Tasti di scelta rapida del sito: Menu principale | Corpo della pagina

Ricerca per: IndiceArticoliOpac SBNEuropeana

Pagina dei contenuti


sei in: Home » “La spiritualità domenicana, un itinerario nella storia dell’uomo”
Esplora

Regioni

mappa regioni italiane Lombardia Valle D'Aosta Liguria Toscana Lazio Campania Sicilia Sardegna Calabria Puglia Umbria Emilia Romagna Veneto Friuli Venezia Giulia Trentino Alto Adige Marche Abruzzo Basilicata Molise Piemonte

scegli la regione


Seguici su:




linkedin





slideshare



 

Focus

17/7/2009

“La spiritualità domenicana, un itinerario nella storia dell’uomo”

Fra’ Giovanni Salvatore Distante, priore provinciale dell’Ordine dei Predicatori dell’Italia Meridionale, parla delle attività culturali della comunità e degli ex conventi presenti nel Salento, che formano un percorso religioso-artistico-storico-culturale, una “città policentrica”

Logo dell'Ordine dei Predicatori dell’Italia meridionale
Logo dell'Ordine dei Predicatori dell’Italia meridionale

I Domenicani, l'Ordine dei Predicatori fondato quasi otto secoli fa da San Domenico di Guzman (1170-1221), è diffuso in molti paesi del mondo. Contemplazione, studio e preghiera sono i fondamenti della vita dei religiosi. La predicazione, a partire dalla denominazione stessa dell’O rdine, è il compito fondamentale dei Domenicani e si manifesta in vari aspetti: vi è naturalmente un contenuto teologico; è forte la valenza comunitaria e molto importante è la dimensione itinerante. Il Capitolo Provinciale celebrato a Soriano Calabro (in provincia di Vibo Valentia) nel luglio 1997 ha ricondotto sotto un’unica giurisdizione i Domenicani dell’Italia Meridionale, unificando nell’unica Provincia San Tommaso d’Aquino in Italia le due antiche Province “Regni” (Basilicata, Nord-Calabria, Campania, Molise e Puglia) e “Trinacriae” (Centro/Sud-Calabria e Sicilia). Fra’ Giovanni Salvatore Distante è il priore provinciale dell’Ordine dei Predicatori dell’Italia Meridionale: in questa intervista parla della tradizione domenicana, in particolare culturale, e dei conventi pugliesi dell’Ordine, che risalgono al Quindicesimo secolo.
 
La comunità domenicana, oltre che alla predicazione, si dedica allo studio e all’i nsegnamento, anche tramite università e centri di ricerca. Quali sono le attività culturali che prevalentemente svolge?
 
«Domenico di Guzman, preso dall’ansia della salvezza delle anime, nel 1216 fonda l’Ordine dei Predicatori, tramutando questa sua impellente preoccupazione in aiuto concreto verso ogni essere umano alla ricerca di Dio. Da qui la premura di convertire i suoi frati in mendicanti della verità, inviandoli presso le migliori università del tempo, per conoscere e studiare le diverse peculiarità dell’uomo, e poter meglio predicare il Vangelo e salvare ogni uomo. È molto lungo l’elenco completo delle università e dei centri dove ancora oggi i Domenicani, in proprio o in collaborazione con altre istituzioni, svolgono attività di studio, ricerca, insegnamento e predicazione».
 
È ancora forte, dopo tanti secoli, la presenza domenicana nel Meridione d’Italia?
 
«Come Provincia religiosa siamo presenti in tutte le regioni dell’Italia meridionale e in Atene (Grecia). Da segnalare la nostra presenza in sei grandi ed emblematiche città italo-mediterranee: Bari, Catania, Napoli, Reggio Calabria, Palermo. Con l’intento di fare memoria di un passato capace di indicare il ruolo che la storia continua ad assegnare a noi Domenicani del Sud Italia, nel marzo 2007 abbiamo celebrato un convegno a Bari e a Catania dal titolo: “ Appassionati della Parola, Predicatori di speranza”.Nella relazione su “I Domenicani di fronte alle sfide contemporanee nell’Italia Meridionale”, non esitai ad affermare che l’aggravarsi della crisi vocazionale e l’aumento delle richieste di dispensa dai voti, come già in passato, non può compromettere il futuro dell’Ordine. Occorre, pertanto, aggiornare il nostro servizio apostolico e missionario, collocandoci sui luoghi di frontiera, nella fattispecie sostenere e incrementare le attività dei nostri Centri Studi, perché permettono di segnare profondamente settori specifici della predicazione domenicana: sacra scrittura e teologia, ecumenismo e dialogo interreligioso, religiosità popolare e mondo del lavoro. Del resto, la storia otto volte centenaria dimostra che il successo missionario dell’Ordine non è mai dipeso dalla sua quantità numerica, ma dalla qualità della predicazione dei suoi frati. È sufficiente continuare ad aprirsi al “coraggio del futuro” per assicurare una presenza “ancora forte” nel Meridione d’Italia».
 
L’idea dell’itineranza: qual è il significato del pellegrinaggio nella spiritualità domenicana?
 
