Tasti di scelta rapida del sito: Menu principale | Corpo della pagina

Ricerca per: IndiceArticoliOpac SBNEuropeana

Pagina dei contenuti


sei in: Home » Torna agli Uffizi il Polittico di Badia di Giotto
Esplora

Regioni

mappa regioni italiane Lombardia Valle D'Aosta Liguria Toscana Lazio Campania Sicilia Sardegna Calabria Puglia Umbria Emilia Romagna Veneto Friuli Venezia Giulia Trentino Alto Adige Marche Abruzzo Basilicata Molise Piemonte

scegli la regione


Seguici su:




linkedin





slideshare



 

Focus

16/9/2009

Torna agli Uffizi il Polittico di Badia di Giotto

Per due settimane nella Galleria si può ammirare l’opera, i cui particolari spiccano nella loro ritrovata nitidezza

Giotto: Polittico di Badia dopo il restauro, Galleria degli Uffizi, Firenze
Giotto: Polittico di Badia dopo il restauro, Galleria degli Uffizi, Firenze

Ritorna nella Galleria degli Uffizi di Firenze, dopo essere stato sottoposto a restauro, il Polittico di Badia realizzato da Giotto. Presentata lo scorso 15 settembre nella sala di San Pier Scheraggio del museo, l’opera  sarà visibile per due settimane.

 

L’opera è composta da cinque scomparti a cuspide triangolare: in quello centrale è raffigurata la Madonna col Bambino, a mezza figura; nei laterali, da sinistra, sono rappresentati i Santi Nicola di Bari, Giovanni Evangelista, Pietro e Benedetto, anch'essi a mezza figura, e infine nelle cuspidi all’interno dei tondi i busti di angeli e, al centro, il Cristo benedicente.



Conservato per molti anni nel convento, poi all’interno del Museo dell'Opera di Santa Croce, il Polittico di Badia fu riconosciuto come lavoro eseguito da Giotto da Ugo Procacci che riuscì a ripercorrerne la storia a ritroso nel tempo e documentarne l’effettiva provenienza dalla chiesa di Badia, da cui era stato rimosso con la soppressione napoleonica dei conventi, avvenuta nel 1810. Gli studi di Procacci hanno definitivamente confermato la precedente attribuzione proposta da Henry Thode alla fine dell'Ottocento; come supporto delle ipotesi si ha notizia del Polittico nei Commentari di Lorenzo Ghiberti, in cui l’artista fa riferimento alla tavola dell'altar maggiore di Badia come a un'opera del maestro.



Fra il 1451-1453 il Polittico, secondo il gusto dell'epoca, venne tramutato nell’attuale struttura rettangolare con l'aggiunta di una nuova cornice e di quattro cherubini eseguiti dal pittore Jacopo d'Antonio; questi ultimi elementi non sono più visibili perché rimossi in occasione del restauro del 1958, eseguito da Leonetto Tintori e Alfio Del Serra.



Salvata dall'alluvione del novembre 1966, l’opera è stata successivamente esposta nel Museo degli Uffizi. Dal 2000 si è provveduto a un intervento di manutenzione da parte di Mario Celesia, mentre l’attuale restauro è stato realizzato sotto la guida di Angelo Tartuferi, direttore del Dipartimento Arte dal Medioevo al Quattrocento degli Uffizi a Firenze.

 

«Il lavoro magistrale di esperti scientifici e di restauratori – commenta la soprintendente del Polo Museale Fiorentino, Cristina Acidini – ha rimesso in valore anzitutto le parti originali di una pellicola che non si può non definire in vaste aree disastrata, chinandosi con la medesima amorosa attenzione sui sacri personaggi e sui raffinatissimi ornati che li inquadrano e li esaltano, in un'interpretazione olistica del Polittico in cui tutto, a partire dal supporto ligneo, concorre alla qualità dell'insieme». Dalle parole della soprintendente si deduce che il Polittico è tornato al suo antico splendore; fra i particolari più significativi di nuovo visibili, la ricca veste vescovile e il pastorale dorato del San Nicola, realizzati dal Maestro con fare minuzioso, oltre al gesto vivace e affettuoso di Gesù che afferra una mano e la scollatura della madre.

 

Dalla ricerca dei particolari e della volumetria dei corpi il polittico appare, dopo il recupero, un'opera di grande impegno, in cui il pittore prosegue la “ricerca di corposità e spazialità” delle Storie di San Francesco ad Assisi, arricchendola con un'eleganza e un'attenzione che caratterizzano le opere realizzate nella fase immediatamente successiva al suddetto ciclo di affreschi, come il Crocifisso del Tempio Malatestiano di Rimini o la tavola con le Stigmate di San Francesco del Museo del Louvre a Parigi. Queste motivazioni stilistiche hanno condotto, durante il restauro, a proporre una datazione che si aggira attorno al 1300, periodo che precede la trasferta a Padova per la decorazione della cappella degli Scrovegni.





iconaInserisci un nuovo commento




captcha