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7/12/2006

Mantegna a Mantova, la "Camera degli Sposi" e l'allegoria del potere

Il celebre ciclo pittorico è il punto di partenza per comprendere i rapporti tra l’artista e i Gonzaga. In occasione di una mostra su questo tema Palazzo Ducale si è arricchito di percorsi aggiuntivi e di attività didattiche

Nel 1458 Andrea Mantegna giunse a Mantova nella corte di Ludovico II Gonzaga, dove gli fu affidato l’incarico di dipingere alcuni ambienti del Castello di San Giorgio. Tra il 1465 e il 1474 realizzò il ciclo pittorico della Camera degli Sposi, detta anche Camera Picta , una delle opere più celebri e significative del Quattrocento italiano. Attorno a questo capolavoro, e nell’ambito delle celebrazioni per il quinto centenario della morte del suo autore, il Museo di Palazzo Ducale ha allestito una mostra che illustra i rapporti tra l’artista e i Gonzaga.

In questa occasione la Soprintendenza per il patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico di Brescia, Cremona e Mantova ha promosso la realizzazione di una serie di percorsi didattici e aggiuntivi, di una postazione multimediale e di un video, visibile anche online. I significati simbolici del ritratto, la concezione dello spazio, l’impiego del lapidario romano, la natura e il paesaggio e le tecniche artistiche nell’opera mantegnesca sono alcuni dei temi dei progetti attivati a Palazzo Ducale e illustrati sul sito della Camera degli Sposi. Si tratta di attività pensate per i visitatori – utenza scolastica e famiglie – ma che possono anche essere d’ispirazione per esercitazioni di storia dell’arte nelle scuole.

L’intera famiglia Gonzaga è stata raffigurata nell’enorme affresco, che, per questa caratteristica, oltre al grande valore artistico ha anche un forte significato storico e politico. Ludovico II Gonzaga sollecitò il trasferimento da Padova del Mantegna in un momento particolarmente importante per la storia di Mantova: papa Pio II, infatti, con la bolla Vocavit nos, aveva convocato nella città, a partire dal primo giugno 1459, una dieta, ovvero l’assemblea dei principi dell’impero. Fervevano i preparativi, quindi, e Ludovico II pensò a Mantegna per celebrare, attraverso l’arte figurativa, la sua politica e l’autorità morale della sua famiglia.

La Camera degli Sposi si presenta con la volta e le pareti interamente affrescate, con uno straordinario gioco illusionistico costituito da un finto loggiato con pilastri. Mantegna ha destinato due pareti alla celebrazione, attraverso due episodi realmente accaduti il primo gennaio 1462, delle gesta della famiglia Gonzaga. Nell’episodio detto Ritratto di Corte sono rappresentati il potere e la stabilità raggiunti dalla dinastia sotto Ludovico II; quest’ultimo è raffigurato con la famiglia nel momento in cui compie un atto politico. Nel secondo episodio, detto l’ Incontro, Ludovico II è rappresentato con il figlio Federico, suo successore, mentre saluta il cardinale Francesco Gonzaga. Il paesaggio è utilizzato come allegoria del potere: sullo sfondo dell’ Incontro , infatti, sono raffigurati una serie di monumenti romani, quali il Colosseo, la Piramide Cestia e la Mole Adriana. Roma è, dunque, la trasfigurazione di Mantova: in questo modo il Mantegna ha rappresentato le aspirazioni politiche del marchese, che si proponeva di governare Mantova come “nova Roma”, ovvero su modello degli imperatori romani. Varie immagini presenti sulla volta, come le virtù della fortezza e della giustizia o alcuni animali, ad esempio il pavone, sacro alla dea Giunone e simbolo del matrimonio, rafforzano il valore simbolico delle due scene sottostanti.

Le opere letterarie dalle quali gli umanisti della corte gonzaghesca hanno tratto il tema da sviluppare nel ciclo pittorico della Camera Picta sono numerose: la biblioteca dei Gonzaga, nella quale erano conservati manoscritti realizzati per volere di Ludovico II e della consorte Barbara di Brandeburgo, era infatti famosa. Anche attraverso le fonti scritte, la famiglia Gonzaga voleva sottolineare l’importanza della fedeltà, delle arti e della musica come generatrici di un governo civile.

Approfondimento bibliografico

Leandro Ventura, Mantegna e la Corte di Mantova, Art Dossier n.225, settembre 2006. Giunti, Firenze

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