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22/3/2012

Vento e fantasia a Trieste

Il Magazzino dei Venti, che punta a trasformarsi in Museo della Bora, è uno spazio interdisciplinare che illustra gli aspetti scientifici, sociali e culturali degli spostamenti delle masse d’aria  

Trieste, Stazione Marittima in un giorno di Bora
Trieste, Stazione Marittima in un giorno di Bora

Uno spazio interdisciplinare, tra scienza, arte, cultura e società: così si presenta al pubblico il Magazzino dei Venti di Trieste, rivolto agli abitanti della città e ai turisti, agli esperti del settore eolico e ai profani. Nato nel 2004, su idea dell’Associazione Museo della Bora, lo spazio è in costante ampliamento e auspica di trasformarsi nel Museo della Bora e del Vento. Il percorso espositivo, allestito con la finalità di offrire un punto di incontro tra Trieste e “il resto del mondo”, si concentra sullo studio della Bora, non solo in ambito scientifico, ma come “idea” filosofica di movimento, aggregazione e scambio; una metafora che sia da esempio per il superamento dei confini attraverso una condivisione e uno scambio di idee.

Un centro “vivo”, come il vento tipico di Trieste, la Bora, che offre un circuito scientifico-culturale da cui possono nascere nuove iniziative sull’utilizzo dell’energia eolica. Suddiviso in aree tematiche, il Magazzino dei Venti non si concentra esclusivamente sull’aspetto scientifico, ma spazia in vari ambiti che possano illustrare il fenomeno partendo dall’approccio razionale a quello più fantastico e immaginario.
Sette aree tematiche presentano la bora con un’introduzione scientifica che prevede una spiegazione sui venti in generale, soffermandosi sugli spostamenti delle masse d'aria, l’utilizzo del vento con vele, mulini o wind farm, fino alle leggende e il mondo greco con le storie intorno al mito di Eolo.
 
Da un’illustrazione generale si passa all’approfondimento sulla Bora, descrivendone le caratteristiche, i percorsi, la velocità, con statistiche e l’ausilio di cartoni animati divulgativi.
 
Segue l’area curiosità che raccoglie “fatti e misfatti”; in mostra in questa sezione gli articoli del «Piccolo» sulle raffiche più impetuose e i sistemi architettonici utilizzati per la tutela dei cittadini, che vanno dalla realizzazione degli immobili, fino alle corde per i pedoni presenti sui marciapiedi e addirittura a speciali mollette per il bucato. Non mancano i testi delle canzoni ispirate al forte vento.
Nell’area letteraria sono raccolte tutte le citazioni tratte dai testi degli “scrittori della Bora”; fra le più note Il mio Carso di Scipio Slataper (Rizzoli Bur 1989). Lo spazio testimonianze apre la sezione più “viva” del museo; conclusa la presentazione degli aspetti più documentari, le sezioni che seguono presentano la Bora, interagendo con l’utente; si accede così all’area testimonianze, in cui i triestini possono raccontare la loro personale esperienza; è memorabile, a riguardo, l’anno 1954, quando la Bora soffiò a 171 chilometri orari. Nello spazio esperienza si accede alla Sala del soffio, luogo in cui in visitatore vive in prima persona l’esperienza dei rèfoli di vento. La sala, cubica, prevede la proiezione di immagini della città su tutte le pareti; al visitatore è data la facoltà di selezionare sia la zona della città in cui vorrebbe trovarsi, sia la velocità del vento, trovandosi a vivere l’esperienza virtuale di una giornata di Bora.
 
Lo spazio giochi, in fase di realizzazione, insegna ai più piccoli a comprendere come la Bora si incanala per le vie della città, attraverso esperimenti da effettuare in su un plastico che riproduce Trieste. Nell’area esposizioni temporanee Spazio&vento avviene lo scambio culturale fra la città di Trieste e altre realtà urbane e sociali; artisti e non solo interpretano la Bora ognuno col proprio stile e la propria poetica. 



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