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20/2/2009

Esce dagli archivi il dossier Mocarski sulla fine di Mussolini

Ritrovato nel Fondo De Felice il rapporto del colonnello al servizio dell’Oss

Copertina della rivista Nuova Storia Contemporanea
Copertina della rivista Nuova Storia Contemporanea

È stato ritrovato nel Fondo De Felice dell’Archivio Centrale dello Stato di Roma il dossier segreto redatto dal colonnello Valerian Lada Mocarski, sulla base del quale il grande storico del fascismo, scomparso nel 1996,  aveva desunto che la condanna a morte di Benito Mussolini non  fosse una questione solo italiana, ma il risultato di un'azione, non sempre coordinata, dei servizi segreti anglo-americani e in particolare britannici, in collaborazione con alcune forze della Resistenza italiana. La scoperta si deve a Michaela Sapio, dottoranda presso l’Università del Molise, impegnata in una ricerca sugli ultimi giorni che precedettero la morte del Duce. Il sunto del documento, costituito da circa cinquecento pagine, sarà pubblicato sulla rivista «Nuova Storia Contemporanea», edita da Le Lettere e diretta da Francesco Perfetti.



A sostegno della sua tesi, De Felice citava un rapporto di circa 500 pagine redatto dagli agenti dell'Oss, l’Office of Strategic Services attivo negli Usa durante la Seconda Guerra Mondiale, per il quale il colonnello lavorava, redatto alla fine della loro missione nel Nord Italia. Il dossier, a cui lo storico allude nel libro Rosso e Nero, realizzato in collaborazione con il giornalista Pasquale Chessa, è rimasto finora inedito, conservato in versione originale nel Fondo De Felice presso l'Archivio Centrale dello Stato.



Dal documento emerge l'estrema incertezza degli americani circa la sorte di Mussolini nel caso in cui fosse stato catturato. Pochi giorni dopo l'uccisione del dittatore fascista, agli agenti segreti al servizio degli americani risultava che erano ben poche le persone che avevano assistito alla vicenda finale del Duce. È proprio in questo contesto che subentra la figura del colonnello Valerian Lada Mocarski, vice presidente della G. Henry Schroder Banking Corporation a New York, che a partire dal 1941 fu inviato come agente segreto in Italia, Medio Oriente, Francia e che al momento della cattura di Mussolini si trovava in Svizzera. Nel giorno di piazzale Loreto, ovvero il 29 aprile 1945, il colonnello si era trasferito nel Nord Italia, dove intraprese un lavoro di investigazione protrattosi per sei mesi.



Fra le varie interviste effettuate da Mocarski vi sono quelle all’arcivescovo di Milano Ildefonso Schuster, che aveva promosso l'incontro del 25 aprile tra Mussolini e i rappresentanti della Resistenza, al generale Raffaele Cadorna, comandante del Corpo volontari della libertà, al leader azionista Leo Valiani, e infine al partigiano “Pedro”, a capo del gruppo che fermò la colonna in cui si nascondeva Mussolini travestito da tedesco, al prefetto di Como e a tanti altri testimoni. Nel rapporto all’Oss emerge, quindi, che l'esecuzione di Mussolini era stata commessa e testimoniata da tre o al massimo quattro persone. Tra questi si ricordano il partigiano “Lino”che si imbatté in un fatale “accidente”, così come è scritto sul documento, e il partigiano “Neri”, scomparso in strane circostanze.



Il documento si sofferma anche sull’accertamento compiuto dal colonnello sui piani ideati da Mussolini prima della sua morte e sulla fine della vita del Duce, ad eccezione degli ultimi dieci minuti, momento che ha attirato l’a ttenzione di tanti studiosi. L’interesse verso la relazione di Mocarksi si concentra anche sulla sua conclusione, in cui il colonnello afferma che non vi era nulla di progettato a priori nelle intenzioni di Mussolini, ma ogni sua azione è stata il risultato di improvvisazioni in mancanza di un piano predefinito.




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