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11/4/2019

Un’interfaccia per tante banche dati, la scoperta oltre la ricerca

L’Iccu ha presentato oggi a Roma il progetto del Portale delle biblioteche e degli istituti culturali italiani

È stato presentato oggi a Roma, nella Sala Spadolini del Ministero per i beni e le attività culturali (Mibac), il progetto del Portale delle biblioteche e degli istituti culturali italiani, che integrerà le banche dati bibliografiche e dei portali tematici gestiti dall’Iccu, l’Istituto per il catalogo unico delle biblioteche italiane e per le informazioni bibliografiche.

Si tratta di una piattaforma concepita per effettuare ricerche sia nel patrimonio bibliografico che tra le altre risorse digitali prodotte dalle istituzioni che partecipano ai progetti nazionali coordinati dall’Iccu: questo il cuore del progetto, illustrato dal direttore dell’Iccu, Simonetta Buttò. «Sarà il punto di arrivo di una lunga attività di studio, iniziata tre anni fa» e destinata a proseguire, ha premesso Buttò: per realizzare il nuovo Sistema di ricerca integrato, dopo la fase di analisi preliminare, è stato pubblicato lo scorso ottobre un bando di gara europeo e per la realizzazione ci vorranno circa 24 mesi. Il raggruppamento d’impresa incaricato è costituito da Dm Cultura, Inera e Gruppo Meta.

Entrando nel vivo delle diverse risorse che la nuova piattaforma permetterà di ricercare, la responsabile dell’Iccu ha citato innanzitutto il catalogo del Servizio bibliotecario nazionale (Sbn): «Una realtà imprescindibile» per anni di esperienza, partner coinvolti e dimensioni, con oltre 60 milioni di ricerche e decine di milioni di prestiti all’anno per 18 milioni di record. «Non a caso – ha sottolineato – Sbn è stato inserito dall’Agid, l’Agenzia per l’Italia digitale, tra le banche dati di interesse nazionale». Inoltre, è stato sottolineato che oggi Sbn «non è più un semplice catalogo bibliografico», poiché «sono presenti materiali non librari di vario tipo». Accanto a Sbn saranno integrati Edit16, il Censimento nazionale delle edizioni italiane del XVI secolo, ricco di 70 mila schede corredate da immagini e frutto della collaborazione con 1.591 partner e dell’apporto di collezioni private, anche straniere, e ManusOnLine, il database dei manoscritti antichi e moderni conservati nelle biblioteche italiane, anch’esso sostenuto da un vasto partenariato e ricco di esemplari digitalizzati. Nel nuovo portale, poi, ha proseguito Buttò, verranno valorizzati anche progetti tematici e specialistici, come 14-18: documenti e immagini della Grande Guerra e Movio, un’applicazione che raccoglie circa 200 mostre virtuali. «Il caposaldo del nuovo sistema integrato è Internet Culturale, la digital library italiana» per l’accesso alle collezioni digitali delle biblioteche, una rete di 162 istituti, che insieme all’aggregatore nazionale CulturaItalia condivide le policy e gli standard di Europeana.

Il portale è stato pensato per «integrare informazioni che oggi sono presenti in data base separati; integrare le informazione con gli oggetti digitali; comunicare con un linguaggio chiaro, amichevole, evitando tecnicismi e accompagnare l’utente con un’interfaccia intuitiva per svolgere ricerche anche sofisticate», ha spiegato Buttò, puntualizzando che «semplificazione non vuol dire banalizzazione». Le risposte alle ricerche saranno presentate in modo chiaro e ordinato, rispettando la varietà delle risorse: ad esempio, la ricerca su un autore, darà come risposta i suoi libri, ma anche i suoi ritratti, le interviste, le mostre... In sintesi, «è un’operazione che potremmo definire di empowerment». Un altro aspetto da puntualizzare è che non sarà una nuova digital library, ma che saranno recuperate e valorizzate risorse esistenti, ma distribuite e spesso poco visibili, nel «policentrismo del patrimonio culturale italiano». Infine, Buttò ha accennato agli sviluppi ulteriori: il passo successivo sarà la creazione di un nuovo ambiente di gestione cloud per i bibliotecari; inoltre, si pensa ad accordi mirati con altri partner, gestori di siti culturali di grande successo.

