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3/12/2009

Un museo all’aperto nel Parco della Mandria

Dopo gli interventi di restauro, la grande tenuta di caccia sabauda, in Piemonte, ha ripreso il suo aspetto originario: sono stati messi in sicurezza gli edifici, eliminate le specie infestanti non autoctone, recuperate le pavimentazioni di Borgo Castello e riallestiti gli appartamenti

Il salotto rosso
Il salotto rosso

Il Parco Regionale La Mandria, un immenso territorio appartenente dal XVI secolo alla corte sabauda, era adibito fin dalla sua nascita a riserva di caccia e punto di soggiorno per il re e la sua corte. Nel XVII secolo, perdurando la sua funzione di “svago” venatorio, fu costruito un sontuoso palazzo che sarebbe divenuto poi il castello della Venaria, vicino Torino. Da quel momento, numerosi furono i mutamenti e gli ampliamenti della costruzione e dell’attiguo parco: con Vittorio Amedeo II fu realizzato un allevamento di cavalli, che diede il nome attuale di “La Mandria” all’intero parco; Vittorio Emanuele II adibì il parco a sua tenuta di caccia privata e furono costruiti vari edifici: il Borgo Castello, la Bizzarria, Le Cascine. Nei primi anni cinquanta del Novecento, la tenuta fu sottoposta a numerosi lavori di ampliamento e di restauro delle strutture già esistenti fino a quando, nel 1978, una legge regionale istituì il Parco.

Passeggiando all’interno della grande area verde si possono ancora notare alcune costruzioni risalenti al periodo medievale, il primo momento di “vita” della grande tenuta. Tali ruderi sono stati inseriti all’interno di un progetto di restauro voluto dall’E nte Parco nel 1995, che prevedeva la realizzazione di un sistema “museale all’aperto” strettamente connesso con la chiesa di San Giuliano, che era stata già sottoposta a una ristrutturazione precedente. Il progetto complessivo, concordato con le competenti Soprintendenze per i Beni Archeologici, Ambientali e Architettonici del Piemonte, ha avuto attuazione con un primo sostanziale lotto di lavori volto principalmente alla conservazione dei manufatti emergenti e alla loro messa in sicurezza ed è stato affiancato da un’indagine archeologica propedeutica alla proposizione delle scelte di restauro operate. L’intervento, essendo il manufatto localizzato in un’area a bosco, ha sostanzialmente previsto l’eliminazione delle specie infestanti non autoctone dell’area di cantiere e una pulizia della vegetazione sull’elevato delle murature.

L’altra area sottoposta all’intervento di restauro è stata quella di Borgo Castello. Situato di fronte all’ingresso del parco, per accedervi è necessario percorrere un sentiero pieno di curve, realizzato con ciottoli, che nasconde l’entrata principale del borgo. La struttura risulta molto complessa, con torrioni laterali e un corpo centrale da cui si aprono due lunghe maniche che danno origine a tre grandi cortili interni. Una grande parte di questo edificio è costituto dagli Appartamenti Reali che conservano ancora il mobilio originario. L’intervento di restauro ha interessato tutta la superficie lignea della pavimentazione presente in sedici ambienti degli Appartamenti. Tutti i pavimenti erano stati realizzati in parquet di legno al tempo della trasformazione del preesistente edificio in residenza privata, voluta da Vittorio Emanuele II. Sono composti da moduli che alternano elementi di noce e ciliegio, a cui in alcuni casi si aggiunge l’a cero, in forme e disegni variabili. La fantasia delle geometrie di ogni sala è simmetrica rispetto alla Sala del Biliardo, posta in posizione centrale. Lo stato di conservazione evidenziava una situazione di degrado in tutte le sale. L’intervento quindi ha mirato a ridare nutrimento e protezione alle fibre del legno, per affrontare gli effetti dannosi dovuti alla presenza di insetti xilofagi, ma anche per migliorare la leggibilità delle superfici.

Il cantiere di restauro è diventato occasione di studio e approfondimento: si sono meglio conosciute le tecniche costruttive, individuato le fasi esecutive dei manufatti antichi, scoperto alcuni dettagli finora rimasti nascosti. Tale intervento ha permesso inoltre di ripensare ad un nuovo allestimento di tutte le sale degli Appartamenti e, di riflesso, al grande Salone da Ballo del piano terreno nel torrione sud-ovest. È stata ricostituita la storica Quadreria Reale, definita grazie all’inventario del 1879 ma perduta da tempo a causa di generici spostamenti. Si sono quindi riorganizzate la sale secondo una lettura il più fedele possibile al periodo sabaudo, quando protagonisti della residenza erano Vittorio Emanuele II e Rosa Vercellana. Gli arredi, quasi tutti giunti sino a noi nella loro integrità, sono stati risistemati seguendo l’ordine lasciatoci dalla documentazione d’archivio. Alcuni di essi sono stati smontati e ricollocati in altre posizioni, evidenziando quegli aspetti meno evidenti della cultura vittoriana che fanno del Borgo Castello un unicum tra le residenze dinastiche del territorio regionale.

In rete

Parco La Mandria

La Venaria Reale



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