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25/11/2010

La Calabria verso l'Unesco con la Varia di Palmi

L'antica manifestazione – inserita nella Rete italiana delle grandi macchine a spalla – è al centro di un convegno a Cosenza che presenta anche i Gigli di Nola, i Candelieri di Sassari e la Macchina di Santa Rosa di Viterbo: l'obiettivo è l'iscrizione dei quattro eventi festivi nelle liste del Patrimonio Immateriale dell'Umanità

La Festa della Varia è una manifestazione religiosa che trova le sue origini sul finire del 1500 quando con lo scopo di avvicinarsi a Dio venivano costruite in molti paesi dell’Italia meridionale grandi macchine trasportate a spalla.
La Varia di Palmi è un carro sacro costruito su una base di legno di quercia, chiamato Ccippu, di forma conica irregolare che rappresenta l’Assunzione della Vergine Maria. La gigantesca macchina viene trainata a spalla da duecento giovani, detti mbuttaturi, scelti tra gli appartenenti alle cinque corporazioni dei tradizionali mestieri della città (contadini, carrettieri, bovari, artigiani e marinai).
 
Tra le macchine a spalla italiane la Varia di Palmi è l'unica con persone nei ruoli di figuranti: i dodici apostoli; gli angioletti, bambine di età compresa tra i sette e gli undici anni e in alto un giovane che rappresenta il Padreterno. In cima una bambina detta Animella (di età compresa tra i dieci e i dodici anni, scelta con votazione popolare), che rappresenta la Vergine Assunta in cielo.
 
Venerdì 26 novembre, alle 10.30 e in sessione pomeridiana dalle 15, a Cosenza, Palazzo Arnone, la Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Calabria promuove il workshop “La Calabria verso l’Unesco. La Varia di Palmi nella Rete italiana delle grandi macchine a spalla”.
 
Durante il workshop saranno presentati – oltre alla Varia – i Gigli di Nola, i Candelieri di Sassari e la Macchina di Santa Rosa di Viterbo, manifestazioni di grande e antica tradizione che, accomunate dall’uso di scenografiche macchine da festa e dal trasporto a spalla degli imponenti apparati, hanno dato luogo al progetto della “Rete italiana delle grandi macchine a spalla”, promosso e coordinato da Patrizia Nardi, dell’Università di Messina, per l’iscrizione dei quattro eventi festivi nelle liste Unesco del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità.
 
Il Patrimonio Culturale Immateriale comprende le manifestazioni dell’agire umano appartenenti alle comunità e ai territori di cui rappresenta il fattore identitario. Nello specifico ne fanno parte i dialetti, le lingue delle minoranze, le forme teatrali popolari, i canti e le danze, i saperi legati ai cicli agrari e calendariali e appunto le feste, i riti e le cerimonie. L’Unesco con la Convenzione internazionale per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale, promulgata a Parigi nel2003 e ratificata dall’Italia nel 2007, promuove le azioni di tutela, protezione, promozione e valorizzazione del patrimonio culturale immateriale per garantirne la trasmissione della memoria storica e culturale.
 
Il workshop rappresenta, secondo il soprintendente Fabio De Chirico, un importante momento di riflessione sulle prospettive del patrimonio etnoantropologico regionale e nazionale che esposto a rischi di perdita e dispersione necessita di sforzi comuni, di nuove forme di collaborazione e partenariato tra istituzioni pubbliche e private che superino i limiti, come insegna l’esperienza della Rete, di soffocanti localismi.
 
Arricchisce l’iniziativa una mostra fotografica e il modello in scala della Varia di Palmi, a cura della Rete italiana delle grandi macchine a spalla con il contributo delle città e delle comunità festive di Nola, Palmi, Sassari e Viterbo.
Un'immagine della Varia di Palmi
Un'immagine della Varia di Palmi

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