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Focus

24/9/2009

La doppia consistenza della Collezione Farnese: arte nobile e segni di quotidianità

Il curatore ed ex soprintendente archeologo di Napoli e Pompei illustra i passaggi del riallestimento sottolineando l’importanza della raccolta nella storia della conoscenza dell’antico

Apollo in basalto, Museo Archeologico Nazionale di Napoli (foto Luigi Spina, copyright Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei)
Apollo in basalto, Museo Archeologico Nazionale di Napoli (foto Luigi Spina, copyright Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei)

Seppure l’allestimento di collezioni e reperti all’interno di un museo rappresenti “ ordinaria amministrazione” per una Soprintendenza, la presentazione al pubblico dell’intera raccolta Farnese non sembra debba passare senza una sottolineatura. E, forse, senza un brivido di emozione. Non perché queste antiche statue rivestano importanza maggiore di altre: ma perché il loro insieme ci riporta a tornanti cruciali nella storia della conoscenza dell’Antico, nella storia della nostra disciplina, in quella del nostro Museo: ed anche in altri campi. Ogni acquisizione, disvelatasi dalle oscurità della terra o dall’oblio di un magazzino o di un ripostiglio, apre prospettive nuove, che non attendono altro che essere esplorate.



La riconquistata disponibilità della collezione Farnese prolunga percorsi, in passato già battuti, ma che già oggi si rivelano più estesi di quanto finora si supponesse. La ricostruzione delle vicende che hanno condotto alla formazione della collezione; icataloghi che ne documentano e criticano i reperti che la compongono; gli studi condotti sull’arrivo a Napoli dell’eredità Farnese, le sue collocazioni e divisioni successive: si ritengono elementi che motivano il perché questa riapertura al pubblico non si considera “ordinaria amministrazione”. Come responsabili attuali della gestione del Museo esprimiamo la nostra più partecipe gratitudine a tutti coloro, studiosi che in epoche successive si sono interessati al tema e colleghi di Soprintendenza, che hanno progettato e gestito responsabilmente i lavori che oggi si completano.



Come la collezione, anche il Museo ha attraversato la sua storia: ed attraverso le successive fasi di essa si è rappresentato al suo pubblico, composto da studiosi e da non specialisti. Lungo i due secoli che conta la sua vita si è lentamente sviluppato dal nucleo fondativo che Carlo, primo dei Borbone di Napoli, ottenne dalle esplorazioni vesuviane e dal lascito materno. Così che quest’ultimo contribuì, e con che forza, fin da allora a fornire un livello di classicità alle novità, dirompenti per la disciplina antiquaria settecentesca, appena allora estratte dalla copertura vulcanica, ma di tutt’altra natura e considerazione rispetto alle sculture romane. Tanto che la fisionomia del Museo si è specchiata fino ad oggi tra il rimando alle gallerie antiquarie di sculture, proprio quelle nelle quali Winckelmann aveva iniziato a comporre la sua storia, ed il pullulare di suppellettili, pitture, pani, apparentemente ancora “appena sfornati”, che Ercolano e Pompei continuavano a restituire dalle rispettive “case da bambole”.



Nobilia opera e i segni di vita umile, consueta, non sublime di antiche civiltà vennero così, per la prima volta nella storia dei musei, poste fra loro a contatto ed esposte insieme al pubblico. Anche se ne era, e ne è stato fino ad oggi, immediata la separazione nell’aspettativa e nell’interesse del pubblico, sia di studiosi sia di non specialisti, comunque il Museo è sempre vissuto di questa sua doppia consistenza. Che solamente l’inaridirsi del processo cognitivo ha voluto contrapporre: a dimostrazione, una volta di più, che la procedura, rispetto all’applicazione dell’intelligenza, conduce ad una conoscenza parziale, di certo lontana dalla realtà storica. Si potrà invocare la lontananza geografica delle rispettive provenienze dei due complessi: ma non si potrà, comunque, negare che ambedue concorrono, ognuno dal proprio canto, a ricomporre l’unicità, complessa, della cultura antica.



Sono state le irripetibili vicende attraversate dalla nobile famiglia, intrecciate a quelle più ampie confluenti nei destini di estese porzioni territoriali europee, dalla Spagna all’Italia, e dei popoli che le abitavano a condurre fino a noi la conformazione del Museo di Napoli. Così che questo può assumere valore simbolico non solamente all’interno della disciplina che lo insignisce dell’ aggettivo “Archeologico”, ma anche in rapporto alla storia moderna d’Europa.



Pur non essendo stato un campo di battaglia, o la sede della sottoscrizione di trattati, il nostro Museo contribuisce a dar sostanza alla storia della cultura europea. Esso, infatti, rimanda ad un passato politicamente e culturalmente pre-europeo, per quanto ne riguarda la consistenza inventariale, ma pienamente europeo, sul versante della sua formazione e del suo ruolo anche attuale. Le stratificazioni culturali, ognuna con propria caratterizzazione, che si sono adagiate su questo stesso continente sfidano ogni tentativo di identificare esclusive, ed alternative, radici per il suo aspetto contemporaneo: ed ogni proposta finora avanzata al proposito appare tanto più assurda in quanto antistorica.



È il rimando di immagini tra specchi, l’intrecciarsi, anche il contrapporsi, proprio come riteniamo sia per il nostro Museo, a rappresentare, con la maggior possibile aderenza allo svolgersi storico, il dipanarsi delle vicende culturali esplicatesi in Europa, dall’evo antico fino ad oggi. Se, anche in parte, è questa la responsabilità che si riconosce addossarsi al Museo di Napoli, sarà conseguente che i responsabili valutino con scrupolosa attenzione se questo glorioso Istituto abbia spalle sufficientemente larghe per sopportarla. Non solo in se stesso: ma nel contesto più ampio del sistema museale almeno d’Italia meridionale ed in quello urbano e regionale di assistenza e servizio ai “forastieri”. Al vantaggio dei quali ultimi si richiamava il cruciale chirografo Chiaramonti: fondativo e, al contempo, precursore di vantate managerialità contemporanee. Se dall’interno del Museo ci si sforza, anche grazie al risolutivo contributo finanziario di provenienza europea mediato dalla Regione Campania, di mantenere il Museo in sintonia con la sua missione di luogo di conoscenza, di cultura, di conservazione, il necessario agire sulle coordinate dei sistemi esterni ad esso non potrà essere imputato altro che a responsabilità diverse.



E queste si auspica saranno stimolate ad emulare quel glorioso Re, geloso tanto delle proprie esclusive prerogative statali da non esitare a contrastare la Compagnia di Gesù: così che anche oggi si possano rinverdire i fasti dell’attenzione pubblica all’Antichità, e più in generale ai monumenti ed alle opere d’arte, con adeguate risorse, professionali e finanziarie. Riflettendo sull’insieme di forze e di intelligenze che hanno predisposto gli strumenti per infondere nuova vita all’augusta collezione, abbiamo trascorso secoli e categorie tematiche. Coloro che ci seguiranno saranno in grado, più efficacemente di noi, di mettere ordine e proseguire nel cammino intrapreso.





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