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15/4/2007

Il Foro Boario di Modena, da mercato a spazio per l'arte contemporanea

L'edificio ottocentesco in cui un tempo si commerciava il bestiame, dopo essere stato usato come caserma e aver subito un periodo di abbandono, ospita ora una sede universitaria ed eventi espositivi

L’imponente edificio “a stecca” dell’ex Foro Boario di Modena, sede della Facoltà di Economia e Commercio dal 1994 e delle attività espositive della Fondazione Cassa di Risparmio dal 2002, è stato realizzato nella prima metà del diciannovesimo secolo per volontà di Francesco IV d'Austria d’Este (1779-1846), duca di Modena, Reggio e Mirandola dal 1815. Tuttora, si può notare sul lato che costeggia il versante sinistro del viale Berengario la lapide fatta affiggere dal duca stesso, che riporta la data di edificazione del 1831 e la dedica agli agricoltori (« Honori et comodo fidelium agricolarum»), che si impegnarono nella costruzione del complesso.
 
Il progetto fu affidato all’architetto Francesco Vandelli  (1795-1856), figura di rilievo in campo urbanistico nella città di Modena, dove aveva progettato sia edifici di carattere pubblico che privato: tra i suoi progetti, oltre alle sale della Pinacoteca Civica, il lato settentrionale e orientale del Palazzo Ducale, il fabbricato della Manifattura Tabacchi e l’edificio classicistico del Teatro Comunale, databile al 1841, che riflette motivi tipici della Restaurazione, in particolare nel decoro, opera di Luigi Righi, autore dei rilievi e delle sculture del fastigio, la parte più alta dell’edificio.
 
Estendendosi per circa 250 metri, il Foro Boario presenta una profondità di quasi 20 metri, con un corpo centrale che copre all’incirca 45 metri, il cui fastigio con orologio e panoplia è anch'esso opera di Luigi Righi, che vi ha raffigurato le Allegorie delle Armi, della Fertilità, delle Arti e del Tempo; il corpo centrale prevede, inoltre, due ali simmetriche, a ovest e a est. Il Foro Boario nasceva come «comodo riparo ai concorrenti del mercato bovino» e svolgeva un importante ruolo nell’economia della città; al tempo stesso, poteva ospitare, in caso di necessità, una caserma, un ospizio per poveri o un ospedale. Rimasto vuoto e inutilizzato per dieci anni, il fabbricato fu successivamente trasformato in caserma per l’esercito austriaco e svolse tale funzione fino a dopo l’Unità d’Italia. Da quel momento, si procedette al recupero della struttura, fino all’acquisto da parte dello Stato, avvenuto nel 1989.
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