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18/4/2007

L'Istituto Luce, l'Italia dalla pellicola al digitale

Primo ente specializzato nella cultura dell'immagine e dell'audiovisivo, nato come strumento di propaganda nel periodo fascista, l'Istituto ha accompagnato la storia nazionale costituendo uno degli archivi più vasti e importanti del mondo

L’Istituto Nazionale Luce fu istituito nel 1924 durante il regime fascista e fu in Italia il primo esempio di organizzazione pubblica e sistematica di educazione, informazione e propaganda attraverso le immagini. Ente statale alle origini, produttore e custode della più vasta documentazione filmica e fotografica d’Italia dalla vigilia del sonoro, ha mantenuto e accentuato nel corso degli anni la sua vocazione alla raccolta e alla conservazione di materiale iconografico proveniente da tutto il territorio nazionale, creando nel tempo un importantissimo giacimento culturale molteplice per genere e provenienza.

Dal 1927 al 1945 furono prodotti i Giornali Luce: l’archivio oggi annovera le cineattualità mute prodotte dal 1927 al 1932; i sonori prodotti dal 1931 al 1939, di cui i primi in presa diretta; quelli del periodo bellico che comprendono anche i numeri realizzati durante i 45 giorni del Governo Badoglio, dopo il 25 luglio 1943, e 53 numeri editati durante la Repubblica Sociale. Questi cinegiornali sono fondamentali come fonte storica non solo per la ricostruzione politica ed economica, ma anche perché consentono di delineare una storia del costume e della società del tempo.

Contestualmente alla produzione dei primi cinegiornali, il Luce istituì nel 1927 il Servizio Fotografico, che avrebbe avuto contemporaneamente il compito di ordinare, conservare e completare un Archivio Fotografico Nazionale e di forgiare e diffondere l’immagine di Mussolini: in pratica, l’Istituto aveva all’epoca il completo monopolio della ripresa fotografica degli avvenimenti ufficiali. L’Archivio fu costituito con scopi conservativi, divulgativo-culturali, propagandistico-turistici e commerciali. Per realizzarlo, il Luce iniziò a raccogliere tutto il materiale esistente all’epoca, acquisendo archivi di fotografi di opere d’arte come il Lombardi Siena o l’intero gabinetto fotografico del ministero della Pubblica Istruzione. Fondamentale fu l’a cquisizione degli archivi dei fotografi di cronaca, tra i quali, nel gennaio 1931, quello di Adolfo Porry Pastorel: circa 25 mila negativi dell'Italia liberale e pre-fascista.

Negli anni Venti, Trenta e Quaranta gli obiettivi del Luce operarono un vero e proprio censimento del Paese a livello regionale, provinciale e comunale. Migliaia di fotografie dell’epoca – che oggi costituiscono la Serie L – offrono vedute delle maggiori città storiche e località turistiche, delle più note bellezze architettoniche e naturali, ma anche scorci di piccoli borghi e panorami di siti paesaggistico regionali divenuti oggi aree naturali protette.

Intorno al 1935 l'Istituto Luce raggiunse il culmine della sua fortuna: disponeva ormai di una rete di agenzie in tutta Italia, nonché di uffici a Londra, Berlino e Parigi che gli garantivano una penetrazione commerciale nell’Europa intera. La raggiunta consapevolezza dell’i mportanza della propaganda cinematografica spinse il regime a predisporre per la guerra in Etiopia un apposito Reparto fotocinematografico per l'Africa Orientale , dotato di mezzi cospicui e in grado di fornire tempestivamente al pubblico italiano "attualità" sull'andamento delle operazioni. Più che a rendere spettacolari le azioni belliche, questi film sarebbero riusciti – una volta concluse le operazioni militari – nell’intento di sottolineare la missione di civiltà del soldato italiano, di cui si lodavano le doti di umanità e laboriosità nell’opera di colonizzazione.

Di recente, alcuni autori, storici e ricercatori, hanno prodotto diverse opere utilizzando il prezioso materiale del Repertorio, per destrutturate il mito della “colonizzazione buona”, evidenziando il carattere violento e tragico dell’avventura coloniale italiana. 

Il successo dell’istituzione fu continuo fino al 1940: grande consenso internazionale raccolsero i cinegiornali della guerra d’Africa e ancor più il documentario sul viaggio di Hitler in Italia, con le sorprendenti inquadrature della flotta italiana nel porto di Napoli. Le vicende della guerra, della divisione del Paese dopo l’8 settembre, e quelle immediatamente post-belliche provocarono una crisi dell’assetto organizzativo e istituzionale del Luce. Nel 1961 l'Istituto mutò il suo profilo funzionale e si trasformò in società per azioni, iniziando il lavoro di riorganizzazione dei materiali iconografici in archivio e quello legato alle nuove produzioni. 

Attraverso la propria produzione e l'acquisizione nel corso degli anni di materiali filmati e iconografici, l'Istituto Luce ha costituito uno dei più vasti e importanti archivi mondiali, composto da migliaia di cinegiornali e di documentari e da più di un milione di fotografie che vanno dalle origini della cinematografia fin quasi ai giorni nostri. Da molti anni l’Istituto è particolarmente attivo nella produzione e diffusione del cinema di qualità e nel corso della sua storia ha distribuito i film dei più grandi registi italiani, distinguendosi anche nella diffusione di film stranieri firmati da autori di prestigio internazionale. Oggi è un polo creativo e produttivo che, spesso in collaborazione con autori del nuovo cinema italiano e importanti imprenditori, produce e distribuisce il cinema d'autore; inoltre il Luce dispone di un ricco catalogo home-video che comprende una serie di enciclopedie filmate divise in cinema, arte, musica, scienza, storia, turismo e sport.

