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30/6/2008

La storia del velluto in un nuovo percorso espositivo a Torino

Palazzo Madama dedica al prezioso tessuto e alla sua lavorazione un nuovo itinerario di visita. Toccando alcuni campioni si possono apprezzare qualità e varietà

La Sala dei Tessuti di Palazzo Madama a Torino ospiterà dal mese di luglio un nuovo percorso espositivo dedicato ai velluti. I tessuti attualmente esposti torneranno in deposito per lasciare spazio ad abiti, accessori e oggetti d’uso quotidiano esclusivamente realizzati in velluto. Il visitatore avrà l’occasione di toccare dei campioni per scoprire le particolarità materiche di alcuni manufatti. L’utilizzo del velluto nella storia sarà illustrato su monitor attraverso immagini tratte da dipinti risalenti ad differenti epoche.


La storia della moda racconta che il velluto nacque come tessuto realizzato in seta, considerato il più prezioso e raffinato dei filati, presentandosi spesso arricchito con lamine d’oro e d’argento. L’Oriente, nelle regioni situate tra l’Asia centrale, l’Iran e l’Iraq, diede origine alle prime manifatture, lavorazioni che successivamente, nel XIV secolo, furono prodotte anche in Italia nelle città di Lucca, Venezia, Genova, Firenze e Milano. In Italia furono elaborati disegni e costruzioni tecniche che esaltavano i valori tattili e cromatici del velluto in seta, oltre alla morbidezza dovuta allo spessore del pelo tagliato. Le vesti del Cinquecento, così come si evince dai disegni realizzati fino al secolo XVIII, presentavano dei velluti con colori molto variegati, realizzati con tessuti uniti fra loro o ricamati. Questa caratteristica donava profondità e variabilità al colore; inoltre il velluto veniva abbellito con lamine d’oro e d’argento. Differente era il tessuto realizzato nelle Fiandre e nel nord della Francia: a causa degli inverni molto freddi, infatti, il velluto veniva realizzato tessendone la trama con la lana; aveva, quindi, una consistenza più robusta e resistente, con fondo in canapa, utilizzato per anche per rivestire i mobili. In mostra nel percorso un campione cinquecentesco in cui sono stati inseriti i simboli di Enrico II di Francia e di Diana di Poitiers.


Nel XVI secolo anche l’industria tessile torinese si dedicò alla produzione del velluto: maestri vellutieri giunsero da Milano e da Genova a insegnare presso l’Albergo delle Virtù, un’istituzione assistenziale voluta da Carlo Emanuele I e rivolta ai giovani indigenti. Nella città fu avviata la tessitura di velluti solij, ovvero uniti; venivano prodotti inoltre soprarizzi, cioè cesellati, a fondo riccio e a fondo taffetas e felpe. In esposizione a Palazzo Madama, in occasione dell’apertura del nuovo percorso, il telo cesellato con disegno “a giardino” in prestito dal Museé des Tissus di Lione. Esposti, infine, anche i raffinati velluti, acquisiti dal Museo Civico, realizzati dalla ditta torinese Guglielmo Ghidini; alcuni di loro sono riproduzioni di modelli antichi copiati da stoffe acquisite nella collezione negli ultimi decenni del XIX secolo, che testimoniano il servizio svolto dall’istituzione nei riguardi del mondo produttivo cittadino.

Marsina in velluto di seta ricamato,Italia, terzo quarto del XVIII secolo
Marsina in velluto di seta ricamato,Italia, terzo quarto del XVIII secolo

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