La storia del cammino percorso dalle donne verso la conquista dei diritti politici e sociali,
partendo dalla Rivoluzione Francese, passando per il Risorgimento, il Suffragismo, la Resistenza e
arrivando alla Repubblica, una storia sopravvissuta attraverso documenti, atti, manifesti e
fotografie, viene ora raccontata nei volumi La lunga marcia della cittadinanza femminile e Simbologie politiche del femminile, a cura di Gabriella Bonacchi e Manola Ida Venzo dell’Archivio di Stato di
Roma.
«Questo volume è dedicato alla nostre madri, che hanno portato il fardello della
discriminazione… alle nostre coetanee… alle nostre figlie», scrivono le autrici
nell’introduzione a La lunga marcia della cittadinanza femminile, che sarà presentato in
occasione del convegno “Donne e cittadinanza”, organizzato dall’Archivio di Stato
di Roma con la Regione Lazio. La conquista del diritto di voto e di altri diritti, una lunga marcia
nella democrazia, unica forma di governo in cui la donna ha potuto esprimere e pretendere
l’uguaglianza sociale, è raccontata attraverso documenti, incisioni, disegni, manifesti di
propaganda e immagini fotografiche che vanno dalla Rivoluzione Francese alla nascita della Repubblica italiana. Si tratta di
una storia che, secondo le curatrici, la società moderna ha il compito di custodire.
Nelle prime pagine viene ricordata la Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadinanza scritta e divulgata in Francia da Olympe de Gouges nel 1791, in cui si rivendica la pari dignità dei sessi nella
vita sociale e politica. La Dichiarazione ebbe un riscontro anche in Italia, dove nel 1794, con lo
pseudonimo di Rosa Califronia, fu pubblicato l’opuscolo Breve difesa dei diritti delle donne. La Roma “senza Papa” del 1798-99,
repubblicana e laica per un breve biennio, vide emergere la figura di Suzette Labrousse, che
predicava un nuovo regime politico e una riforma religiosa. Donne in prima linea nella propaganda
politica, dunque: questo libro ci racconta più di quanto la storia abbia fino ad oggi
tramandato.
Nella seconda e nella terza parte si descrive la condizione ambigua di “cittadine senza cittadinanza” nell’Italia postunitaria e si
ricorda la cultura antifemminista del ventennio fascista: il modello proposto era quello di una
donna casalinga, moglie e madre, senza diritti politici e possibilità di lavoro extradomestico,
esortata a procreare ed educare figli, futuri fascisti. Il libro termina con le testimonianze delle
donne protagoniste nella lotta armata e nell’organizzazione clandestina durante il periodo
della Resistenza, fino alla Repubblica.
Il tema dell’ultimo capitolo si collega a quello del volume Simbologie politiche del femminile: entrambi sottolineano l’importante funzione
pedagogica della rappresentazione del femminile, perno della comunicazione di messaggi politici.
Per tutto il XIX secolo e fino alla metà del XX, le donne sono viste come “eroine
minori”, protagoniste dietro le quinte di grandi avvenimenti storici. L’opera mostra
l’evoluzione della figura femminile rappresentata nei dipinti, nelle incisioni, nei disegni e
nelle stampe; l’immagine femminile per la propaganda politica sembra rispondere al tacito
principio secondo il quale «gli uomini fanno le leggi, le donne i costumi».
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