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20/12/2010

INTERVISTA

Ester Capuzzo: il Risorgimento degli ebrei, "il sogno di una patria di uomini liberi e uguali"

La storica, docente all’Università di Roma “La Sapienza”, parla dell’integrazione tra il movimento ebraico di emancipazione civile e il processo di unificazione nazionale dell’Italia


di Gianluca Pacella

Ester Capuzzo
Ester Capuzzo

All’immagine consueta del Risorgimento  come movimento per il riscatto e l’indipendenza nazionale, dobbiamo affiancare quella meno nota, ma non per questo meno incisiva, di un movimento di emancipazione civile e sociale  degli ebrei  presenti nella penisola. Di qui l’a desione di molti ebrei agli  ideali politici di libertà diffusi dal Risorgimento e la consapevolezza, soprattutto nelle generazioni protagoniste dell’esperienza emancipatrice rivoluzionaria e napoleonica, che l’unico modo per raggiungere l’uguaglianza di diritti perduta con la Restaurazione fosse quello di inserire la questione della condizione ebraica nel più ampio quadro delle esigenze di rinnovamento politico dell’intera società italiana. Di qui una progressiva partecipazione ebraica alle logge massoniche, alla carboneria, alle vicende risorgimentali  e alle spinte rivoluzionarie ad esse sottese. A parlarci del grande attivismo degli ebrei italiani è Ester Capuzzo, professoressa ordinaria di storia contemporanea presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università “La Sapienza” di Roma e autrice del volume Gli ebrei italiani dal Risorgimento alla scelta sionista.

Professoressa Capuzzo, che Italia sognavano gli ebrei al momento dell’unità nazionale?

«Condividendo incondizionatamente le finalità e gli obiettivi dei patrioti italiani e lottando insieme con essi per il raggiungimento della libertà italiana, sognavano una patria che desse loro dignità di uomini liberi e uguali. Nel paradigma risorgimentale, fondato su un’opzione liberale, democratica e laica, essi legavano, infatti, la rivendicazione dei diritti di libertà ed eguaglianza alla libertà della nazione, prefigurando un insieme omogeneo senza differenziazioni interne, sociali e religiose».

Qual era il peso sociale degli ebrei nell’epoca risorgimentale?

«La loro  condizione era molto diversificata a secondo dell’appartenenza a uno o all’altro degli Stati preunitari, determinando disomogeneità e differenze che si riflessero anche sul processo di emancipazione. Il peso sociale effettivo dagli ebrei nei primi decenni del XIX secolo è ancora in parte da definire, anche se risultano sperequazioni di ricchezze nelle singole comunità e contributi di investitori ebrei ai processi di rinnovamento economico della società circostante».

Come erano distribuiti geograficamente gli ebrei sul territorio della penisola?

«Non erano presenti in tutta la penisola. La presenza di comunità ebraiche era diffusa nell’I talia settentrionale e centrale e precisamente nel Regno di Sardegna, nel  Veneto, nei Ducati di Parma, Piacenza, Guastalla, nei Ducati di Modena e Reggio, nello Stato Pontificio e nel Granducato di Toscana. Nell’Italia meridionale e in Lombardia la loro cacciata agli inizi dell’età moderna dai domini spagnoli aveva determinato da secoli la irrilevabilità di presenze ebraiche».

Quali furono le personalità di spicco nella fase risorgimentale?

«Diversi furono coloro che si distinsero nelle lotte risorgimentali. Come non ricordare in primis gli ebrei aderenti agli ideali di Mazzini, uno dei protagonisti del nostro Risorgimento più vicino all’anima ebraica, come i fratelli Angelo ed Emilio Usiglio (il primo dopo il fallimento della congiura estense di Ciro Menotti lo avrebbe seguito nell’esilio a Londra divenendone segretario, ma anche vicini a Mazzini si segnalano i Rosselli e i Nathan) o David Levi, figura di spicco dell’ebraismo piemontese. E ancora Isacco Artom, segretario di Cavour, o Leone Pincherle, che divenne durante la Repubblica Veneta del 1848-1849 ministro dell’Agricoltura e del Commercio, e Isacco Pesaro Maurogonato, che fece parte della stessa compagine repubblicana come ministro delle Finanze e del Commercio. Nella Repubblica Romana del 1849 vanno ricordati, invece, Salvatore Anau e Leone Carpi, i due deputati ebrei alla Costituente, e Samuele Alatri che sedette nel consiglio municipale di Roma.  Ma tanti altri se ne potrebbero ancora citare come Giuseppe Finzi, coinvolto nella congiura di Mantova, i fratelli  Sansone e Alessandro D’Ancona, quest’ultimo futuro professore a Pisa,  i giornalisti Tullio Massarani e Giuseppe Revere, i banchieri Todros e Treves de’ Bonfils, che finanziarono economicamente i moti risorgimentali, e i tanti noti e meno noti che combatterono le campagne militari del Risorgimento».

In che modo gli ebrei parteciparono e a quali gruppi di patrioti italiani erano legati?

«Aderirono sin dalla prima ora ai moti risorgimentali sia in forma diretta, imbracciando le armi, che come fiancheggiatori, contribuendo, ad esempio, alla distribuzione della stampa clandestina. La loro presenza si rileva sin dalla congiura di Fratta Polesine del 1819 e la loro partecipazione al Risorgimento, che si estrinseca anche, come già rilevato, nell’adesione alla Carboneria, alle Logge massoniche e alla Giovane Italia, si svolse in un crescendo culminante nei fatti del 1848 e proseguito poi sino alla liberazione di Roma nel 1870. Da un punto di vista ideologico furono repubblicani, democratici, moderati. Molti furono vicini a Mazzini, altri parteciparono alla spedizione di Garibaldi».

Quali risultati sociali ottennero dall’adesione alle lotte risorgimentali?

«Il compimento dell’unità nazionale significò l’estensione di un processo di emancipazione che avviato dal Regno subalpino si estese poi a tutte le realtà territoriali entrate via via a far parte del Regno d’Italia, determinando una progressiva integrazione degli ebrei nella società maggioritaria e a la loro assimilazione a un sistema di valori imposti dalla patria italiana, tendente a renderli “più uguali” e, insieme, facendoli apparire “più nazionali”, ma in sostanza alterando sino a configgere e a comprimere l’identità ebraica. Tutto ciò mentre continuavano nello Stato liberale manifestazioni aperte o striscianti di antisemitismo».




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