L’Archivio storico Luce

L'Archivio dell'Istituto Luce è composto da fondi propri originari, costituiti da documenti cartacei, fotografici e cinematografici, e fondi acquisiti nel corso degli ultimi anni. Nonostante le perdite dovute alle vicissitudini storiche dell’Istituto, l’Archivio conserva un vastissimo patrimonio filmico e resta una fonte di primario interesse e per alcuni versi insostituibile per la ricostruzione della vita di questa istituzione. Il patrimonio è attualmente composto da 12 mila cinegiornali, 4.700 documentari e da altre tipologie di film, che vanno dalla cinematografia delle origini fino alla documentazione degli eventi e della vita sociale degli ultimi decenni.

Il materiale filmico conservato è suddiviso in tre classi di documenti: cinegiornali (suddivisi nelle serie A, B e C) cui vanno aggiunte altre testate come la “Rivista Luce”, le “Cronache dell’Impero”, i “Notiziari Nuova Luce”, più i vari notiziari del periodo repubblicano acquisiti successivamente; documentari sia prodotti in proprio che provenienti da acquisizioni e donazioni e composti da soggetti muti e sonori di durata variabile – corto, medio e lungometraggi – che trattano argomenti diversi, per un totale di circa 6.000 soggetti; repertori, ovvero tutto il materiale girato ma non montato: tra questi, quello Incom e Luce, oggi in corso di catalogazione e informatizzazione, che consta di un milione di metri di girato. Molto importante e cospicuo anche il Repertorio Luce Venezia, che riguarda soprattutto i tagli, gli scarti, i premontati e i non montati dei cinegiornali prodotti a Venezia durante il periodo della Repubblica Sociale Italiana.

Infine, una sezione denominata "miscellanea" comprende fondi minori acquisiti da enti pubblici e privati. Fra i più importanti, una lunga intervista a Edda Ciano Mussolini, il "repertorio D'Incerti" composto da spezzoni e filmati sulla Prima guerra mondiale, un fondo di repertori sulla Rivoluzione d'ottobre e sui primi anni della storia dell'Urss.

Nel 1928 una convenzione tra il ministero della Pubblica Istruzione e l’Istituto Nazionale Luce costituiva presso il Luce l’Archivio Fotografico Nazionale dove doveva confluire il patrimonio del Gabinetto fotografico della direzione generale delle Belle Arti. Ad oggi il Luce conserva solamente le immagini realizzate dai propri fotografi avendo restituito i materiali alla Fototeca Nazionale.

L’archivio fotografico si compone di tre milioni di foto che coprono l'arco temporale 1910-2000 di produzione Luce o di provenienza esterna, oggi in fase di digitalizzazione. Il fondo fotografico del Luce, quale ente produttore, consiste in circa un milione di foto attinenti a fatti di attualità politica, artistica, sportiva, di cronaca e di costume. Sono documentate le guerre di occupazione dell’Africa Orientale e dell’Albania; la Seconda guerra mondiale – presenti tutte le forze armate italiane – con il fronte greco-albanese, il fronte russo e quello africano; i fondi tematici come il teatro o i ritratti di personalità e ancora quello del 1951 sulle condizioni dei minori all’interno degli Istituti di pena.

Una notazione a parte meritano la collezione fotografica dell’archivio denominata Serie L – 8.000 foto con estremi cronologici dal 1927 al 1948 che raccontano le bellezze paesaggistiche e monumentali dell’I talia – e il fondo Porry Pastorel, fondatore negli anni Trenta dell’agenzia fotogiornalistica V.E.D.O. – Visioni Editoriali Diffuse Ovunque. È il fondo più antico, relativo al periodo 1919-1923, ed è composto da circa 1.500 lastre di vetro e negativi su pellicola.

Sono inoltre consultabili presso l'Archivio Luce, grazie a recenti convenzioni, fondi appartenenti a terzi, come ad esempio alcune testate di cinegiornali della Cineteca Nazionale della Scuola Nazionale di Cinema, un fondo di audiovisivi dell'Archivio Centrale dello Stato, alcuni filmati non fiction della Cineteca del Friuli, un fondo documentaristico dello Stato Maggiore dell'Esercito. L'Archivio del Luce ha ottenuto il riconoscimento di Archivio di "notevole interesse storico" da parte della Soprintendenza Archivistica per il Lazio, ai sensi della legge 241/1990.

La tutela e gestione del materiale archiviato ha visto una trasformazione radicale e progressiva nel tempo. A partire dagli anni Sessanta è andata sviluppandosi gradualmente una diversa attenzione nei confronti delle tecniche di conservazione. Oggi i procedimenti applicati all’ archivio fotografico del Luce sono all’avanguardia; negli anni Ottanta tutti i supporti originali sono stati riconvertiti in negativi da 70 millimetri considerati il duplicato dell’originale. Dagli anni Novanta viene applicato il sistema più innovativo: la digitalizzazione delle foto ad alta risoluzione su supporto dvd.
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