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4/5/2009

La Pala di San Zeno torna a Verona

L’opera di Mantegna, dopo essere stata sottoposta a una lunga operazione di restauro da parte dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, sta per essere ricollocata nella sua sede originaria

È terminato il restauro della monumentale Pala di San Zeno di Andrea Mantegna (1431-1506), capolavoro del Rinascimento. L'opera sarà ricollocata sull'altare della Basilica di San Zeno a Verona, dove tornerà visibile al pubblico da giovedì 21 maggio, in occasione della festa del santo patrono, a due anni dall'inizio del restauro e a 550 anni dalla sua realizzazione. La pala fu infatti commissionata dall'abate Gregorio Correr al Mantegna nel 1457 e consegnata all'abbazia benedettina nell'estate del 1459. In via eccezionale, per alcuni giorni, l'opera sarà visibile al pubblico nei Laboratori della Fortezza da Basso a Firenze, da giovedì 30 aprile a martedì 5 maggio, grazie all'associazione culturale Amici dell'Opificio, prima di essere rimontata e trasportata a Verona, sotto “scorta armata” tra il 6 e l'11 maggio.

Il restauro è stato eseguito dall'Opificio delle Pietre Dure di Firenze su incarico della Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici per le province di Verona, Rovigo e Vicenza, del Comune di Verona e del Museo di Castelvecchio, in tempi veramente eccezionali, così come auspicato dagli stessi enti committenti, vista l'importanza dell'opera e il profondo significato che riveste per la città di Verona. L'assenza temporanea della pala dalla chiesa ha inoltre permesso alla Fabbriceria, con il sostegno della Banca Popolare di Verona, il restauro dell'abside della Basilica (edificata a partire dal 1386), finalizzato ad accogliere al meglio il trittico del Mantegna.

L'intervento sulla pala del Mantegna, giunto ora alla sua conclusione, fa parte di un progetto generale di conservazione iniziato nel 2006, in occasione della mostra “ Mantegna e le Arti a Verona 1450-1500”, quando all'Opificio delle Pietre Dure di Firenze fu chiesto di effettuare una verifica sullo stato di conservazione della pala, per valutare la possibilità di smontare ed esporre l'opera. Dopo che l'Opificio ebbe eseguito una vasta campagna di indagini, l'opera fu sottoposta a un primo intervento di manutenzione in collaborazione con il Laboratorio di Restauro della Soprintendenza di Verona, che ne permise l'esposizione. Finita la mostra, il Comune di Verona ha destinato una parte significativa dei ricavi a sostenere il progetto di restauro e la successiva pubblicazione dei risultati. Così a febbraio 2007 la Pala di San Zeno, vista l'impossibilità di allestire un laboratorio nella Basilica per motivi di culto, è stata trasportata nei laboratori dell'Opificio delle Pietre Dure a Firenze, dove è iniziata la seconda fase dell'intervento.

Il restauro della Pala di San Zeno si è reso necessario perché l'opera presentava seri problemi conservativi, sia sulla superficie pittorica che sul supporto ligneo e sulla cornice, questi ultimi mai trattati prima d'ora. Problemi dovuti essenzialmente a tre fattori: il naturale invecchiamento dell'opera in rapporto alle condizioni ambientali, i precedenti restauri e l'errato rimontaggio della struttura, conseguente ai numerosi spostamenti della pala nel corso dei secoli.

Per meglio eseguire l'intervento, realizzato da tre gruppi di restauratori dei settori dei Dipinti mobili e di Sculture e arredi lignei dell'Opificio con il contributo del settore di Climatologia e conservazione e del settore di Restauro della carta, la pala è stata suddivisa in 14 parti: tre tavole dipinte, tre scene della predella inframmezzate da paraste intagliate, la struttura lignea della predella, un architrave, il frontone diviso in due, le quattro semicolonne. Dopo la disinfestazione, è stata condotta un'approfondita campagna di indagini diagnostiche per meglio conoscere la tecnica e le cause del degrado. In seguito, il restauro si è concentrato nel risanare la struttura lignea, pesantemente alterata dal precedente intervento di Mauro Pellicioli nel 1934-35. Mentre i vari elementi della splendida cornice rinascimentale, progettata dallo stesso Mantegna, danneggiati da rifacimenti e ridipinture, sono stati oggetto di un ampio intervento volto a valorizzare sia l'elegante intaglio sia la raffinata doratura, purtroppo caduta e alterata in numerose zone. Infine si è provveduto alla pulitura della superficie pittorica delle tre tavole, eseguita secondo il principio del “graduale e minimo intervento” che ha permesso il recupero dei valori cromatici, restituendo alle forme e ai colori quella nitidezza che è propria del Mantegna. Le lacune, stuccate, sono state reintegrate con il sistema della selezione cromatica. Sia la Soprintendenza che la direzione del Museo di Castelvecchio hanno seguito da vicino e con costante attenzione tutte le fasi dei lavori.

L'ultima parte dell'intervento riguarderà la ricollocazione dell'opera nella sua sede originale. La Pala sarà, infatti, dotata di una struttura posteriore, in grado di accrescere la stabilità del dipinto rispetto alle variazioni climatiche, monitorate costantemente dalla Soprintendenza. I risultati scientifici del restauro saranno pubblicati in un volume della collana Edifir, a cura di Marco Ciatti e Paola Marini, in uscita a gennaio 2010.

La monumentale Pala di San Zeno (480 x 450 centimetri) è l'ultima opera dipinta da Mantegna a Padova prima del suo trasferimento a Mantova. Se fondamentale fu, nella concezione dell'opera, la diretta conoscenza del lavoro di Donatello a Padova e la cultura archeologica, l'opera rappresenta il momento di maggiore vicinanza con Giovanni Bellini, di cui Andrea nel 1453 aveva sposato la sorella Nicolosia. Selezionata da Napoleone per il Museo del Louvre, la Pala di San Zeno arrivò a Parigi nel 1798. Nel 1806 i due scomparti esterni della predella, raffiguranti la Preghiera nell'orto e la Risurrezione furono inviati al Musée des Beaux-Arts di Tours (dove ancora si trovano), in “ cambio” di due importantissime tele dell'artista: il Parnaso e Minerva caccia i Vizi dal giardino delle Virtù, provenienti dallo studiolo mantovano di Isabella d'Este Gonzaga. L'elemento centrale con la Crocifissione rimase invece al Louvre. La pala fu restituita a Verona nel 1815 priva della predella, sostituita da copie di Paolino Caliari.





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