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5/10/2011

Archeo-giallo a Modena, dagli scavi emergono le tracce di un delitto di duemila anni fa 

In un canale romano tra le località di San Lazzaro e Fossalta sono stati trovati i resti di tre giovani uomini uccisi e mutilati

Scoperto un fatto di cronaca nera duemila anni fa: riemergono a Modena le testimonianze di un efferato delitto, durante i lavori per la realizzazione di un interrato. I resti di tre uomini barbaramente uccisi sono stati rinvenuti vicino a un antico fossato di età romana e nei pressi di una necropoli. Le indagini archeologiche, dirette da Donato Labate e Luca Mercuri della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Emilia Romagna, sono condotte sul campo da Francesco Benassi, della ditta ArcheoModena. I lavori sono finanziati da Livio Schiatti, proprietario dell'area su cui sorgerà una concessionaria. Lo studio dei reperti ossei è stato affidato all’antropologa Vania Milani.


Vendetta privata? Omicidio premeditato? Giustizia sommaria? Sono questi gli interrogativi che gli archeologi si sono posti dopo la raccapricciante scoperta fatta tra la Via Emilia e via Pica, a est di Modena, del ritrovamento di tre cadaveri.


I loro scheletri, rinvenuti in un canale romano situato tra le località di San Lazzaro e Fossalta, fanno ipotizzare che, tra il I secolo a.C. e il I d. C., quindi duemila anni fa, un probabile efferato omicidio sia stato commesso; l’atto tipicamente ascrivibile in un fatto di cronaca nera di un tempo, avrà sicuramente evitato il giudizio in tribunale; l’ipotesi è avvalorata dallo stato in cui vertono i cadaveri.


Orrendamente massacrati e smembrati, i tre corpi (un adulto tra i 24 e 30 anni, un giovane tra i 18 e i 20 anni e un adolescente fra i 16 e i 20) sono stati occultati, apportando sui loro corpi una zavorra, costituita dai mattoni di un monumento funerario che si trova nelle vicinanze e infine gettati nel fossato.


I corpi si presentano in uno stato lacunoso, del giovane è stato rinvenuto il bacino e le gambe, mentre il cranio è stato ritrovato fra le gambe e le braccia incrociate dietro la schiena, probabilmente legate all’altezza dei polsi.


Non è il primo caso in Italia, ma lo è in Emilia Romagna e ha destato clamore. Dalle prime indagini l'assenza di reazioni infiammatorie sul corpo fa supporre che lo smembramento sia avvenuto dopo il decesso; si esclude un rituale funebre, poiché in quell’area di necropoli si praticava solo la cremazione, peraltro tipica di quel periodo. Il ritrovamento delle teste esclude anche l’ipotesi che potesse trattarsi di proscritti, che sotto la dittatura di Lucio Cornelio Silla potevano essere decapitati in qualunque luogo, ricevendo una ricompensa per ogni testa. Esclusa anche l’ipotesi di condannati alla pena capitale, poiché i loro corpi acefali sarebbero stati tumulati in una fossa comune.


Oltre al ritrovamento dei tre uomini gli scavi nella necropoli dell’antica Via Emilia proseguono; per il momento sono state recuperate alcune tombe a incinerazione e i resti di un monumento funerario spogliato in antico dai marmi che lo adornavano. Del delitto restano ancora parti oscure che gli archeologi cercheranno di scoprire.
Due crani dei tre cadaveri. Foto di PaoloTerzi
Due crani dei tre cadaveri. Foto di PaoloTerzi

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