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7/12/2006

Macro, il museo senza confini

Uno spazio concepito per annullare la frontiera tra arte e città: è il Museo d’arte contemporanea Roma. L’esposizione è articolata in due sedi: un’ex fabbrica e un ex mattatoio

Nato dalla conversione di uno stabilimento industriale e di un mattatoio, il Macro, Museo d’arte contemporanea di Roma, è stato inaugurato nel 2002. In questi anni ha presentato quarantasei mostre, divenendo un importante punto di riferimento nazionale nella diffusione dei linguaggi dell’arte contemporanea e nella promozione di attività didattiche, aperte a un pubblico eterogeneo di adulti e bambini, di conferenze, visite guidate, incontri di formazione e di approfondimento.

L’edificio principale del Macro ha sede nellhhhho stabilimento industriale della ex fabbrica di ghiaccio della Società Anonima Birra Peroni, Ghiaccio e Magazzini Frigoriferi, chiusa nel 1971. Con l’acquisizione da parte del Comune di Roma nel 1983, l’edificio costruito da Gustavo Giovannoni all’inizio del XX secolo in via Reggio Emilia, nel quartiere Salario-Nomentano, viene adibito a spazio museale. Negli anni compresi tra il 1996 e il 1999 ne viene realizzato il recupero edilizio, con l’apertura di sei sale, della mediateca, della biblioteca e della caffetteria.

Il progetto di ampliamento dell’antica struttura è affidato all’ architetto francese Odile Decq, Leone d’oro alla Biennale di Venezia del 1996, nota al pubblico per il taglio dinamico delle sue architetture, di derivazione “high tech”. Fra le sue opere il viadotto di Carriares-sur-Seine, il Centro gestione autostrade di Nanterre, il porto di Osaka in Giappone e il Centro di ricerca Saint Gobain a Parigi. Il progetto del Macro è realizzato su un sottile gioco di instabilità di confini, che risponde a un’esigenza specifica del museo nella società contemporanea: abolire la frontiera che divide l’arte dalla vita e dalla città stessa. Questo gioco si spinge al punto di rendere il museo invisibile, attraverso le mura trasparenti dell’edificio. La visione dinamica dello spazio riflette il movimento perpetuo della città, così come appare all’architetto francese. La perdita di uno spazio centrale, intesa come momento fondamentale della modernità, introduce la destabilizzazione degli equilibri e trasforma la percezione dell’ambiente. Attraverso terrazze aperte al cielo, percorsi d’acqua, ponti e improvvisi luoghi d’incontro e di sosta, il museo, come afferma Odile Decq, diviene «un percorso su passerelle per guardare l’arte» e scoprire un’architettura che turba i punti di vista dello spettatore, non avendo un limite e divertendosi a colpire l’occhio con un gioco di materiali, luci, ombre e tensioni.

Oggi la collezione permanente del Macro è ospitata in questa sede, distinta in una sezione dedicata all’arte internazionale e una incentrata sulle opere di giovani artisti emergenti, apprezzate in Italia come all’estero.

Per quanto concerne, invece, la sede del Mattatoio, caratterizzato da un’architettura utilitaria e funzionale realizzata in ferro battuto e ghisa, si tratta di un complesso che al momento della costruzione era considerato estremamente moderno. La struttura, situata a Testaccio in prossimità delle mura aureliane, tra il Tevere e il Monte dei Cocci, in un angolo all’epoca quasi ai margini della città, fu progettata da Gioacchino Ersoch, che iniziò i lavori di edificazione nel 1888 per completarli nel 1891. Il complesso era articolato in due parti, il mercato e l’area adibita alla mattanza del bestiame, e ricoperto per metà da grandi tettoie, mentre esternamente era protetto da un recinto. Mantenendo il progetto originario dell’architetto, oggi si sta lavorando alla ristrutturazione di due capannoni dismessi, per una superficie di 105 mila metri quadrati, il cui completamento è previsto per il 2007. Uno dei due capannoni, comunque, è già adibito dal 2003 alle esposizioni temporanee. Si è stabilita l’apertura al pubblico dalle 16 a mezzanotte, con l’intento di rendere più fruibile l’arte contemporanea e di integrarla nei ritmi di un quartiere rinomato per la vitalità notturna e fucina di manifestazioni culturali e artistiche, come quelle promosse dalla Scuola popolare di musica di Testaccio.

Museo Macro
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