Sbn, a cavallo tra due secoli, ha visto succedersi 21 governi e 18 presidenti del Consiglio, con politiche culturali molto diverse, ha ricordato l’onorevole Nardelli; «i paradigmi stessi della cultura sono cambiati, insieme al nostro ambiente cognitivo, la rivoluzione tecnologica è stata anche rivoluzione culturale (...) Il pubblico è più partner che utente, la cittadinanza non può più configurarsi come mera fruizione. In questo contesto il Servizio bibliotecario nazionale ha sperimentato con largo anticipo i nuovi sistemi di formazione di grandi basi dati: «le biblioteche, in particolare quelle pubbliche – ha sottolineato Nardelli – hanno garantito un servizio essenziale alla comunità, secondo il principio cardine dell’uguaglianza di accesso per tutti, gratuitamente e promuovendo l’educazione e la comprensione del patrimonio e dell’eredità culturale del nostro paese in conformità con l’articolo 9 della Costituzione». Facendo un bilancio di un’esperienza trentennale e individuando dei valori da salvaguardare per il futuro, la presidente della commissione Cultura della Camera ha infine evidenziato che Sbn rappresenta una «sintesi straordinaria tra le realtà locali e l’Europa», esprimendo apprezzamento per il modello cooperativo e per il ruolo svolto dalle biblioteche non solo per la conservazione della memoria ma anche per l’accesso alla conoscenza.

Sul ruolo strategico del Servizio bibliotecario nazionale tra passato e futuro è intervenuta Rossana Rummo, direttore generale Biblioteche e istituti culturali del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, per la quale l’anniversario rappresenta «un’occasione unica per riflettere, analizzare e proporre evoluzioni». «Trent‘anni sono tanti per un progetto, quindi abbiamo la responsabilità di avanzare delle proposte», ha spiegato, convinta che «oggi ci sono le condizioni per il rilancio partendo da una rete potentissima e da un patrimonio bibliografico ricchissimo». Queste le «piste di lavoro» indicate: comprendere a chi ci si rivolge, poiché la domanda è molto diversa da quella del 1986; interrogarsi in maniera critica sulla funzione del catalogo, su come può essere reso più accessibile; «allagare la rete, a partire dagli istituti culturali, integrare tutte le risorse digitali, lavorare per dei servizi al cittadino». Con queste finalità la direzione generale ha sollecitato l’Iccu a istituire dei gruppi di lavoro, tre già operativi: Evoluzione e sviluppo di Sbn; Infrastrutture per il patrimonio bibliografico e digitale; Linee d’azione per la definizione delle politiche per l’accesso ai servizi.

Proprio il direttore dell’Iccu, Simonetta Buttò, dopo un breve excursus storico, ha incoraggiato tutti gli attori coinvolti a offrire il loro contributo per il rilancio, dando appuntamento alla fine dell’anno per fare il punto; da parte sua ha indicato come «principali cardini da cui ripartire» la cooperazione, «binomio inscindibile con Sbn», e il servizio. «Non è più possibile oggi – ha spiegato – parlare in maniera separata di informazione bibliografica e accesso al documento, di catalogo e biblioteca digitale». «Se è importante integrare il digitale nel catalogo, è altrettanto importante sapere anche dove e come farlo», ha aggiunto, puntando l’attenzione su chi di Sbn non fa ancora parte – circa metà delle 13mila biblioteche disseminate sul territorio nazionale – e auspicando un allargamento a cominciare da istituti del Mibact e di altri ministeri, di importanti università e centri di ricerca, di enti pubblici, di Camera e Senato. La biblioteca pubblica che partecipa a Sbn – ha sintetizzato – può diventare la «casa digitale» di tanti istituti locali, dando visibilità a un patrimonio, prezioso perché attuale, di pubblicazioni. Non si tratta di uno sviluppo di poco conto, ha concluso, anche se «la tenuta del sistema logico ci rende ottimisti».

Conferenza nazionale "1986-2016: 30 anni di Biblioteche in rete"
Conferenza nazionale "1986-2016: 30 anni di Biblioteche in rete"


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