Tasti di scelta rapida del sito: Menu principale | Corpo della pagina

Ricerca per: IndiceArticoliOpac SBNEuropeana

Pagina dei contenuti


sei in: Home » I siti longobardi Patrimonio dell’Umanità
Esplora

Regioni

mappa regioni italiane Lombardia Valle D'Aosta Liguria Toscana Lazio Campania Sicilia Sardegna Calabria Puglia Umbria Emilia Romagna Veneto Friuli Venezia Giulia Trentino Alto Adige Marche Abruzzo Basilicata Molise Piemonte

scegli la regione


Seguici su:




linkedin





slideshare



 

30/6/2011

I siti longobardi Patrimonio dell’Umanità

Entra nella lista Unesco una rete di beni architettonici distribuiti in cinque regioni italiane: dal Tempietto di Cividale del Friuli alla Chiesa di Santa Sofia a Benevento. Riconoscimento anche per le Palafitte alpine, in condivisione con Svizzera, Austria, Francia, Germania e Slovenia

Benevento: interno della Chiesa di Santa Sofia
Benevento: interno della Chiesa di Santa Sofia

È stato inserito nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’Unesco il sito seriale “I Longobardi in Italia. I luoghi del potere (568-774 d.C.)”; a decretare la scelta l’apposito comitato dell’agenzia delle Nazioni Unite per la cultura, che si è riunito dal 19 al 29 giugno. Con questa rete e quella delle Palafitte alpine di Ledro e Fiavè, l’Italia raggiunge ben 46 siti iscritti nella celebre lista.


Il Tempietto Longobardo a Cividale del Friuli (Udine), il Complesso Monastico di San Salvatore - Santa Giulia a Brescia, sede del Museo della Città, il Castrum di Castelseprio-Torba (Varese), il Tempietto del Clitunno a Campello (Perugia), la Basilica di San Salvatore a Spoleto, la Chiesa di Santa Sofia a Benevento e il Santuario Garganico di San Michele a Monte Sant’Angelo (Foggia) sono i beni architettonici inseriti nel sito “I Longobardi in Italia. I luoghi del potere (568-774 d.C.)”.  


Tra i principali protagonisti del periodo di transizione tra la fine dell’Impero Romano e il Medioevo, i Longobardi assimilarono, giungendo in Italia, sia la tradizione classica che la spiritualità del Cristianesimo e le influenze bizantine presenti sulla penisola. Ne conseguì che, fra il VII e l’VIII secolo d.C. i loro valori germanici furono integrati con tutta la cultura e le tradizioni esistenti, dando vita a una nuova e originale cultura.


I siti, presenti nell’itinerario longobardo in Italia, sono stati selezionati con rigore scientifico, in quanto fruitori di tutta la storia e la tradizione che questo popolo ha saputo prima assorbire e poi imprimere nel territorio nazionale. Le loro “forme monumentali” sono state le testimonianze con cui, sia in ambito artistico che architettonico, le Gentes Longobardorum si espressero, fino all’avvento di Carlo Magno, che influenzò l’arte e la cultura del millennio successivo.


Sicuramente i recenti studi sulla civiltà Longobarda hanno ormai del tutto superato il vecchio pensiero storico, secondo il quale l’epoca segnata dalla loro presenza in Italia veniva definita con l’appellativo di “secoli bui”, in contrapposizione con la civiltà, la sapienza e la ricchezza dell’i mpero romano. È proprio alla revisione della concezione di “decadente” e “barbaro” e all’idea di cesura fra l’impero romano e il carolingio che l’Unesco conferisce l’importante riconoscimento; i Longobardi attualmente sono concepiti come protagonisti di un complesso periodo di transizione ereditato successivamente da Carlo Magno. 


L’iscrizione del sito è inoltre un tributo all’impegno delle numerose istituzioni pubbliche e private che dal 2006 lavorano non solo per il buon esito della candidatura, ma anche per la valorizzazione delle testimonianze Longobarde e la diffusione della loro conoscenza. Nell’itinerario sui Longobardi tutt’oggi collaborano cinque regioni, sei province, otto comuni, due comunità montane, quattro diocesi, un parco, il Fondo per l’Ambiente Italiano, la Fondazione Cab e due importanti centri di studi: il Cisam - Fondazione Centro Italiano di Studi sull’Alto Medioevo e il Centro di Studi Micaelici e Garganici. Il Mibac è invece presente nel progetto con cinque direzioni regionali e diciassette soprintendenze.


Oltre alla Rete Longobarda, all’Italia è stato conferito un altro riconoscimento per le Palafitte alpine di Ledro e Fiavè, situate nel Trentino Alto Adige, in condivisione con Svizzera, Austria, Francia, Germania e Slovenia. Il nostro Paese mantiene lo “ storico comando” della classifica, raggiungendo così ben 45 siti, ovvero il cinque per cento dell’intera Lista Mondiale Unesco.


Nel 2011 sono stati individuati altri 23 nuovi siti, di cui tre conservano bellezze naturali, come la costiera Ningaloo, Western Australia, le isole giapponesi di Ogasawara e la rete dei Laghi kenioti, disposti lungo la Rift Valley, e uno “misto”, il Wadi Rum in Giordania.




iconaInserisci un nuovo commento




captcha