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25/6/2015

Un museo per Gigi Guadagnucci, maestro del marmo

A Massa, a Villa La Rinchiostra, è stato inaugurato lo spazio museale dedicato all'artista contemporaneo scomparso due anni fa quasi centenario. In esposizione 53 sculture e otto bassorilievi

È stato inaugurato a Massa, in occasione del centenario della sua nascita, il museo permanente dedicato all’opera di Gigi Guadagnucci, uno degli ultimi maestri del marmo. Il Museo – che per volere dell’artista, ha costituito un comitato scientifico per la valorizzazione della raccolta composto da Fernando Mazzocca, Marco Baudinelli, Massimo Bertozzi, Ines Berti, Ornella Casazza – ha sede nella seicentesca Villa La Rinchiostra, una delle residenze ducali dei Cybo Malaspina, situata nella piana massese a pochi chilometri dalla città. Per la cura del progetto, il comitato si è avvalso della collaborazione di Giuseppe Cannilla e Alberto Giuliani.

Nato nel 1915 alle pendici delle Apuane, Gigi Guadagnucci si è affermato come scultore inizialmente in Francia, dove si trasferì nel 1936 per motivi politici, prima a Grenoble e poi a Parigi, dove frequentò artisti come Severini, Zoran Music, Yves Klein e Tinguely. Con la fine degli anni Sessanta, si riavvicinò progressivamente all’Italia, riallacciando rapporti con la sua terra, invitato più volte a partecipare a varie edizioni della Biennale di Scultura di Carrara. Scomparso il 14 settembre 2013, già dal 2012 aveva stipulato un contratto con il comune di Massa per la costruzione del museo con l’intenzione di farne un luogo per l’arte contemporanea.

Le opere di Guadagnucci occupano il primo piano e il seminterrato della Villa dove sono esposte cinquantatré sculture circa di grande formato, in marmo statuario e otto dei bassorilievi “erotici” in marmo, onice e travertino iraniano. Eseguite tra il 1957 e il 2002, queste opere documentano il suo intero percorso artistico; le sculture, collocate in spazi e collezioni pubbliche e private in tutto il mondo – oltre che in Italia e in Francia, anche in Brasile, in Giappone e negli Stati Uniti – trovano qui un luogo raccolto dove manifestare tutta la loro forza espressiva, esaltando fino in fondo le qualità dei marmi apuani, da sempre la materia naturale della scultura.

Quella di Guadagnucci è una scultura a tutto tondo, piena di forza e temperamento: è la storia della sua vita, vivere e scolpire sono sempre stati per lui la stessa cosa. L’impronta è quella dell’astrattismo e dell’informale che riproduce tuttavia i ritmi e le forme geologiche del materiale di cui è fatta, rimandando ai frammenti delle sue montagne e quindi della sua vita come nelle opere Orchidée o Arbre, Gestuelle o Contrepoint, dei primi anni Sessanta.

In ogni sua stagione, la scultura di Guadagnucci dimostra una precisa evidenza formale e una tenuta plastica che condensa insieme il tempo e lo spazio, sia nelle opere dai volumi pieni degli anni Sessanta, sia in quelle successive che si risolvono nella modulazione, quasi musicale, delle lamine, oppure in quelle degli anni Ottanta dove approda alla vitalità dei fiori e delle vegetazioni. In sculture come Meteora o Fuga o Angelo, degli anni Settanta, si manifesta il desiderio di sdoganare la pietra dalla sua naturale pesantezza. La leggerezza è sempre una costante: vincere la gravità per raggiungere il ritmo fluido ed elegante di una danza che imita i movimenti dei corpi celesti.

Gigi Guadagnucci all'opera per il sultano del Brunei
Gigi Guadagnucci all'opera per il sultano del Brunei


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