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22/12/2009

Padova, la Basilica del Santo svela i particolari nascosti

I restauri nella Cappella di Sant’Antonio, con gli interventi contro le infiltrazioni e la ripulitura dai depositi di polveri, riportano alla luce importanti dettagli decorativi

Altorilievo di Antonio Minello e Jacopo Sansovino. Foto di Giuseppe Rampazzo - Archivio fotografico "Messaggero sant'antonio editrice"
Altorilievo di Antonio Minello e Jacopo Sansovino. Foto di Giuseppe Rampazzo - Archivio fotografico "Messaggero sant'antonio editrice"

Dopo circa due anni di lavori, ha riaperto a inizio dicembre a Padova la Cappella dell'Arca nella Basilica di Sant'Antonio. I lavori sono stati voluti dalla Veneranda Arca di Sant'Antonio, l'ente preposto alla conservazione e al mantenimento dell'apparato artistico dell'intera basilica, e sostenuti dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e dal Venetian Heritage. Il progetto è stato di ampio respiro: ha riguardato infatti l'intera Cappella, dalle murature alle opere d'arte fino agli arredi.

I lavori sono iniziati dal consolidamento delle murature che, da sempre sottoposte a infiltrazioni di umidità, avevano assoluto bisogno di un risanamento. Già nel Cinquecento, infatti, le decorazioni “a fresco” presenti sulle pareti della cappella erano state sostituite da marmi e bronzi, più resistenti alle problematiche legate all'acqua, e che ancora oggi si possono ammirare. Tuttavia anche queste opere d'arte, realizzate dal Sansovino, dai Lombardo e da altri maestri del Cinquecento, sono state danneggiate dalla perenne umidità infiltratasi nel marmo, tanto da arrivare a processi di solfatazione e gravi rischi di distacco e di frattura. A questo si aggiungono i danni apportati dagli effetti chimici del deposito di polveri, fumi di candele e di incenso e dalle alterazioni del microclima interno dovute all’afflusso degli oltre quattro milioni di pellegrini che, ogni anno, si recano in visita alla cappella.

I restauri hanno poi interessato la stessa sepoltura del santo, le cui spoglie sono state spostate per l’occasione nell’a ttigua Cappella di San Giacomo. I tecnici, diretti dal professor e dal direttore dei lavori Lamberto Briseghella, hanno potuto andare a fondo con i lavori di pulitura, bloccando i processi di solfatazione e ripulendo i depositi ormai accumulatisi con il tempo. Si sono così riportati alla luce importanti particolari decorativi sconosciuti da sempre.

Un’ulteriore indagine è stata poi condotta sull’apparato devozionale della cappella, a cominciare dai due maestosi candelabri in argento opera del veneziano Giovanni Balbi, alti circa due metri e collocati su due alti basamenti in marmo. I due oggetti sono stati completamente ripuliti da una patina bronzea che li ricopriva e che ne faceva perdere il naturale colore.

A lavori ultimati, la bellezza della cappella risalta ulteriormente anche grazie a un elevato impianto illuminotecnico che riesce perfettamente a calibrare la necessità di raccoglimento dei fedeli con una piena visibilità delle opere d’arte presenti al suo interno.

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