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Focus

1/8/2017

“Il Piano scuola digitale incontra il paese”, una spinta all’innovazione

Presentati i prossimi passi del programma di digitalizzazione. Il Miur punta a creare un ecosistema per lo sviluppo mediante alleanze istituzionali, territoriali e con le imprese

Presentazione del Piano nazionale scuola digitale 2017
Presentazione del Piano nazionale scuola digitale 2017

Centoquaranta milioni di euro per i laboratori professionalizzanti in chiave digitale; 15 milioni per estendere il registro elettronico a tutte le classi del primo ciclo; 2,5 milioni per la creazione di ambienti didattici innovativi contro la dispersione scolastica nelle periferie; tre gruppi di lavoro al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (Miur) per portare le competenze digitali in modo strutturale negli ordinamenti scolastici, rivedendo le indicazioni nazionali e mappando le nuove metodologie: sono alcuni dei prossimi sedici passi per l’attuazione del Piano Nazionale Scuola Digitale (Pnsd), che saranno messi in campo fra settembre e novembre, annunciati dalla ministra, Valeria Fedeli, a Roma nell’evento “Il Piano Scuola Digitale incontra il Paese”.

Tra gli altri impegni di spesa e azioni ci sono, poi, 5,7 milioni per la manutenzione della strumentazione tecnologica nelle scuole del I ciclo; servizi digitali più semplici ed efficienti; lancio del nuovo design per i siti web scolastici; un kit per la cittadinanza digitale per ogni scuola; attività sulle discipline scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e mediche (Stem, Science, Technology, Engineering and Mathematics); una community online per gli animatori digitali e i team per il digitale delle scuole.

Dalle rilevazioni dell’Osservatorio Scuola Digitale sono emersi, intanto, i primi dati, presentati nel corso dell’evento, riguardanti un campione di 3.500 scuole. Cominciando con l’accesso alla rete, il 97 per cento degli edifici scolastici è connesso a internet per la didattica, nel 47 per cento dei casi con una buona connessione; il 48 per cento degli edifici è interamente cablato, sono cablati e connessi il 75 per cento dei laboratori e il 54 per cento delle aule.

La strumentazione per la didattica digitale risulta adeguata nel 54 per cento delle aule; il 50 per cento delle scuole promuove l’utilizzo di strumenti digitali personali in classe, il cosiddetto Byod - Bring Your Own Device, sul quale il 30 per cento ha adottato un regolamento; l’82 per cento degli istituti utilizza il registro elettronico di classe e il 96 per cento si avvale di strumenti digitali per comunicare con le famiglie.

Per quanto riguarda le competenze digitali, il 74 per cento delle scuole ha attivato percorsi di cittadinanza digitale, il 60 per cento di pensiero computazionale o robotica (con oltre 1,6 milioni di ragazzi coinvolti nel progetto “Programma il futuro”), il 59 per cento di creatività digitale (ad esempio scrittura e lettura creativa), il 16 per cento di economia e imprenditorialità.

Fra gli altri dati spiccano le 568.033 utenze attivate per la Carta del docente, lo strumento che consente di utilizzare online i 500 euro per l’aggiornamento professionale, con oltre 35 mila esercenti registrati e più di 200 milioni spesi per l’acquisto di beni e servizi, e i 2,7 milioni di Carte dello studente, di cui un milione attivate, per l’accesso a sconti e agevolazioni.

Valeria Fedeli ha difeso la riforma della “Buona scuola”, in particolare per la lotta alla dispersione, l’alternanza scuola-lavoro e il Pnsd: «Per troppo tempo — ha ricordato — la scuola è stata considerata un luogo lontano dall’innovazione. Separata dal Paese da tecnicismi, problemi e dibattiti che non hanno fatto giustizia al ruolo abilitante che l’educazione deve avere. Tra i pregi della “Buona scuola” vi è indubbiamente l’inversione di questa narrativa». Ha sottolineato, quindi, che il Piano Nazionale Scuola Digitale «va molto oltre l’innovazione del sistema scolastico» perché spinge «la domanda di innovazione e la capacità di innovare del nostro Paese».

La titolare del Miur ha espresso soddisfazione per i dati, definendo «straordinari» i progressi compiuti in un anno e mezzo per colmare il divario rispetto agli altri paesi sviluppati nella digitalizzazione, ma ha aggiunto che «il lavoro non è finito» e ha indicato le direttrici per i prossimi investimenti, che dovranno essere mirati, coinvolgere gli innovatori e creare un ecosistema di innovazione attorno alla scuola: «Dobbiamo lavorare sulle connessioni, sull’accesso, ma anche accelerare sul tema delle competenze digitali delle ragazze e dei ragazzi e sulla formazione delle e degli insegnanti: si tratta di fornire alle nuove generazioni strumenti per incidere sul presente e sul domani in maniera consapevole e di sostenere le docenti e i docenti, attraverso l’aggiornamento delle loro conoscenze, nel loro ruolo di guida delle studentesse e degli studenti. Sono loro il vero cuore del Piano Scuola Digitale. L’innovazione passa dalla conoscenza», ha chiuso Fedeli.

L’iniziativa “Il Piano Scuola Digitale incontra il Paese” è stata organizzata nello spirito delle alleanze istituzionali, territoriali e con le imprese a sostegno dell’innovazione del sistema dell’istruzione. Alla presenza di una nutrita rappresentanza dei territori, del mondo accademico e produttivo sono stati rilanciati gli accordi territoriali con le Regioni e i Comuni ed è stata annunciata la creazione di uno Stakeholders’ Club per riunire attorno a obiettivi comuni imprese, enti, associazioni, università che intendono sostenere l’attuazione del Piano.

Nel segno della collaborazione tra le istituzioni va anche la recente riunione congiunta del Cun – Consiglio Universitario Nazionale e del Consiglio Superiore dei Beni Culturali e Paesaggistici, organi consultivi rispettivamente del Miur e del Mibact, alla presenza dei rispettivi ministri. Dario Franceschini ha parlato di «un salto di qualità nel rapporto tra le due amministrazioni»; per Valeria Fedeli l’istituzione di un gruppo di lavoro tra i due consigli «darà un ruolo più incisivo e sistematico a quella connessione originaria tra mondo della ricerca e formazione e mondo della tutela e valorizzazione del patrimonio». Molti i possibili ambiti di collaborazione: l’educazione al patrimonio culturale; progetti di ricerca nazionali ed europei; biblioteche e musei universitari; corsi di laurea in restauro; accesso ai dati e promozione della cultura e della ricerca scientifica e tecnica (in particolare nel campo dell’archeologia); scuole di specializzazione, master e dottorati; scambi; stage; promozione della lettura; internazionalizzazione; innovazione tecnologica. Musei, biblioteche e archivi potrebbero dare un contributo anche alla digitalizzazione della scuola, grazie alle grandi potenzialità del riuso delle collezioni digitali, che possono essere considerate “fonti primarie” per lo studio e la didattica.





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