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25/2/2016

Maurizio Mochetti, l'opera d'arte come percezione ed esperienza

Dal 25 febbraio al 2 aprile, la Galleria Giovanni Bonelli di Milano, in sinergia con la galleria Furini Arte Contemporanea di Arezzo, organizza la retrospettiva di Maurizio Mochetti (Roma, 1940), una voce di grande originalità nel panorama dell’arte concettuale italiana e internazionale. Il percorso espositivo offre un viaggio nel suo universo creativo, partendo dalle riflessioni sullo spazio sensibile degli ultimi anni Sessanta e arrivando alle più recenti analisi dei materiali della contemporaneità: i laser, le luci al neon, le plastiche, i polimeri sintetici. A introdurre l’esposizione è il Cono del 1967, pezzo che anticipa l’esordio di Mochetti sulla scena romana, una dichiarazione di poetica con cui l’artista sfida la percezione dello spazio da parte del pubblico, manipolando il senso della prospettiva e uscendo dai paletti imposti dall’opera d’arte tradizionale. L’installazione dialoga, infatti, a tal punto con l’ambiente che la circonda da rendere quest’ultimo partecipe dell’opera stessa. Proprio il concetto di percezione e di esperienza – individuale e collettiva – dell’opera d’arte sono centrali nel lavoro dell’artista, che approfondisce in campo estetico e formale le intuizioni portate dalle teoria della Gestalt nel campo della psicologia sociale. Diventa così determinante, per Mochetti, affrontare i meccanismi mentali e cognitivi con cui ci si rapporta all’opera d’arte, usando come chiave di lettura quella, smitizzante, dell’ironia e del gioco: è il caso della serie di lavori degli anni Ottanta esposti nella mostra milanese e ispirati ai modellini di Bachem Natter BA 349 B-1944, l’aereo-razzo a decollo verticale progettato in Germania alla fine della Seconda Guerra Mondiale e mai usato in azioni belliche; un vero e proprio oggetto feticcio, che liberato dai vincoli della propria funzione si carica di una affascinante significato allegorico.

 




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