«La dimensione della predicazione cristiana è quella di essere itinerante, in virtù del suo carattere universale: “Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo a ogni creatura”. L’idea domenicana di itineranza nasce dall’urgenza di assicurare al Vangelo una sempre maggiore quantità di uomini. Domenico, dopo aver assistito al fallimento dei delegati pontifici contro l’eresia catara nel sud della Francia, fonda il suo Ordineper mettere a disposizione della Chiesa “predicatori alla maniera degli Apostoli”, virtuosi ed equilibrati, ma soprattutto dotti e competenti. Strutturate sull’e sempio della comunità apostolica, le comunità domenicane permettono di vivere insieme la gioia della vita comune (silenzio, preghiera, studio) e la passione per la salvezza delle anime (incontro, dialogo, testimonianza) ovvero la tensione tra l’azione e la contemplazione. Si tratta di vivere e realizzare quella armoniosa sinfonia che caratterizza la vita del predicatore: contemplari et contemplata aliis tradere. Perciò i conventi domenicani, benché costruiti fra le case degli uomini, venivano collocati in prossimità dell’uscita di una città, per permettere ai frati d’essere sempre pronti e disponibili all’urgente necessità della predicazione. La spiritualità domenicana permette di percorre un itinerario nella storia dell’uomo, attraverso i suoi aspetti gioiosi e drammatici, verso un altro mondo possibile, perché più positivo e più bello, e che si identifica con la “città di Dio”».
 
I conventi pugliesi dell’Ordine si configurano, come è stato detto, come una “città policentrica domenicana”: qual è il significato di questa espressione?
 
«Nel contesto del V Centenario (1405-2005) della fondazione del Convento “Santa Maria dell’U miltà” in Parabita (Lecce), lanciai l’idea di un itinerario religioso-artistico-storico-culturale degli ex conventi domenicani, fondati tra i secoli XIV e XVII, e presenti in 18 comuni del sud Salento: Andrano, Casarano, Cavallino, Copertino, Galatina, Galatone, Gallipoli, Lecce (due fondazioni), Martano, Matino, Muro Leccese, Nardò, Novoli-Villa Convento, Otranto, Parabita, Specchia, Sternatia, Tricase.
Questa idea progettuale, da me partecipata all’amico e imprenditore parabitano Giuseppe Leopizzi, si imponeva in tutta la sua linearità: la valorizzazione storica ed architettonica degli ex conventi domenicani poteva senz’altro contribuire, come già in passato, a ridare vitalità culturale e religiosa all’intero Salento. Del resto, si trattava di edifici architettonicamente imponenti e collocati nei centri storici o in antiche aree urbane. Non restava che proiettarsi in questa nuova solidarietà sociale e culturale salentina.
In qualità di allora Superiore della comunità domenicana di Parabita, in collaborazione e d’i ntesa con la Società di Ingegneria ed Architettura s.r.l di Parabita, il Dipartimento di Scienze dell’Ingegneria Civile eArchitettura del Politecnico di Bari, la Soprintendenza per i Beni architettonici, per il paesaggio e per il patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico di Lecce, l’Istituto Storico Domenicano di Roma, invitai i sindaci dei comuni interessati a sottoscrivere un protocollo d’intesa a sostegno, pur nel rispetto dell’autonomia dei singoli comuni, del progetto della “città policentrica domenicana”. L’espressione è del professor Claudio Gualtieri D’Amato del Politecnico di Bari. Si tratta concretamente del recupero, conservazione e riutilizzo del grande patrimonio architettonico degli ex conventi domenicani, fatti confluire in una “città ideale, prima ancora che materiale, capace di essere attrattiva non per il rilancio dei falsi miti consumistici basati sul turismo di massa”, ma su una spiritualità, quella domenicana, che permette all’uomo contemporaneo di considerare valori persi e da ritrovare: silenzio, ascolto, dialogo, testimonianza di una Parola che sa essere “buona novella” per ogni uomo, nessuno escluso».  
 
L’aspetto dei conventi salentini si conforma all’impostazione domenicana: c’è dunque una specifica idea architettonica che i visitatori possono riconoscere?
 
«Innanzitutto, la semplicitàe la purezza delle linee che danno vastità e luminosità agli spazi: il convento, adibito ad abitazione dei frati; la chiesa per la preghiera corale, le celebrazioni liturgiche, la predicazione. Come affermai nella presentazione dell’idea progettuale ai sindaci salentini, tutto nell’impostazione architettonica domenicana contribuisce ad aiutare il frate a realizzarsi nel suo continuo “lodare, benedire, predicare”: l’acustica del coro, la centralità del pulpito, gli imponenti colonnati del chiostro, l’austera sala capitolare, la silenziosa biblioteca, le ampie scalinate, i luminosi corridoi, le modeste ma pur funzionali celle, il conviviale refettorio, l’i ndispensabile farmacia, le efficienti officine, i locali per gli incontri spirituali e culturali o per le necessità della popolazione. In una parola, le strutture architettoniche devono aiutare il Frate nel vivere la comunità e abitare la città. Un aspetto questo che potrebbe certamente aiutare a superare il mal di vivere dell’uomo contemporaneo».




iconaInserisci un nuovo commento




captcha