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14/10/2008

Un giallo medioevale in Molise rivive grazie agli scavi archeologici

Gli ultimi studi gettano una nuova luce sull’episodio del massacro dei monaci nel monastero benedettino di San Vincenzo nell’881

L'archeologia riscrive una torbida pagina di storia del Molise medioevale, e getta nuova luce sul massacro dei monaci del monastero benedettino di San Vincenzo (vicino a Isernia), distrutto e saccheggiato il 10 ottobre dell'anno 881 da guerrieri saraceni: questi ultimi, come si apprende dalla cronaca scritta dal monaco Giovanni, erano mercenari assoldati dal vescovo Attanasio di Napoli, che annientando quel monastero poté estendere i confini entro cui riscuotere i tributi e sfruttare i poteri territoriali.



«Fu un'azione paragonabile ad una moderna operazione di lotta camorristica», ha commentato Richard Hodges, direttore del Penn Museum di Archeologia e Antropologia della University of Pennsylvania, che ha ricostruito quell’episodio grazie a uno scavo archeologico ancora in corso, e l’ha raccontato in una delle conversazioni collaterali al pubblico della 19ª Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico, in corso a Rovereto a cura del Museo Civico.



Ma la cronaca del monaco Giovanni, anch'egli benedettino, regge solo in parte alla verifica dello scavo archeologico: Giovanni, spiega Hodges, scrive nell'anno 1115: quasi due secoli e mezzo dopo i fatti raccontati, in occasione della ricostruzione di quel monastero (che comportò la riappropriazione dei territori contesi da parte dei benedettini), e parla di 500 monaci e 500 servi trucidati dai mercenari saraceni. Ma nel dormitorio dell'antico monastero scavato dagli archeologi, precisa Hodges, c'era spazio per non più di un centinaio di monaci e, al massimo, un centinaio di servi: è dunque evidente l'interesse politico del cronista benedettino di esagerare l'entità del massacro per colpevolizzarne la sede episcopale di Napoli, rivale nella contesa per il controllo territoriale nel Molise che, all'epoca dei fatti raccontati, era nominalmente soggetto al ducato longobardo di Benevento.



E comunque, nel XII secolo, non molto tempo dopo il falso storico commesso dal monaco Giovanni, quei territori furono comunque perduti, ad opera dei nuovi dominatori normanni. Un'altra curiosità è emersa dallo scavo condotto da Hodges fra le rovine del monastero di San Vincenzo: è stato rinvenuto vetro prodotto nell'isola di Lofoten, sulla costa norvegese oltre il Circolo Polare Artico, con provenienza certificata dal porto di Borg.



È un ritrovamento, commenta Hodges, che conferma il grado di sviluppo raggiunto dalla civiltà dei Vichinghi, una cultura urbana che è documentata solo grazie agli scavi archeologici, in mancanza di documenti scritti: le fonti storiche pervenuteci si devono a quelle popolazioni che degli antichi Vichinghi hanno conosciuto solo le incursioni piratesche, o ai monaci cristiani che biasimavano il paganesimo di quelle remote popolazioni nordiche. Oggi gli archeologi hanno fatto giustizia, e i loro scavi hanno restituito i resti di antiche città e insediamenti che testimoniano una civiltà progredita.

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