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Focus

14/1/2014

“Vedere la Grande Guerra”, un racconto per immagini

Una mostra virtuale documenta il primo conflitto mondiale attraverso testimonianze fotografiche conservate dall’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano. Tra i temi l’arte, la vita dei soldati, il lutto e la memoria   


di Marco Pizzo *

Vedere la Grande Guerra - Gorizia, la chiesa di Sant'Andrea dopo i bombardamenti, 1916
Vedere la Grande Guerra - Gorizia, la chiesa di Sant'Andrea dopo i bombardamenti, 1916

È online da pochi giorni una mostra digitale curata dal Museo Centrale del Risorgimento, che ha l’obiettivo di valorizzare una serie di immagini storiche sulla Grande Guerra.

Tra i numerosi effetti che provocò la Prima Guerra Mondiale uno non irrilevante fu il radicale rinnovamento delle metodologie utili a documentarla. La guerra fu vista, seguita e descritta da decine di fotografi, pittori, scrittori che testimoniarono la loro partecipazione al conflitto mediante i più svariati mezzi di espressione – dai documenti alle cartoline, dai giornali di trincea ai quaderni delle scuole del fronte, dalle lettere private alla famiglia ai volumi a stampa di memorie – e non a caso la Grande Guerra che è stata letta ed interpretata come l’ultimo atto della cultura dell’Ottocento e, al tempo stesso il preludio della moderna contemporaneità.

Tutto questo straordinario insieme di testimonianze si strutturò, alla fine della guerra grazie ad una capillare opera di conservazione che, nel caso specifico del Museo Centrale del Risorgimento, dette vita al fondo denominato “Fondo Guerra”, che in origine era conservato unitariamente all’interno delle raccolte dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano e che in un secondo tempo – intorno al 1935 – fu smembrato tra lo stesso Istituto e la Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea.

Questa mostra è stata realizzata nell’ambito della sperimentazione del software Movio, un tool per creare mostre digitali, messo a disposizione dall’Istituto Centrale per il Catalogo Unico delle Biblioteche e finanziato dalla Fondazione Telecom Italia, con l’obiettivo di“far vedere” il patrimonio documentario di difficile consultazione per la sua complessa sedimentazione e perciò “invisibile”, uno strumento comunque utile per la ricostruzione storica della Grande Guerra.

Infatti fin dal 1915 Paolo Boselli, presidente del Comitato Nazionale per la Storia del Risorgimento, aveva presentato una relazione finalizzata alla raccolta di testimonianze e documenti della guerra, considerata come la quarta guerra d’indipendenza, a questo era seguito un fattivo lavoro documentato da una successiva relazione presentata dal medesimo nel 1918 in cui era testimoniata La raccolta iconografica dei principali documenti biografici riguardanti i caduti sul campo dell’onore.

Tutto il materiale – da quello grafico a quello fotografico, da quello a stampa a quello d’occasione – era stato diviso in due grossi nuclei: l’Archivio della guerra  e la Biblioteca della guerra.  Una raccolta questa che andò in seguito a confluire all’interno di uno specifico fondo all’interno degli archivi dell’Istituto per la Storia del Risorgimento.

All’interno del Museo Centrale del Risorgimento la raccolta non ebbe termine con la conclusione del conflitto, ma proseguì fino almeno agli anni Trenta mediante singole donazioni o lasciti. Un capitolo a parte merita senz’altro la guerra e le opere d’arte. Volendo semplificare possiamo  individuare due grandi aree: da una parte la serie di fotografie che ritraggono le varie fasi di protezione delle opere d’arte dai possibili danneggiamenti del conflitto, dall’altra le distruzioni perpetrate alle città d’arte dalle incursioni aeree nemiche. Venezia, Padova ma anche moltissime città comprese tra il Piave e l’Isonzo, sono ritratte attraverso i tetti delle chiese sventrate, gli affreschi ridotti in frammenti, le statue mutilate. Emblematico a questo riguardo è il caso del tempio canoviano di Possagno alla cui distruzione parziale o totale dei modelli in gesso di Antonio Canova è dedicata una intera campagna fotografica.

Un’altra importante sezione, o area di interesse, di questi fotografi è rappresentata dai momenti di svago o di attività ricreativa: dal teatro del soldato a partite di football  tra le forze interalleate, da gare o tornei di vario tipo a personali momenti di relax – la scrittura di una lettera, la rasatura della barba, un momento di musica improvvisato con strumenti di fortuna. Lo stretto legame che si venne a creare tra il singolo militare e il suo nuovo ruolo all’interno della vasta impresa bellica del conflitto mondiale trova poi un puntuale riscontro negli scatti che vedono singoli, anonimi soldati in posa mostrando orgogliosi gli strumenti della loro attività: una bomba, un cannone, un aereo

A tutta quanta questa sezione di rievocazione in atto della guerra sulla fronte, fa da crudo contraltare la specifica sezione tesa invece a documentare morti, mutilazioni e ferimenti. Il fotografo indugia quindi con  insistenza sui corpi devastati dallo scoppio delle bombe o dai gas asfissianti, mostrando i mutilati e i feriti o cimiteri di guerra improvvisati.

Non mancano poi numerose serie fotografiche di sfilate militari, di premiazioni, di conferimento di onorificenza o di “visite”di personalità illustri: regnanti, generali, ma anche protagonisti della vita culturale italiana -  da Gabriele D’Annunzio a Arturo Toscanini – o internazionale, come nel caso di Kipling.

Una fonte “indiretta” per la storia della Grande Guerra è costituita dalle opere di pittura, scultura ed incisione che vennero realizzate per il concorso delle “Medaglie d’Oro” della Grande Guerra.  Nel 1934 venne bandito un concorso avente per tema “La Guerra e la Vittoria” nel quale pittori, scultori e incisori venero invitati a raffigurare momenti e gesta, individuali o collettive delle Medaglie d’Oro della Prima Guerra Mondiale.

Questo concorso, che si svolse nei prestigiosi ambienti del Quirinale e che vide la partecipazione di molti dei più rappresentativi artisti del panorama italiano, privilegiando naturalmente gli esponenti di un certo pacato realismo di stampo accademico al di là dei difficili sperimentalismi delle avanguardie, oltre che essere inquadrato all’interno della politica di esaltazione fascista per il gesto glorioso e per la “bella morte”,doveva essere letto nell’ottica del recupero di  una memoria bellica nazionale e in una volontaria esaltazione della Prima Guerra Mondiale interpreta in senso nazionalistico e patriottico.

Le opere vincitrici del concorso bandito nel 1934, o comunque ritenute in qualche modo meritevoli d’attenzione, vennero acquistate direttamente dalla Regina Elena che le donò al Museo al fine di poter utilizzare per il suo percorso di visita le illustrazioni dei vari momenti di eroismo che avevano contribuito alla vittoria lungo la galleria ellittica del Museo.

Tutti questi temi sono ora strutturati in questa mostra virtuale che è stata implementata da una serie di contributi video realizzati nel corso dei laboratori di didattica sperimentale nelle scuole di Roma e del Lazio. Un modo di rendere ancora vivo questo patrimonio e dargli una realtà visiva contemporanea. Dalle fonti invisibili del passato alla realtà contemporanea delle nuove generazioni. 


* L'autore è direttore del Museo Centrale del Risorgimento




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