A dimostrazione della rilevanza che il Mibac attribuisce al progetto, il ministro Alberto Bonisoli ha inviato un messaggio di saluto in cui ha parlato di «un evento di straordinaria importanza per le biblioteche». Con il progetto del sistema integrato, «la biblioteca si rinnova e diventa piattaforma multimediale» e «il Mibac si rinnova e va verso il futuro sulle spalle del suo passato». Anche il direttore generale Biblioteche e istituti culturali del Ministero, Paola Passarelli, ha parlato di una «svolta epocale». «È un progetto che punta a rendere più facile la conoscenza», ha sintetizzato, aggiungendo che la sfida è solo all’inizio e che «l’ambizione è essere interoperabili anche con altri sistemi».

La presentazione è avvenuta alla presenza di studiosi ed esperti di biblioteconomia, editoria digitale e lettura, dai quali sono giunte osservazioni e sollecitazioni. Giovanni Solimine, ordinario di Biblioteconomia all’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, ha messo in evidenza che è importante «semplificare, ma non banalizzare, non sacrificare la complessità, non impoverire i contenuti». «Trovare un equilibrio non è facile», ha ammesso, «ma è l’obiettivo» se si vuole fare la differenza in una rete che spesso genera sazietà e mette alla prova la «pazienza cognitiva» degli utenti.

Claudio Leombroni, direttore dell’Ibc - Istituto per i beni artistici culturali e naturali della Regione Emilia Romagna, sulla base della sua esperienza in Sbn, ha suggerito come parole chiave le tre che compongono il nome della grande infrastruttura culturale: Servizio bibliotecario nazionale, ponendosi l’enfasi sulla necessità che anche il nuovo progetto sia interpretato come un servizio, indirizzato sia ai bibliotecari che agli utenti; che abbia dietro la comunità delle biblioteche e che si fondi sul rapporto tra Stato e Regioni.

Alberto Petrucciani,ordinario di Bibliografia e biblioteconomia all’Università “La Sapienza”, invece, ha inquadrato il progetto «non solo nella storia delle biblioteche», ricordando che esiste un «policentrismo istituzionale» e che «la proliferazione delle iniziative e degli istituti di cultura è tipica dell’Italia», che, infatti, diversamente da altri paesi che hanno prodotti grandi progetti dal centro, «ha una quantità enorme di collezioni digitali, anche piccole, e materiale interessante sparso qua e là». A suo parere le sfide sono soprattutto due: integrare alla fonte, evitando duplicazioni, e progettare una comunicazione innovativa. Senza un’interfaccia valida il progetto non decollerà, ma l’interfaccia non basterà senza i contenuti.

Gino Roncaglia, professore associato di Editoria digitale e Informatica umanistica all’Università degli Studi della Tuscia, ha evidenziato che un progetto di digitalizzazione avanzato deve integrare, connettere, al fine di «superare la frammentazione» e che c’è bisogno di «organizzare contenuti di qualità», di «costruire percorsi». Questa è un’esigenza forte anche per la scuola: per i docenti nel preparare le lezioni e per gli studenti nell’apprendere. In questa prospettiva «la biblioteca scolastica dovrebbe essere uno spazio importante» della scuola futura, anche legato all’approfondimento degli interessi personali, alla scoperta dei territori e, più in generale, allo sviluppo delle «competenze di cittadinanza».

Infine Marino Sinibaldi, direttore di Radio3 Rai, ha colto l’iniziativa come un ulteriore passo avanti delle biblioteche nell’apertura alla società e ha evidenziato il «ruolo che iniziative come queste possono avere nel civilizzare la rete con contenuti di qualità», ovvero strutturati e complessi, auspicando un’evoluzione della rete, in cui al momento sembra prevalere la tendenza alla frammentazione.


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